Ci risiamo: bomba di Trump sui dazi all’Europa. Strategia o fa sul serio?

Ci risiamo. In un tranquillo (si fa per dire) venerdì di metà maggio, Donald Trump sgancia l’ennesima bomba dei dazi: 50% dal mese di giugno nei confronti dei Paesi europei. Che sono brutti, cattivi, bla bla bla… Il refrain è il solito e le conseguenze sui mercati, che sono ipersensibili anche agli starnuti delle formiche, sono parimenti le solite: i listini vanno a picco, lo spread riparte, l’allarme genera panico, l’oro tocca vette inimmaginabili. Solo gas e, soprattutto, petrolio non fanno una piega perché al presidente degli Stati Uniti, adesso, va bene che i prezzi stiano bassi per gli affari che deve portare avanti e per una certa Russia da mettere all’angolo.

Allo stato dell’arte è difficile stabilire se questa volta Trump farà sul serio o se sarà la solita minaccia che genera un po’ di confusione prima della consueta marcia indietro, però su una cosa rischia di avere ragione: trattare con l’Europa non porta a nulla. O, per lo meno, non ha portato a nulla, a differenza dell’interlocuzione con la Cina che ha generato in tempi abbastanza brevi un’intesa su larga scala. Ora, è vero che la Ue non è il gigante di Pechino e che, per raccontarla con un’immagine è una nobile decaduta, ma probabilmente qualcosa di più e di diverso a Bruxelles dovrebbero inventarsi. Per il momento siamo all’apertura (al dialogo) con minacce (di ritorsioni) annesse.

Quella per presidente Usa, che è uno dei più bravi direttori commerciali del Pianeta, è una tattica che fino adesso ha prodotto spaventi (agli altri) e qualche vantaggio (a lui e al suo Paese, alla prese con un debito da vertigini). La bomba di Donald è arrivata paradossalmente il giorno dopo in cui il ministro Giancarlo Giorgetti, chiacchierando al Festival dell’Economia di Trento, aveva pronosticato un accordo al 10% in perfetto stile British. Già, perché Trump ha siglato un’intesa rapida anche con il Regno Unito e con mister Starmer.

Dubitiamo che l’inquilino della Casa Bianca abbia risposto al nostro ministro dell’Economia, però è certo che con lui non bisogna mai dare nulla per scontato. Come è abbastanza singolare che dopo una serie di annunci sempre smentiti dai fatti, i mercati cadano subito in preda al panico, legittimando speculazioni a molti zeri. Come è curioso constatare che i medesimi stati di angoscia non si siano sollevati per i nuovi dazi imposti dalla Ue alla Russia su fertilizzanti e prodotti. Dazi che andranno a impattare pesantemente sull’agricoltura. Tanto per capirsi, la tassazione extra passerà per alcuni fertilizzanti a base di azoto dal 6,5 a quasi il 100% per un periodo di tre anni, con ovvie ricadute economiche. E dire che il valore stimato del traffico commerciale è di circa 1 miliardo e mezzo di euro, insomma qualche mal di pancia doveva pur venire a qualcuno e invece niente. Forse perché ci sono dazi e dazi. O no?

Vittorio Oreggia

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