RICICLAGGIO RECICLAGGIO MATERIALI SMALTIMENTO RIFIUTI RACCOLTA DIFFERENZIATA ALLUMINIO LATTINE
L’industria europea dell’alluminio vive una fase complessa, stretta tra una geopolitica commerciale sempre più aggressiva e costi strutturali che rischiano di soffocare il comparto a valle. A spiegare le urgenze del settore è Mario Conserva, segretario generale della Federazione Europea Consumatori Alluminio (Face), che in un’intervista a GEA invita Bruxelles a intervenire con una strategia più pragmatica e meno difensiva.
Secondo Conserva, poiché i dazi statunitensi su alluminio e derivati sono “ormai un dato di fatto consolidato”, l’Unione europea dovrebbe cambiare approccio agendo sulle leve che sono sotto il suo diretto controllo. La priorità assoluta è “l’azzeramento dei dazi sull’importazione di alluminio primario”. Mantenere barriere tariffarie interne sull’import di metallo grezzo, infatti, “significa solo limitare la competitività dei trasformatori europei, senza reali benefici industriali o geopolitici”.
La misura, inoltre, grava pesantemente sulle Pmi, ovvero il cuore pulsante del settore: il segmento a valle rappresenta oltre l’80% della forza lavoro e il 70% del fatturato dell’intera filiera. Senza una riduzione dei dazi sul grezzo da Paesi terzi, avverte l’esperto, le Pmi resterebbero schiacciate “tra l’aumento dei costi della materia prima e una concorrenza extra-Ue che gode di condizioni d’accesso decisamente più vantaggiose”.
Un altro problema riguarda la carenza di materia prima secondaria. Ogni anno, sostiene Conserva, l’Europa esporta circa 1,2 milioni di tonnellate di rottami di alluminio, una fuga di risorse che il segretario generale definisce come una “reale sottrazione” all’industria locale. La proposta di Face a Bruxelles è quindi di riconoscere ufficialmente i rottami di alluminio come materia prima critica. “È essenziale che si valutino opportuni vincoli regolatori all’export”, avverte Conserva. In caso contrario, l’Europa rischia di perdere uno dei suoi pochi vantaggi competitivi rimasti, disperdendo non solo il metallo ma anche il lungo patrimonio di competenze tecniche accumulato negli anni.
Infine c’è il tema della transizione ecologica. Nonostante la sostenibilità sia l’obiettivo dichiarato dell’Ue, infatti, il contesto attuale rischia di renderla insostenibile economicamente. Con la produzione di alluminio primario in Europa ai minimi storici e i costi energetici fuori controllo, l’alluminio “green” rischia di trasformarsi in un “lusso industriale” per pochi, sostiene Conserva. Il futuro dell’alluminio in Europa, sostiene Face, non può quindi prescindere da una visione d’insieme che tuteli l’intera catena del valore. La sfida per la Commissione europea è ora chiara: azzerare i dazi sul primario, blindare le riserve di rottame e calmierare i costi energetici per evitare che il settore europeo venga definitivamente tagliato fuori dai mercati globali.
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