Fare in modo che la Cop28 non diventi un’altra conferenza inutile

Domanda pleonastica: com’è andata a Sharm eh Sheikh? Bene non benissimo, per usare un giro di parole. Del resto, fin dall’inizio la Cop27 si è portata appresso un carico di scetticismo, per non dire di negatività, che lasciava intravvedere poche speranze per il raggiungimento di intese di largo respiro. Non a caso, a parte il documento sul ‘Loss and damage’, poco si è cavato da due settimane di incontri e scontri, là dove le grandi potenze – che sono anche grandi inquinatrici – hanno continuato a difendere i propri interessi e là dove i più deboli hanno continuato a recitare la parte dei più deboli. Come dicevamo, nulla che non fosse stato messo in preventivo, anche perché nazioni super inquinate e super inquinanti (vedi alla voce India) non si sono nemmeno presentate alla convention egiziana che, in assoluto, si è rivelato un palco sfiatato per gli annunci roboanti. Forse solo Lula, che da gennaio tornerà ad occupare la carica di presidente della repubblica federativa del Brasile, ha dato un po’ di slancio alle illusioni con il suo piano per arrivare alla deforestazione zero. Ma tra preservare l’Amazzonia nelle chiacchiere e poi farlo davvero c’è ancora un bel pezzo di strada da fare. L’altra domanda, meno pleonastica, rischia di suonare un po’ sorda: ma ne vale davvero la pena organizzare eventi come questi? Cioè, dopo il fiasco della Cop26 e quello della Cop27, ha ancora un senso mobilitare mezzo mondo per ritrovarsi con briciole tra le mani? A breve comincerà la Cop15, in Canada, sulla biodiversità: lì forse qualcosa di più si potrà raggiungere, ma la sensazione che uno sforzo enorme partorisca qualcosa di impercettibile sta prendendo il sopravvento. Forse andrebbe cambiata la formula, l’impostazione della Cop28. Ma come? Dando priorità alla scienza e allo studio degli scienziati non per due settimane – ovvero la durata dell’evento organizzato dalle nazioni unite- ma durante un anno, coinvolgendo non solo i leader mondiali ma anche i grandi gruppi che gestiscono la finanza e i grandi gruppi industriali. Insomma, non si tratta di allargare il campo, che è già largo a sufficienza, ma di selezionare meglio gli attori protagonisti con il supporto della scienza. E, soprattutto, senza generare illusioni.

Vittorio Oreggia

Recent Posts

Iran, Gb: Oltre 40 Paesi in coalizione per riaprire Hormuz

"Paesi di tutto il mondo sono determinati a usare ogni possibile misura diplomatica, economica e…

5 ore ago

Iran, Trump: Faccia accordo prima che sia troppo tardi

"E' ora che l'Iran faccia un accordo prima che sia troppo tardi e che non…

5 ore ago

Libano, razzo sulla base italiana Unifil: nessun ferito

Questo pomeriggio un razzo, la cui origine è ancora in fase di accertamento, ha colpito…

6 ore ago

Carburanti, Mit: Salvini al lavoro per evitare speculazioni su prezzi durante Pasqua

Il vicepremier e ministro delle Infrastrutture e Trasporti Matteo Salvini in queste ore è al…

6 ore ago

Iran, Teheran: Con Oman protocollo per monitorare transito a Hormuz

L'Iran sta elaborando un protocollo con l'Oman per monitorare il traffico nello Stretto di Hormuz,…

6 ore ago

Fs torna in utile nel 2025 di 30 milioni, record di ricavi (17,3 miliardi) e investimenti

Il Gruppo Fs chiude in 2025 con il ritorno all'utile per 30 milioni di euro…

7 ore ago