Trump lancia ‘D-Day’ economico contro Iran. Bessent: “Sarà più grande isolamento della storia”

Un “D-Day economico” e un “isolamento su scala senza precedenti”. Nel pieno dello stallo dei negoziati, il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, tira fuori il suo (presunto) asso dalla manica, annunciato nei confronti dell’Iran l’operazione economica “più devastante mai intrapresa contro qualsiasi Paese”. “Nessuno ha offerto alla Repubblica Islamica dell’Iran un’opportunità maggiore della mia per raggiungere un accordo. Tragicamente, per loro, non sono riusciti a coglierla”, scrive su Truth il repubblicano, senza spiegare però in cosa consisterà la sua nuova strategia. Un’azione che per diversi media americani è frutto della consapevolezza che gli Usa, in Iran, non stanno affatto vincendo, anche se Trump ripete da tempo che “la loro marina è stata annientata, la loro aviazione è distrutta, le loro fabbriche militari sono ormai ridotte a macerie, la loro valuta è priva di valore e il loro Paese pende da un filo”. Il presidente degli Stati Uniti, però, si spinge oltre: “Qualsiasi Paese che consenta alle proprie istituzioni finanziarie, alle imprese, agli aeroporti o agli enti governativi di fornire qualsiasi tipo di sostegno all’Iran – spiega – dovrà affrontare a sua volta enormi conseguenze economiche”. Contrabbando di petrolio, linee di scambio, trasferimenti di contanti, agenzie di cambio, registri navali, società di copertura: “Tutto questo deve cessare subito. Sapete bene chi siete. Questo sarà un D-Day economico”. Infine, un appello: “Abbiamo bisogno che tutti i nostri alleati si schierino al fianco degli Stati Uniti d’America per isolare e sconfiggere la minaccia iraniana. Questi maniaci sono alle corde, e queste misure storiche li paralizzeranno e comprometteranno la loro capacità di seminare il terrore in tutto il mondo. L’Iran non avrà mai un’arma nucleare”.

Se esercitiamo la massima pressione economica, ciò significa che probabilmente non ci sarà una ripresa delle operazioni militari su larga scala“, spiega il segretario al Tesoro Scott Bessent intervistato dalla Cnbc. “Sarà il più grande isolamento economico coordinato nella storia del mondo“, fa eco, annunciando una conferenza stampa in programma lunedì per “spiegare esattamente cosa faremo”. Bessent anticipa anche la linea che Washington intende imporre agli alleati: “Siete con noi o contro di noi“. E avverte che chi continuerà a fare affari con l’Iran, trasferendo denaro, acquistando il suo petrolio o effettuando trasferimenti via mare, sarà colpito direttamente dal Tesoro e dal governo degli Stati Uniti. Secondo Bessent, la nuova strategia sarà inoltre una sorta di “uno-due“: “Abbiamo il blocco navale e avremo le sanzioni più dure della storia“. Il segretario al Tesoro ha quindi affermato: “Faremo crollare questo regime“.

L’annuncio arriva mentre la guerra contro l’Iran si avvicina al sesto mese, senza che gli Stati Uniti abbiano finora ottenuto una vittoria diplomatica o militare. L’economia iraniana avrebbe subito una contrazione durante il conflitto, mentre l’inflazione ha raggiunto livelli storicamente elevati. Alcuni esperti, tuttavia, invitano a non dare per scontato un imminente collasso dell’economia iraniana. Le dichiarazioni di Bessent hanno inoltre sostenuto i prezzi del petrolio. Il Brent ha superato i 94 dollari al barile, mentre il Wti è stato scambiato oltre 88 dollari, con entrambi i benchmark ai massimi dal 24 luglio e al quinto rialzo consecutivo. Intanto, lo Stretto di Hormuz continua a rappresentare un punto di pressione per Teheran. Prima della guerra, attraverso il passaggio transitava circa il 20% del commercio mondiale di petrolio. I transiti delle petroliere restano fortemente ridotti nonostante l’aumento della pressione da parte degli Stati Uniti e di altre potenze regionali. Gli Emirati Arabi Uniti hanno inoltre annunciato mercoledì lo stop a tutti gli scambi con l’Iran dopo nuovi attacchi missilistici.

La replica di Teheran è arrivata a stretto giro. Per il ministro degli esteri, Abbas Araghchi, il cosiddetto D-Day economico “è un diversivo per distogliere l’attenzione dalla crisi americana: un debito senza precedenti e costi degli interessi alle stelle. Insistere su politiche fallimentari non farà altro che portare a ulteriori sconfitte e all’inimicizia degli iraniani”. In una successiva dichiarazione, il ministero degli Esteri iraniano ha condannato le nuove sanzioni statunitensi definendole un esempio di “terrorismo economico” e un “crimine contro l’umanità“. Secondo Teheran, la politica americana di pressione e sanzioni è già stata sperimentata e si è rivelata fallimentare. Il ministero sostiene che le nuove misure non intaccheranno la determinazione dell’Iran a difendere “indipendenza, dignità e sovranità nazionale” e accusa Washington di proseguire una politica “illegale e disumana“.

Tags:
, , ,
Donald Trump Usa

Ft: “Teheran pronta a colpire l’Europa in caso di nuova escalation”. Nato: “Preparati ad affrontare qualsiasi minaccia”

I negoziati per porre fine alla guerra tra Stati Uniti e Iran rimangono in una fase di stallo, dopo che il presidente americano Donald Trump ha dichiarato che non sono in corso né programmati colloqui e ha ribadito che il blocco marittimo statunitense contro Teheran resta in vigore. Soltanto lunedì il tycoon  aveva annunciato – smentito a stretto giro da Teheran – che era in corso un dialogo con i Pasdaran. Per il Qatar i mediatori attendono un accordo bilaterale tra Iran e Oman sullo Stretto di Hormuz prima di riprendere i colloqui più ampi tra Teheran e Washington.

Dopo la scadenza dei 60 giorni di tregua – conclusi lunedì – la situazione in Medioriente resta caldissima. A gettare benzina sul fuoco è, ancora una volta il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, che sul suo social network Truth ha pubblicato una cartina geografica, nella quale è stato cerchiato lo Stretto di Hormuz e, sopra, compare la scritta ‘Nuovo territorio Usa’. Una provocazione che ha scatenato la replica immediata di Teheran: “Presto la sua illusione riguardo allo Stretto di Hormuz verrà corretta, oppure saremo noi a correggere le illusioni di quest’uomo”, ha scritto su X il viceministro degli Esteri iraniano Kazem Gharibabadi ripubblicando il post del repubblicano.

Nel frattempo, il presidente del Parlamento iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf ha accusato gli Stati Uniti di “fare pressione” su Teheran per ottenere concessioni. “Gli americani pensano che esercitando maggiore pressione sull’Iran otterranno concessioni che non erano previste dall’accordo”, ha affermato.

La tensione resta altissima, anche alla luce delle indiscrezioni pubblicate dal Financial Times. Secondo fonti interne, l’Iran sarebbe pronto a colpire obiettivi militari in Europa nel caso in cui  Trump intensificasse la guerra. Per il quotidiano economico le forze iraniane avrebbero valutato la possibilità di attacchi contro obiettivi statunitensi nell’Europa sudorientale, inclusa la Bulgaria, che il mese scorso ha autorizzato l’utilizzo della base aerea di Bezmer da parte di aerei cisterna statunitensi. Secondo le fonti anche Cipro potrebbe essere tra gli obiettivi. Un’altra fonte ha dichiarato che l’Iran non porrà “alcun limite” alla sua risposta a un’azione militare statunitense. “Questo è anche un messaggio all’Europa: può ricevere missili, quindi dovrebbe sapere quale posizione deve assumere in questa guerra”, ha affermato una fonte interna al Ft. “Un errore molto grave, come colpire le nostre infrastrutture, potrebbe far sì che la guerra si estenda oltre la regione e raggiunga l’Europa”, ha aggiunto. Ma la Nato è pronta ad affrontare qualsiasi minaccia e adotterebbe le misure necessarie per difendere tutti i suoi membri, riferisce un funzionario dell’Alleanza. “Il nostro assetto di deterrenza e difesa è forte ed efficace”, afferma, citando quattro episodi in cui la difesa aerea della Nato ha intercettato missili lanciati dall’Iran verso la Turchia, a riprova delle capacità dell’alleanza.

E da Teheran arriva anche un avvertimento ai Paesi del Golfo. Ali Abdollahi, capo di stato maggiore delle forze armate iraniane, ha messo in guardia gli stati della regione dal fornire assistenza all’esercito statunitense, affermando che nulla è “nascosto ai nostri occhi”. In una dichiarazione diffusa dall’agenzia di stampa iraniana Fars, Abdollahi ha affermato che la presenza di così tanti velivoli militari, in particolare aerei cisterna, nelle basi regionali sarebbe difficile da spiegare senza che i paesi ospitanti ne siano a conoscenza. “Avvertiamo: qualsiasi aiuto e agevolazione all’esercito aggressivo statunitense equivale a una partecipazione alle forze militari Usa”, ha dichiarato Abdollahi.

Iran, Teheran nega riavvio negoziati con Usa. Trump: “Blocco navale fino ad accordo o resa totale”

Da un lato c’è Donald Trump , che ha annunciato per oggi la ripresa dei negoziati con l’Iran. E, dalla parte c’è Teheran che smentisce le parole del presidente degli Stati Uniti. In mezzo, il nodo dello Stretto di Hormuz.

In un post su Truth, Trump ha affermato che “nulla entra in Iran” senza l’approvazione americana, a causa del blocco navale, e che “nulla entrerà senza un accordo o una resa totale”. Il presidente americano ha attaccato la leadership iraniana, definendola “incredibilmente ipocrita”. “Chiedono un incontro – alcuni direbbero che lo stanno ‘implorando’; i colloqui sono iniziati, altri sono previsti per l’immediato futuro, eppure affermano, apertamente e con orgoglio, di non avere alcuna discussione, che non c’è nulla sul tavolo e che trattano solo con l’Oman”, ha scritto Trump. Questa esternazione arriva poche ore dopo che l’Iran ha dichiarato di non star negoziando “con gli Stati Uniti in questo momento”, poiché i negoziati tra i due Paesi rimangono in una fase di stallo.

Secondo Teheran, le discussioni con il Sultanato dell’Oman sulla sicurezza del traffico marittimo nello Stretto di Hormuz stanno procedendo. Invece di incontrare il suo omologo americano, il Ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi sarebbe partito per il pellegrinaggio dell’Arba’een, una delle più importanti commemorazioni sciite al mondo, secondo quanto riferito dal suo portavoce.

Nella notte Trump ha annunciato di essere stato sollecitato ad annullare l’attacco pianificato da alleati come l’Arabia Saudita, gli Emirati Arabi Uniti, il Qatar e l’Iran. Il principe ereditario Mohammed bin Salman ha avuto una conversazione telefonica con Trump durante la quale ha invitato alla de-escalation del conflitto. Ma oltre ai Paesi del Golfo, ha spiegato Trump, anche l’Iran “ci ha chiesto di fermare gli attacchi. Hanno detto: ‘Vorremmo concludere un accordo adesso’. Sapete, non so cosa dicano perché molte volte mi dicono così e poi escono e affermano: ‘Non sappiamo di cosa stia parlando’. Ovviamente, non vogliono essere attaccati. E sapevano bene quale sarebbe stata la portata dell’attacco perché ne hanno visto i primi segnali”. Anche perché, ha detto il tycoon a bordo dell’Air Force One, gli Stati Uniti stavano pianificando in Iran un attacco “che sarebbe stato il più grande dalla Seconda Guerra Mondiale”. “Sarebbe stato disastroso per loro. E non volevano che lo facessimo. E, francamente, nemmeno l’Arabia Saudita lo voleva”,  ha aggiunto. Dopo l’annuncio del repubblicano di un possibile accordo  il prezzo del petrolio è sceso sotto gli 80 dollari al barile.

In un aggiornamento su X , il Segretario alla Guerra Pete Hegseth ha comunque fatto sapere che gli Stati Uniti sono comunque “pronti all’azione” e “rimangono in stato di allerta, a livelli mai visti dalla Seconda Guerra Mondiale”.

Teheran, come di consueto, ha smentito questa ricostruzione. L’Iran al momento non sta tenendo colloqui con gli Stati Uniti e sta invece negoziando con l’Oman per una rotta sicura temporanea attraverso lo Stretto di Hormuz, ha detto il portavoce del Ministero degli Esteri Esmail Baghaei, secondo quanto riporta Iran International. “Finché gli Stati Uniti continueranno le loro violazioni, naturalmente non ci sarà alcun cambiamento significativo nella situazione nello Stretto di Hormuz”, ha commentato Baghaei, aggiungendo che raggiungere un accordo con l’Oman sulla rotta non è sufficiente per la riapertura dello stretto.
Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha parlato domenica con il suo omologo saudita, il principe Faisal bin Farhan Al Saud, e con il capo dell’esercito pakistano Asim Munir, in un secondo ciclo di colloqui diplomatici nell’arco di 24 ore, secondo quanto riportato dall’emittente statale Press TV.

I dati sul traffico marittimo mostrano oggi un rallentamento delle attività nello Stretto in seguito a segnalazioni di attacchi a imbarcazioni. Tuttavia, più a sud, due petroliere cariche di petrolio saudita hanno attraversato lo stretto di Bab el-Mandeb durante il fine settimana, nonostante le minacce degli Houthi contro le esportazioni di petrolio saudita nel Mar Rosso.

Confindustria avvisa: “Rincari frenano Pil”. Meloni vede Giorgetti su accise mobili

Gli effetti della guerra in Iran continuano a mordere la carne viva dei cittadini. Soprattutto il prezzo dei carburanti è il vero assillo dei consumatori, in particolare in questa stagione estiva, nel pieno del periodo delle partenze per le vacanze. Almeno chi può permettersele.

Ad oggi, l’osservatorio dei prezzi del Mimit registra un nuovo incremento in modalità ‘self service’ lungo la rete stradale nazionale, dove la benzina arriva a quota 1,968 euro al litro e il gasolio a 2,161 euro. Va anche peggio sulle autostrade: 2,059 euro al litro per la benzina e 2,228 euro per il gasolio. Senza contare che l’energia non accenna a scendere, mettendo in seria difficoltà famiglie e imprese. Tutti campanelli d’allarme che il Centro studi di Confindustria trasforma, insieme agli altri dati, in un allarme sulla crescita, perché “inizia male il terzo trimestre” del 2026.

Il rischio, molto concreto secondo gli industriali, è che “dopo aver già frenato il Pil italiano nel secondo trimestre, gli impatti della guerra si allungano ora anche sul terzo. L’inflazione resterà alta per un po’ e il canale del credito si sta irrigidendo. L’industria perde colpi dopo mesi di shock e gli investimenti frenano. I servizi si stabilizzano, grazie al rapi, do recupero del turismo estero, ma non crescono”. Il quadro è preoccupante, perché rallentano anche gli investimenti delle aziende: “Nonostante l’aumento finora moderato dei tassi (3,67% a maggio, da 3,33% a febbraio), i prestiti alle imprese accelerano (+3,5% annuo); però, sono alimentati dalla domanda di liquidità per le bollette energetiche, meno per investimenti”.

In questo scenario, però, Elettricità Futura ci tiene a rimarcare un punto che non è di poco conto. “Lo studio, concentrandosi sugli effetti dei rialzi di petrolio e gas in seguito alla crisi Hormuz e alle ricadute sull’economia italiana, riporta che ‘i prestiti alle imprese accelerano (+3,5% annuo)’ segnalando che essi ‘sono alimentati dalla domanda di liquidità per le bollette energetiche’. Il riferimento alle bollette è fuorviante, in quanto equivoco”, perché “non sono neppure citate nello studio e non sono al centro della crisi congiunturale che è invece influenzata dal rialzo delle materie prime. Parlare genericamente di bollette, che l’opinione pubblica associa per lo più alla spesa elettrica, rischia di alimentare confusione e disinformazione”, ammonisce Ef.

Le opposizioni attaccano il governo che non ha più rinnovato la misura del taglio delle accise, ma anzi aspetta l’attivazione del meccanismo delle accise mobili, che è automatico dopo un periodo di due mesi di osservazione delle oscillazioni dei prezzi. “Secondo Confesercenti il rincaro dei carburanti a luglio e agosto determina una maggiore spesa per le famiglie di 700 milioni di euro – attaccano dal Pd Francesco Boccia, Chiara Braga e Nicola Zingaretti -. Di fronte ai rincari in tutta Italia e prezzi che hanno ormai abbondantemente superato i due euro il governo si è arreso, ha gettato la spugna. Non sa come muoversi ed è in totale imbarazzo”. Duro anche Giuseppe Conte: “Incredibile, lasciano ancora gli italiani soli – punge il leader M5S -. Sono usciti dal Consiglio dei ministri a mani vuote: zero interventi sui prezzi dei carburanti che schizzano oltre 2 euro al litro”.

La risposta di Palazzo Chigi è ‘work in progress’, nel senso che, come riferiscono fonti di governo, la premier, Giorgia Meloni, ha avuto oggi un confronto con il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, sulla situazione economica generale, con un focus specifico proprio sui carburanti. “L’esecutivo – viene riferito – sta approfondendo le possibili iniziative da adottare, anche con riferimento all’eventuale attivazione del meccanismo delle accise mobili”.

In effetti in Cdm un provvedimento sul tema c’era, ma si tratta della riforma del sistema degli impianti, inserito nel ddl Concorrenza. Una misura molto attesa dagli operatori del settore, che finalmente esultano “dopo essere stati vilipesi e additati alla pubblica opinione come dei ‘furbetti’ e i veri ed unici responsabili delle speculazioni e dei prezzi dei carburanti più alti d’Europa”, fanno sapere Faib Confesercenti e Fegica. “E’ un successo politico che una categoria di lavoratori e di piccolissime imprese hanno saputo conquistare”.

Una soddisfazione condivisa anche dal ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, che sottolinea: “La riforma introduce regole più certe e maggiori tutele per i gestori. Vogliamo – conclude – una rete più efficiente e moderna”.

Donald Trump Usa

Iran, retromarcia di Trump: niente tassa del 20% sullo Stretto, ma accordi commerciali con Paesi Golfo

“L’America sta vincendo di nuovo, vincendo come mai prima d’ora”. Nel pieno di una nuova ondata di attacchi in Iran, il presidente Usa, Donald Trump, torna a usare toni trionfalistici, esaltando “la straordinaria potenza delle Forze Armate degli Stati Uniti” grazie alla quale “il petrolio scorre come mai prima d’ora”. La potenza militare di Teheran, spiega durante l’incontro con il premier iracheno Ali al-Zaidi alla Casa Bianca, “è solo una minuscola frazione di quella che era appena quattro mesi fa”.

Lo Stretto di Hormuz, su cui si gioca buona parte della partita in Medioriente, è aperto alle navi di tutti i Paesi, assicura il repubblicano, tranne a quelle iraniane “a causa della loro leadership bugiarda, violenta e malvagia, che li sta conducendo sulla strada della totale distruzione”, dice, spiegando che gli Usa imporranno “un blocco completo”, ma solo “alle navi in ​​arrivo e in partenza dai porti iraniani, o che trasportano merci di provenienza iraniana”.

Trump, di fatto, fa marcia indietro su una proposta avanzata lunedì, ovvero quella di imporre un pedaggio del 20% alle navi che transitano nello Stretto. “Sulla base di colloqui estremamente produttivi con i leader del Medioriente, ho deciso di sostituire la tassa di rimborso del 20% agli Stati Uniti con accordi commerciali e di investimento che i vari Stati del Golfo stipuleranno con gli Stati Uniti stessi”, annuncia, spiegando essere stato contattato direttamente dai leader della regione dopo aver lanciato la proposta. “E in realtà la cosa mi piace – spiega – perché non credo che nessuno dovrebbe poter imporre una tassa per lo stretto o per qualsiasi altro rapporto di questo tipo in altre parti del mondo. Ma lo stavamo facendo a titolo di rimborso”. In cambio, quindi, gli Stati del Golfo “investiranno una somma enorme di denaro negli Stati Uniti, e questo mi ha fatto molto piacere”.

Per Teheran il nuovo blocco dello Stretto è da attribuire a “guerre, malvagità e aggressioni americane”. Rispettare i diritti del popolo iraniano, dice il portavoce dell’esercito iraniano, il generale di brigata Mohammad Akraminia, è l’unica via per aprire lo Stretto. Circa 180 deputati del parlamento iraniano hanno firmato una dichiarazione in cui chiedono vendetta per i loro “martiri” iraniani e la cessazione di ogni forma di intesa o negoziato con gli Stati Uniti..

Sul fronte dei combattimenti, è stata di nuovo una giornata difficile. Una compagnia di navigazione norvegese ha annunciato che una delle sue petroliere è stata attaccata al largo dell’Oman nelle prime ore di questa mattina. Stolt-Nielsen ha dichiarato che la Stolt Magnesium è stata colpita nel Mar Arabico all’incirca nello stesso momento in cui due petroliere degli Emirati Arabi Uniti sono state colpite da missili da crociera iraniani. Un membro dell’equipaggio è rimasto ucciso e diversi altri feriti. I media iraniani hanno riferito che missili Usa hanno colpito la città di Bushehr, sede dell’unica centrale nucleare operativa dell’Iran.

Tags:
, ,

Iran, Trump ripristina blocco Hormuz: Prenderemo controllo. Si impenna prezzo gas e petrolio

Si intensifica lo scontro tra Stati Uniti e Iran, con una nuova ondata di attacchi reciproci che accresce la tensione nel Golfo e mette a rischio la sicurezza della navigazione nello Stretto di Hormuz. Nella notte le forze americane “hanno preso di mira i sistemi di difesa aerea iraniani, i radar costieri, le capacità missilistiche e dei droni, nonché piccole imbarcazioni”, come ha riferito il Comando statunitense per il Medio Oriente su X.  Una serie di esplosioni sono state segnalate a Jask, Qeshm, Bandar Abbas e Sirik: il bilancio sarebbe di un morto, secondo fonti locali. “Questi raid vanificano gli sforzi diplomatici”, dice Teheran che rivendica raid sulle basi Usa in Giordania, Bahrein e Kuwait.

Nell’escalation in cui è precipitato nuovamente il Medio Oriente gli occhi del mondo sono puntati sullo Stretto di Hormuz dove prima della guerra, transitava un quinto delle spedizioni mondiali di petrolio e di gas liquefatto. Teheran sostiene che sia chiuso “fino a nuovo ordine”, mentre DonaldTrump e il Comando combattente unificato delle forze armate degli Stati Uniti (Centcom) dicono l’opposto, ossia che “rotte di transito libero” sono accessibili e che Teheran “non controlla lo Stretto”. Anzi, rilancia il presidente americano, sono gli Stati Uniti che “stanno prendendo il controllo dello Stretto”. “Probabilmente saranno gli Stati Uniti a gestire lo Stretto. Se saremo noi a gestirlo, verremo rimborsati. Diventeremo i custodi dello Stretto e verremo pagati per sorvegliarlo”, spiega in un’intervista a Fox News. E in un post su Truth annuncia che lo Stretto è aperto e “rimarrà” aperto “con o senza l’Iran” e che gli Stati Uniti ripristineranno il blocco dei porti iraniani. Il presidente fa sapere anche che gli Stati Uniti inizieranno ad applicare tariffe alle navi che transitano attraverso lo stretto, sostenendo che verrà imposta una tariffa del 20% “per tutti i costi necessari” a garantire la sicurezza delle imbarcazioni.

La querelle ha fatto nuovamente impennare il prezzo dei prodotti dell’energia, con il gas che chiude in forte rialzo (+5%) a 51 euro/MWh e il petrolio in aumento con il Wti che guadagna il 4,51% a 74,63 dollari al barile e il Brent poco sotto i 78 dollari.

Secondo i dati del sito di monitoraggio marittimo Kpler, solo 14 navi – metà delle quali mercantili – hanno attraversato lo stretto domenica, il che suggerisce che la via navigabile non sia completamente chiusa come annunciato dall’Iran. Almeno tre navi mercantili hanno attraversato lo stretto lunedì, sempre secondo Kpler. Tuttavia, il traffico è significativamente ostacolato dai rischi per la sicurezza, dopo che l’Iran ha attaccato un’altra nave sabato e si è scambiato attacchi con gli Stati Uniti in prossimità dello stretto.

Sabato sera la Repubblica islamica ha annunciato di aver chiuso il corridoio marittimo dopo aver esploso un colpo di avvertimento che ha centrato un’imbarcazione in navigazione, battente bandiera cipriota. E ieri ha fermato con la forza una seconda nave, la portacontainer GFS Galaxy, al largo delle coste dell’Oman. Tutte azioni che hanno provocato il terzo e, ieri a partire dalle 23 ora italiana, il quarto round di attacchi degli Stati Uniti in una settimana: secondo i media statali iraniani, i bombardamenti Usa hanno colpito vaste aree dell’Iran occidentale e meridionale, tra cui l’isola di Qeshm e Bandar Abbas, vicino allo Stretto di Hormuz, nonché la provincia del Khuzestan, al confine con l’Iraq. Per la prima volta nell’operazione sono stati impiegati congiuntamente aerei da combattimento, navi da guerra, droni d’attacco aerei monouso e droni marini. Il Centcom ha ribadito che le forze americane resteranno schierate per garantire la libertà di navigazione commerciale, definendo “ingiustificate” le azioni e le minacce attribuite a Teheran.
La risposta iraniana non si è fatta attendere. Le forze armate della Repubblica islamica hanno dichiarato di aver lanciato attacchi con droni e missili contro basi statunitensi in Kuwait, Bahrein e Giordania, in risposta ai raid americani nel sud dell’Iran. Secondo una dichiarazione diffusa dall’esercito iraniano, in Kuwait sarebbero stati colpiti sistemi di difesa Patriot, depositi di munizioni e una postazione radar, mentre in Bahrein gli attacchi avrebbero interessato sistemi di comunicazione e radar statunitensi.

Parallelamente, il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC) ha rivendicato il lancio di missili balistici contro la base aerea statunitense Prince Hassan, in Giordania. L’IRGC sostiene che l’azione sia stata una risposta ai tentativi degli Stati Uniti di far transitare imbarcazioni attraverso quella che definisce una “rotta marittima illegale” nella parte meridionale dello Stretto di Hormuz, accusando Washington di aver successivamente colpito installazioni militari e infrastrutture di telecomunicazione lungo la costa meridionale iraniana Teheran ha inoltre avvertito che eventuali ulteriori attacchi statunitensi provocheranno una risposta ancora più dura, attribuendo agli Stati Uniti e a Israele la responsabilità dell’instabilità nella regione.

Iran: “Italia complice degli attacchi Usa”. Meloni: “Da Rutte ricostruzione semplicistica”

L’Italia accusa il colpo sia da Washington che da Teheran. Se Donald Trump continua a dirsi “deluso” per non aver ricevuto l’ok a un uso senza limitazioni delle basi americane nel Paese, dopo le parole del segretario della Nato l’Iran non si fida più e addita Roma di “complicità negli attacchi”.

Ieri, Mark Rutte ha parlato del supporto ricevuto dai Paesi europei nell’operazione Epic Fury, facendo l’esempio di Roma, che avrebbe fatto decollare dalle basi americane sul suo suolo 500 aerei diretti verso Teheran. “L’Italia e la Romania sono esplicitamente nominate come partecipanti all’aggressione contro l’Iran”, scrive su X il portavoce degli Esteri Esmaeil Baqei, chiedendo spiegazioni sulla “collusione nelle atrocità di massa” commesse “da Stati Uniti e Israele”. Si tratta, sottolinea Baqei, “di una chiara e schiacciante ammissione della complicità attiva della Nato in una guerra di aggressione illegale contro uno Stato membro sovrano delle Nazioni Unite, una flagrante violazione delle norme imperative del diritto internazionale”.

“Non abbiamo partecipato al conflitto in Iran”, chiarisce Giorgia Meloni durante la conferenza stampa del vertice Italia-Francia di Cap d’Antibes. Del resto, evidenzia, “se avessimo partecipato non si spiegherebbe questa delusione che viene reiterata da parte del presidente americano molto spesso”. Gli impegni sono stati rispettati cedendo le basi per attività che “non erano cinetiche, ma che erano di natura logistica e tecnica e quando si sono prospettate delle richieste che esulavano da quel perimetro, noi non abbiamo concesso l’utilizzo”, ribadisce. “Non so dire come sia emersa questa semplicistica ricostruzione, ma in ogni caso – sottolinea la premier – credo che si debba essere prudenti quando si parla di questa materia”.

Il ministro degli Esteri Antonio Tajani telefona all’omologo iraniano Abbas Araghchi per spiegare ancora una volta che l’Italia “non ha mai preso parte ad alcuna iniziativa militare e non ha mai autorizzato l’utilizzo delle basi per azioni di guerra contro l’Iran, nel rispetto più rigoroso dei trattati con gli Stati Uniti”. Nel colloquio, il vicepremier chiede anche che si torni a una piena apertura dello Stretto di Hormuz, favorendo il passaggio di tutte le navi cargo italiane ancora bloccate: “La riapertura dell’ambasciata italiana a Teheran è un forte segnale di dialogo anche in vista della ripresa dei rapporti economici e culturali”, spiega Tajani.

Guido Crosetto richiama politici e stampa a un “senso di responsabilità maggiore” di quello usato negli scontri che non riguardino temi di sicurezza. Perché, denuncia, “le parole a ‘caso’ del Segretario Generale della Nato, inopportune e superflue, amplificate da un approccio politico interno sempre pronto a danneggiare l’Italia pur di colpire il Governo pro tempore, stanno generando una tempesta in un bicchiere d’acqua sul piano interno, ma rischiano di produrre conseguenze ben più serie sul piano internazionale”. Il ministro della Difesa ribadisce che l’Italia ha sempre agito nel pieno e rigoroso rispetto dei trattati internazionali e riferisce che i dati tecnici dimostrano che il numero dei voli transitati nelle basi italiane tra il 28 febbraio, data di inizio dei bombardamenti americani in Iran, e il 23 giugno 2026 “è sostanzialmente in linea con quello degli anni precedenti e, in diversi casi, persino inferiore”.

A Manama intanto il segretario di Stato degli Stati Uniti Marco Rubio vede i ministri degli Esteri dei Paesi del Golfo e parlando con i cronisti ribadisce che Trump è “ovviamente molto turbato perché ritiene che non solo l’Italia, ma anche altri Paesi, in un momento in cui ci trovavamo ad affrontare una minaccia non si siano fatti avanti e non abbiano fatto abbastanza. Non c’erano, l’Italia, purtroppo, è tra questi”.

Iran, Rutte: 500 voli Usa partiti dall’Italia. Crosetto: Messaggio fallace, pronto a riferire

E’ bufera sui voli americani partiti dalle basi italiane verso l’Iran per l’operazione ‘Epic Fury’. Intervistato da Fox News, il segretario generale della Nato, Mark Rutte, parla del sostegno che i membri europei dell’Alleanza Atlantica hanno fornito alle operazioni militari guidate dagli Stati Uniti, facendo il caso dell’Italia: “500 aerei statunitensi sono decollati da basi americane in Italia per supportare l’operazione. Si tratta di un contributo enorme”, sostiene, sollevando però un polverone a Roma.

La premier Giorgia Meloni e il ministro della Difesa Guido Crosetto, in Parlamento, hanno dichiarato di aver concesso un supporto logistico solo per voli tecnici e non cinetici, quelli cioè che avevano il compito di bombardare il Paese. In un primo momento, le parole di Rutte lasciano spazio ad altre interpretazioni, che scatenano l’ira delle opposizioni.

Per il governo risponde il ministero della Difesa, chiarendo che le attività autorizzate rientravano tutte “nell’ambito delle procedure previste dagli accordi esistenti” e che le volte in cui si è prospettata una richiesta che esulava da questo perimetro, “l’Italia non ha concesso l’autorizzazione”. “Sorprende che il Segretario della Nato, che nulla ha a che fare con l’operazione Epic Fury, faccia una ricostruzione che trasmette un messaggio totalmente fallace confondendo la tipologia dei voli autorizzati”, commenta il dicastero, ribadendo che “l’Italia autorizza esclusivamente i voli che sono previsti dai trattati e che escludono totalmente le attività cinetiche”, operando “nel pieno rispetto della Costituzione, dei trattati internazionali, degli indirizzi Parlamentari e degli accordi che regolano la presenza e l’utilizzo delle basi alleate sul territorio nazionale”.

Questo non basta alle opposizioni che chiedono la presenza di Meloni in Aula per chiarire personalmente i fatti. “È un corto circuito gravissimo su cui il governo ha il dovere di fare immediatamente chiarezza. Chiediamo che Giorgia Meloni venga con urgenza in aula a riferire su questa smentita che metterebbe l’Italia nella condizione di aver supportato una guerra palesemente illegale mentendo agli italiani”, tuonano i capigruppo M5S al Senato e alla Camera Luca Pirondini e Riccardo Ricciardi. “O Rutte è un bugiardo o Giorgia Meloni ha mentito al Parlamento e al Paese. A questo punto serve, con urgenza, che la Presidente del Consiglio faccia chiarezza”, fanno eco i presidenti dei gruppi parlamentari del Pd Francesco Boccia e Chiara Braga e il capo delegazione dem a Bruxelles Nicola Zingaretti. Angelo Bonelli deposita una interrogazione per chiedere che il governo fornisca al Parlamento l’elenco dei 500 aerei militari statunitensi decollati dalle basi italiane: “Chiedo al governo di indicare date, tipologie di aeromobili e relative funzioni dei velivoli”, scrive il deputato di Avs, insinuando che il litigio tra Donald Trump e la premier italiana sia stato “una clamorosa messa in scena per coprire l’appoggio del governo italiano alla guerra in Iran”.

La ricostruzione di Bonelli è “priva di fondamento”, chiarisce il ministero della Difesa, che fa riferimento a una successiva precisazione della Nato. Il Segretario Generale “ha sottolineato come gli Alleati, Italia compresa, abbiano dato seguito ai loro accordi bilaterali esistenti in materia di basi e sorvoli. Il tipo di supporto a cui si riferiva riguarda la logistica o il supporto tecnico”, spiega la portavoce, Allison Hart. Crosetto stesso si dice disponibile a riferire: “Non ho problemi come non ho problemi ad autorizzare qualcuno della Difesa a riferire, aereo per aereo, i voli che sono stati autorizzati, nella sede che sarà ritenuta opportuna”, afferma, ricordando che si parla della gestione tecnica di accordi “di cui si occupano le strutture tecniche della Difesa e non di scelte politiche che variano”.

A difendere la posizione del governo è l’ambasciatore statunitense in Italia, Tilman J. Fertitta, che ospiterà diversi ministri a Villa Taverna in occasione delle celebrazioni per il 4 luglio e che ha incassato le lodi di Meloni in Aula solo qualche giorno fa. “Posso confermare che abbiamo un accordo bilaterale con l’Italia da decenni, in base al quale ci sosteniamo a vicenda, e ho sempre visto entrambe le parti rispettare i propri impegni”, assicura il diplomatico intervistato da Skytg24, definendo il lavoro della premier “eccellente”.

Donald Trump Usa

Annullati negoziati in Svizzera tra Usa e Iran. Trump: “Nessun limite al mio potere”

I negoziati previsti per venerdì in Svizzera tra Iran e Stati Uniti, volti a raggiungere un accordo per porre fine al conflitto in Medioriente,  sono stati rinviati a tempo indeterminato. Lo ha annunciato il governo svizzero, poche ore dopo la cancellazione della partenza del vicepresidente statunitense JD Vance per il Paese alpino. “I colloqui previsti tra Stati Uniti, Iran, Qatar e Pakistan sono stati rinviati. La Svizzera resta disponibile a facilitare tali discussioni. I relativi lavori preparatori proseguono “, ha annunciato il ministero degli Esteri in un messaggio inviato all’AFP, senza fornire una nuova data. Il memorandum d’intesa è stato firmato elettronicamente e a distanza mercoledì dal presidente iraniano Massoud Pezeshkian e da quello Usa, Donald Trump. La Guida Suprema iraniana Mojtaba Khamenei ha dichiarato giovedì in un messaggio scritto di averlo approvato, pur con alcune riserve. Per il repubblicano, il memorandum d’intesa “probabilmente equivale a una resa incondizionata” dell’Iran. Intervistato da Axios,  ha ammesso di aver negoziato l’accordo con l’Iran per evitare che la guerra si trasformasse in una depressione economica globale. Tuttavia, Trump ha negato di essere stato umiliato da questa esperienza. Alla domanda su cosa avesse imparato dalla guerra riguardo ai limiti del suo potere, ha risposto: “Non ci sono limiti”.

L’annullamento del viaggio di JD Vance in Svizzera aveva già sollevato dubbi sulla possibilità che questi colloqui si svolgessero. I negoziati, rinnovabili per 60 giorni, dovrebbero concentrarsi sul programma nucleare iraniano. L’inizio era previsto per venerdì con una cerimonia in un hotel di lusso sul Bürgenstock, che domina il lago di Lucerna. Tuttavia, JD Vance, che avrebbe dovuto rappresentare il suo paese, ha rinviato la sua partecipazione, così come il primo ministro pakistano Shehbaz Sharif, la cui mediazione era cruciale.

“I piani per i prossimi colloqui tecnici non sono ancora stati definiti e la delegazione americana si è preparata a partire alla prima occasione utile. Ma la logistica di questi negoziati non è mai stata semplice né prevedibile. Per il momento, il vicepresidente non partirà stasera“, ha annunciato la Casa Bianca nella notte tra giovedì e venerdì. Secondo Axios il rinvio del viaggio sarebbe legato alle richieste iraniane riguardanti il ​​Libano. L’intesa, infatti, prevede la cessazione immediata delle ostilità anche in quel Paese, ma le violazioni del cessate il fuoco sono continue. L’Idf ha annunciato che quattro soldati israeliani sono stati uccisi da Hezbollah, scatenando l’ira del ministro della Sicurezza nazionale Itamar Ben-Gvir. “Per ogni lacrima versata da una madre israeliana, mille madri libanesi devono piangere. Tutto il Libano deve bruciare!”, ha scritto su X.

Usa-Iran firmano memorandum intesa a distanza. Trump: “Poco duro con Teheran? Stupido chi lo dice”

Dopo settimane di tira e molla, la firma del memorandum d’intesa fra Usa e Iran è arrivata. A distanza: il presidente Usa Donald Trump ha apposto la sigla durante la cena a Versailles, organizzata dal presidente francese, Emmanuel Macron, al termine del G7; del presidente iraniano Masoud Pezeshkian sono state diffuse foto mentre firmava il documento. Il memorandum di 800 parole e 14 punti mira a estendere il cessate il fuoco e a ripristinare il traffico attraverso lo Stretto di Hormuz. Potrebbe essere quindi cancellata la cerimonia ufficiale per la firma del memorandum, prevista domani in Svizzera, dove invece, secondo il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baghaei, potrebbero riunirsi le squadre negoziali per i colloqui di follow-up.

Trum rientra dal G7 a Evian, in Francia, con una vittoria, e su Truth attacca i suoi detrattori: “Questi idioti, che pensano che io non sia stato abbastanza duro con l’Iran, proprio mentre la Borsa ha appena raggiunto un massimo storico e i prezzi del petrolio stanno ‘crollando’, sono o invidiosi, o persone cattive, o stupidi”. E festeggia il vicepresidente degli Usa, JD Vance, che durante un briefing alla Casa Bianca annuncia che i 60 giorni utili a finalizzare tutti i punti dell’accordo partono ufficialmente oggi, ma “penso che il piano di pace del Presidente in Iran stia già dando frutti concreti per il popolo americano. Ieri sera, 12,5 milioni di barili di petrolio hanno attraversato lo Stretto di Hormuz. Si tratta del livello più alto dall’inizio del conflitto. I prezzi del petrolio sono scesi quasi al livello precedente allo scoppio del conflitto. Oggi il prezzo della benzina è sceso sotto i 4 dollari al gallone per la prima volta dall’inizio del conflitto e, cosa importante, continuerà a scendere ulteriormente, visto quanto siano bassi i prezzi del petrolio”. Intanto, al netto dell’intesa, secondo Vance il programma nucleare iraniano è già stato “completamente distrutto. La loro capacità di arricchimento, gli impianti che utilizzavano per sviluppare l’arricchimento e potenziali armi nucleari, sono ancora distrutti. Le loro forze armate convenzionali sono ancora distrutte. La loro capacità di minacciare i Paesi vicini è ancora in gran parte inesistente. E ora vedremo se sono disposti a rispettare la fase successiva del piano di pace del Presidente”. In caso contrario, la minaccia è sempre alla porta: “Dobbiamo verificare che ogni punto” dell’accordo “venga rispettato dall’Iran” e “naturalmente, come ha detto il Presidente, siamo sempre pronti a devastare tutto come abbiamo già fatto, avverte il segretario Usa alla Guerra, Pete Hegseth.

Intanto la situazione Usa-Iran sarà anche al centro del Consiglio Europeo che si svolge a Bruxelles fino a domani. Secondo l’alta rappresentante dell’Ue per gli Affari esteri Kaja Kallas la firma del protocollo “offre davvero una buona base per porre fine a questa guerra e riaprire lo Stretto di Hormuz, ma naturalmente ci sono anche questi 60 giorni per negoziare argomenti più complessi, come il nucleare, per esempio, ambito in cui abbiamo anche offerto la nostra esperienza, poiché abbiamo già condotto negoziati sul nucleare in passato”. Per quanto riguarda le sanzioni a Teheran, Kallas è decisa: “Abbiamo stabilito condizioni chiare. Abbiamo diverse sanzioni nei confronti dell’Iran. Intendo dire, quelle relative al programma nucleare; naturalmente, se le condizioni lo consentiranno, se ci sarà un accordo sul nucleare, allora penso che gli Stati membri ne discuteranno. Poi ci sono anche sanzioni relative alle violazioni dei diritti umani, e vediamo che la situazione dei diritti umani è in realtà più grave che mai. E poi abbiamo anche sanzioni relative alla libertà di navigazione o all’ostacolo alla libertà di navigazione, quindi, una volta che le condizioni lo consentiranno, ovviamente, anche gli Stati membri discuteranno se la revoca delle sanzioni sia opportuna, ma non siamo ancora a quel punto”.