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Iran, retromarcia di Trump: niente tassa del 20% sullo Stretto, ma accordi commerciali con Paesi Golfo

“L’America sta vincendo di nuovo, vincendo come mai prima d’ora”. Nel pieno di una nuova ondata di attacchi in Iran, il presidente Usa, Donald Trump, torna a usare toni trionfalistici, esaltando “la straordinaria potenza delle Forze Armate degli Stati Uniti” grazie alla quale “il petrolio scorre come mai prima d’ora”. La potenza militare di Teheran, spiega durante l’incontro con il premier iracheno Ali al-Zaidi alla Casa Bianca, “è solo una minuscola frazione di quella che era appena quattro mesi fa”.

Lo Stretto di Hormuz, su cui si gioca buona parte della partita in Medioriente, è aperto alle navi di tutti i Paesi, assicura il repubblicano, tranne a quelle iraniane “a causa della loro leadership bugiarda, violenta e malvagia, che li sta conducendo sulla strada della totale distruzione”, dice, spiegando che gli Usa imporranno “un blocco completo”, ma solo “alle navi in ​​arrivo e in partenza dai porti iraniani, o che trasportano merci di provenienza iraniana”.

Trump, di fatto, fa marcia indietro su una proposta avanzata lunedì, ovvero quella di imporre un pedaggio del 20% alle navi che transitano nello Stretto. “Sulla base di colloqui estremamente produttivi con i leader del Medioriente, ho deciso di sostituire la tassa di rimborso del 20% agli Stati Uniti con accordi commerciali e di investimento che i vari Stati del Golfo stipuleranno con gli Stati Uniti stessi”, annuncia, spiegando essere stato contattato direttamente dai leader della regione dopo aver lanciato la proposta. “E in realtà la cosa mi piace – spiega – perché non credo che nessuno dovrebbe poter imporre una tassa per lo stretto o per qualsiasi altro rapporto di questo tipo in altre parti del mondo. Ma lo stavamo facendo a titolo di rimborso”. In cambio, quindi, gli Stati del Golfo “investiranno una somma enorme di denaro negli Stati Uniti, e questo mi ha fatto molto piacere”.

Per Teheran il nuovo blocco dello Stretto è da attribuire a “guerre, malvagità e aggressioni americane”. Rispettare i diritti del popolo iraniano, dice il portavoce dell’esercito iraniano, il generale di brigata Mohammad Akraminia, è l’unica via per aprire lo Stretto. Circa 180 deputati del parlamento iraniano hanno firmato una dichiarazione in cui chiedono vendetta per i loro “martiri” iraniani e la cessazione di ogni forma di intesa o negoziato con gli Stati Uniti..

Sul fronte dei combattimenti, è stata di nuovo una giornata difficile. Una compagnia di navigazione norvegese ha annunciato che una delle sue petroliere è stata attaccata al largo dell’Oman nelle prime ore di questa mattina. Stolt-Nielsen ha dichiarato che la Stolt Magnesium è stata colpita nel Mar Arabico all’incirca nello stesso momento in cui due petroliere degli Emirati Arabi Uniti sono state colpite da missili da crociera iraniani. Un membro dell’equipaggio è rimasto ucciso e diversi altri feriti. I media iraniani hanno riferito che missili Usa hanno colpito la città di Bushehr, sede dell’unica centrale nucleare operativa dell’Iran.

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Iran, Trump ripristina blocco Hormuz: Prenderemo controllo. Si impenna prezzo gas e petrolio

Si intensifica lo scontro tra Stati Uniti e Iran, con una nuova ondata di attacchi reciproci che accresce la tensione nel Golfo e mette a rischio la sicurezza della navigazione nello Stretto di Hormuz. Nella notte le forze americane “hanno preso di mira i sistemi di difesa aerea iraniani, i radar costieri, le capacità missilistiche e dei droni, nonché piccole imbarcazioni”, come ha riferito il Comando statunitense per il Medio Oriente su X.  Una serie di esplosioni sono state segnalate a Jask, Qeshm, Bandar Abbas e Sirik: il bilancio sarebbe di un morto, secondo fonti locali. “Questi raid vanificano gli sforzi diplomatici”, dice Teheran che rivendica raid sulle basi Usa in Giordania, Bahrein e Kuwait.

Nell’escalation in cui è precipitato nuovamente il Medio Oriente gli occhi del mondo sono puntati sullo Stretto di Hormuz dove prima della guerra, transitava un quinto delle spedizioni mondiali di petrolio e di gas liquefatto. Teheran sostiene che sia chiuso “fino a nuovo ordine”, mentre DonaldTrump e il Comando combattente unificato delle forze armate degli Stati Uniti (Centcom) dicono l’opposto, ossia che “rotte di transito libero” sono accessibili e che Teheran “non controlla lo Stretto”. Anzi, rilancia il presidente americano, sono gli Stati Uniti che “stanno prendendo il controllo dello Stretto”. “Probabilmente saranno gli Stati Uniti a gestire lo Stretto. Se saremo noi a gestirlo, verremo rimborsati. Diventeremo i custodi dello Stretto e verremo pagati per sorvegliarlo”, spiega in un’intervista a Fox News. E in un post su Truth annuncia che lo Stretto è aperto e “rimarrà” aperto “con o senza l’Iran” e che gli Stati Uniti ripristineranno il blocco dei porti iraniani. Il presidente fa sapere anche che gli Stati Uniti inizieranno ad applicare tariffe alle navi che transitano attraverso lo stretto, sostenendo che verrà imposta una tariffa del 20% “per tutti i costi necessari” a garantire la sicurezza delle imbarcazioni.

La querelle ha fatto nuovamente impennare il prezzo dei prodotti dell’energia, con il gas che chiude in forte rialzo (+5%) a 51 euro/MWh e il petrolio in aumento con il Wti che guadagna il 4,51% a 74,63 dollari al barile e il Brent poco sotto i 78 dollari.

Secondo i dati del sito di monitoraggio marittimo Kpler, solo 14 navi – metà delle quali mercantili – hanno attraversato lo stretto domenica, il che suggerisce che la via navigabile non sia completamente chiusa come annunciato dall’Iran. Almeno tre navi mercantili hanno attraversato lo stretto lunedì, sempre secondo Kpler. Tuttavia, il traffico è significativamente ostacolato dai rischi per la sicurezza, dopo che l’Iran ha attaccato un’altra nave sabato e si è scambiato attacchi con gli Stati Uniti in prossimità dello stretto.

Sabato sera la Repubblica islamica ha annunciato di aver chiuso il corridoio marittimo dopo aver esploso un colpo di avvertimento che ha centrato un’imbarcazione in navigazione, battente bandiera cipriota. E ieri ha fermato con la forza una seconda nave, la portacontainer GFS Galaxy, al largo delle coste dell’Oman. Tutte azioni che hanno provocato il terzo e, ieri a partire dalle 23 ora italiana, il quarto round di attacchi degli Stati Uniti in una settimana: secondo i media statali iraniani, i bombardamenti Usa hanno colpito vaste aree dell’Iran occidentale e meridionale, tra cui l’isola di Qeshm e Bandar Abbas, vicino allo Stretto di Hormuz, nonché la provincia del Khuzestan, al confine con l’Iraq. Per la prima volta nell’operazione sono stati impiegati congiuntamente aerei da combattimento, navi da guerra, droni d’attacco aerei monouso e droni marini. Il Centcom ha ribadito che le forze americane resteranno schierate per garantire la libertà di navigazione commerciale, definendo “ingiustificate” le azioni e le minacce attribuite a Teheran.
La risposta iraniana non si è fatta attendere. Le forze armate della Repubblica islamica hanno dichiarato di aver lanciato attacchi con droni e missili contro basi statunitensi in Kuwait, Bahrein e Giordania, in risposta ai raid americani nel sud dell’Iran. Secondo una dichiarazione diffusa dall’esercito iraniano, in Kuwait sarebbero stati colpiti sistemi di difesa Patriot, depositi di munizioni e una postazione radar, mentre in Bahrein gli attacchi avrebbero interessato sistemi di comunicazione e radar statunitensi.

Parallelamente, il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC) ha rivendicato il lancio di missili balistici contro la base aerea statunitense Prince Hassan, in Giordania. L’IRGC sostiene che l’azione sia stata una risposta ai tentativi degli Stati Uniti di far transitare imbarcazioni attraverso quella che definisce una “rotta marittima illegale” nella parte meridionale dello Stretto di Hormuz, accusando Washington di aver successivamente colpito installazioni militari e infrastrutture di telecomunicazione lungo la costa meridionale iraniana Teheran ha inoltre avvertito che eventuali ulteriori attacchi statunitensi provocheranno una risposta ancora più dura, attribuendo agli Stati Uniti e a Israele la responsabilità dell’instabilità nella regione.

Iran: “Italia complice degli attacchi Usa”. Meloni: “Da Rutte ricostruzione semplicistica”

L’Italia accusa il colpo sia da Washington che da Teheran. Se Donald Trump continua a dirsi “deluso” per non aver ricevuto l’ok a un uso senza limitazioni delle basi americane nel Paese, dopo le parole del segretario della Nato l’Iran non si fida più e addita Roma di “complicità negli attacchi”.

Ieri, Mark Rutte ha parlato del supporto ricevuto dai Paesi europei nell’operazione Epic Fury, facendo l’esempio di Roma, che avrebbe fatto decollare dalle basi americane sul suo suolo 500 aerei diretti verso Teheran. “L’Italia e la Romania sono esplicitamente nominate come partecipanti all’aggressione contro l’Iran”, scrive su X il portavoce degli Esteri Esmaeil Baqei, chiedendo spiegazioni sulla “collusione nelle atrocità di massa” commesse “da Stati Uniti e Israele”. Si tratta, sottolinea Baqei, “di una chiara e schiacciante ammissione della complicità attiva della Nato in una guerra di aggressione illegale contro uno Stato membro sovrano delle Nazioni Unite, una flagrante violazione delle norme imperative del diritto internazionale”.

“Non abbiamo partecipato al conflitto in Iran”, chiarisce Giorgia Meloni durante la conferenza stampa del vertice Italia-Francia di Cap d’Antibes. Del resto, evidenzia, “se avessimo partecipato non si spiegherebbe questa delusione che viene reiterata da parte del presidente americano molto spesso”. Gli impegni sono stati rispettati cedendo le basi per attività che “non erano cinetiche, ma che erano di natura logistica e tecnica e quando si sono prospettate delle richieste che esulavano da quel perimetro, noi non abbiamo concesso l’utilizzo”, ribadisce. “Non so dire come sia emersa questa semplicistica ricostruzione, ma in ogni caso – sottolinea la premier – credo che si debba essere prudenti quando si parla di questa materia”.

Il ministro degli Esteri Antonio Tajani telefona all’omologo iraniano Abbas Araghchi per spiegare ancora una volta che l’Italia “non ha mai preso parte ad alcuna iniziativa militare e non ha mai autorizzato l’utilizzo delle basi per azioni di guerra contro l’Iran, nel rispetto più rigoroso dei trattati con gli Stati Uniti”. Nel colloquio, il vicepremier chiede anche che si torni a una piena apertura dello Stretto di Hormuz, favorendo il passaggio di tutte le navi cargo italiane ancora bloccate: “La riapertura dell’ambasciata italiana a Teheran è un forte segnale di dialogo anche in vista della ripresa dei rapporti economici e culturali”, spiega Tajani.

Guido Crosetto richiama politici e stampa a un “senso di responsabilità maggiore” di quello usato negli scontri che non riguardino temi di sicurezza. Perché, denuncia, “le parole a ‘caso’ del Segretario Generale della Nato, inopportune e superflue, amplificate da un approccio politico interno sempre pronto a danneggiare l’Italia pur di colpire il Governo pro tempore, stanno generando una tempesta in un bicchiere d’acqua sul piano interno, ma rischiano di produrre conseguenze ben più serie sul piano internazionale”. Il ministro della Difesa ribadisce che l’Italia ha sempre agito nel pieno e rigoroso rispetto dei trattati internazionali e riferisce che i dati tecnici dimostrano che il numero dei voli transitati nelle basi italiane tra il 28 febbraio, data di inizio dei bombardamenti americani in Iran, e il 23 giugno 2026 “è sostanzialmente in linea con quello degli anni precedenti e, in diversi casi, persino inferiore”.

A Manama intanto il segretario di Stato degli Stati Uniti Marco Rubio vede i ministri degli Esteri dei Paesi del Golfo e parlando con i cronisti ribadisce che Trump è “ovviamente molto turbato perché ritiene che non solo l’Italia, ma anche altri Paesi, in un momento in cui ci trovavamo ad affrontare una minaccia non si siano fatti avanti e non abbiano fatto abbastanza. Non c’erano, l’Italia, purtroppo, è tra questi”.

Iran, Rutte: 500 voli Usa partiti dall’Italia. Crosetto: Messaggio fallace, pronto a riferire

E’ bufera sui voli americani partiti dalle basi italiane verso l’Iran per l’operazione ‘Epic Fury’. Intervistato da Fox News, il segretario generale della Nato, Mark Rutte, parla del sostegno che i membri europei dell’Alleanza Atlantica hanno fornito alle operazioni militari guidate dagli Stati Uniti, facendo il caso dell’Italia: “500 aerei statunitensi sono decollati da basi americane in Italia per supportare l’operazione. Si tratta di un contributo enorme”, sostiene, sollevando però un polverone a Roma.

La premier Giorgia Meloni e il ministro della Difesa Guido Crosetto, in Parlamento, hanno dichiarato di aver concesso un supporto logistico solo per voli tecnici e non cinetici, quelli cioè che avevano il compito di bombardare il Paese. In un primo momento, le parole di Rutte lasciano spazio ad altre interpretazioni, che scatenano l’ira delle opposizioni.

Per il governo risponde il ministero della Difesa, chiarendo che le attività autorizzate rientravano tutte “nell’ambito delle procedure previste dagli accordi esistenti” e che le volte in cui si è prospettata una richiesta che esulava da questo perimetro, “l’Italia non ha concesso l’autorizzazione”. “Sorprende che il Segretario della Nato, che nulla ha a che fare con l’operazione Epic Fury, faccia una ricostruzione che trasmette un messaggio totalmente fallace confondendo la tipologia dei voli autorizzati”, commenta il dicastero, ribadendo che “l’Italia autorizza esclusivamente i voli che sono previsti dai trattati e che escludono totalmente le attività cinetiche”, operando “nel pieno rispetto della Costituzione, dei trattati internazionali, degli indirizzi Parlamentari e degli accordi che regolano la presenza e l’utilizzo delle basi alleate sul territorio nazionale”.

Questo non basta alle opposizioni che chiedono la presenza di Meloni in Aula per chiarire personalmente i fatti. “È un corto circuito gravissimo su cui il governo ha il dovere di fare immediatamente chiarezza. Chiediamo che Giorgia Meloni venga con urgenza in aula a riferire su questa smentita che metterebbe l’Italia nella condizione di aver supportato una guerra palesemente illegale mentendo agli italiani”, tuonano i capigruppo M5S al Senato e alla Camera Luca Pirondini e Riccardo Ricciardi. “O Rutte è un bugiardo o Giorgia Meloni ha mentito al Parlamento e al Paese. A questo punto serve, con urgenza, che la Presidente del Consiglio faccia chiarezza”, fanno eco i presidenti dei gruppi parlamentari del Pd Francesco Boccia e Chiara Braga e il capo delegazione dem a Bruxelles Nicola Zingaretti. Angelo Bonelli deposita una interrogazione per chiedere che il governo fornisca al Parlamento l’elenco dei 500 aerei militari statunitensi decollati dalle basi italiane: “Chiedo al governo di indicare date, tipologie di aeromobili e relative funzioni dei velivoli”, scrive il deputato di Avs, insinuando che il litigio tra Donald Trump e la premier italiana sia stato “una clamorosa messa in scena per coprire l’appoggio del governo italiano alla guerra in Iran”.

La ricostruzione di Bonelli è “priva di fondamento”, chiarisce il ministero della Difesa, che fa riferimento a una successiva precisazione della Nato. Il Segretario Generale “ha sottolineato come gli Alleati, Italia compresa, abbiano dato seguito ai loro accordi bilaterali esistenti in materia di basi e sorvoli. Il tipo di supporto a cui si riferiva riguarda la logistica o il supporto tecnico”, spiega la portavoce, Allison Hart. Crosetto stesso si dice disponibile a riferire: “Non ho problemi come non ho problemi ad autorizzare qualcuno della Difesa a riferire, aereo per aereo, i voli che sono stati autorizzati, nella sede che sarà ritenuta opportuna”, afferma, ricordando che si parla della gestione tecnica di accordi “di cui si occupano le strutture tecniche della Difesa e non di scelte politiche che variano”.

A difendere la posizione del governo è l’ambasciatore statunitense in Italia, Tilman J. Fertitta, che ospiterà diversi ministri a Villa Taverna in occasione delle celebrazioni per il 4 luglio e che ha incassato le lodi di Meloni in Aula solo qualche giorno fa. “Posso confermare che abbiamo un accordo bilaterale con l’Italia da decenni, in base al quale ci sosteniamo a vicenda, e ho sempre visto entrambe le parti rispettare i propri impegni”, assicura il diplomatico intervistato da Skytg24, definendo il lavoro della premier “eccellente”.

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Annullati negoziati in Svizzera tra Usa e Iran. Trump: “Nessun limite al mio potere”

I negoziati previsti per venerdì in Svizzera tra Iran e Stati Uniti, volti a raggiungere un accordo per porre fine al conflitto in Medioriente,  sono stati rinviati a tempo indeterminato. Lo ha annunciato il governo svizzero, poche ore dopo la cancellazione della partenza del vicepresidente statunitense JD Vance per il Paese alpino. “I colloqui previsti tra Stati Uniti, Iran, Qatar e Pakistan sono stati rinviati. La Svizzera resta disponibile a facilitare tali discussioni. I relativi lavori preparatori proseguono “, ha annunciato il ministero degli Esteri in un messaggio inviato all’AFP, senza fornire una nuova data. Il memorandum d’intesa è stato firmato elettronicamente e a distanza mercoledì dal presidente iraniano Massoud Pezeshkian e da quello Usa, Donald Trump. La Guida Suprema iraniana Mojtaba Khamenei ha dichiarato giovedì in un messaggio scritto di averlo approvato, pur con alcune riserve. Per il repubblicano, il memorandum d’intesa “probabilmente equivale a una resa incondizionata” dell’Iran. Intervistato da Axios,  ha ammesso di aver negoziato l’accordo con l’Iran per evitare che la guerra si trasformasse in una depressione economica globale. Tuttavia, Trump ha negato di essere stato umiliato da questa esperienza. Alla domanda su cosa avesse imparato dalla guerra riguardo ai limiti del suo potere, ha risposto: “Non ci sono limiti”.

L’annullamento del viaggio di JD Vance in Svizzera aveva già sollevato dubbi sulla possibilità che questi colloqui si svolgessero. I negoziati, rinnovabili per 60 giorni, dovrebbero concentrarsi sul programma nucleare iraniano. L’inizio era previsto per venerdì con una cerimonia in un hotel di lusso sul Bürgenstock, che domina il lago di Lucerna. Tuttavia, JD Vance, che avrebbe dovuto rappresentare il suo paese, ha rinviato la sua partecipazione, così come il primo ministro pakistano Shehbaz Sharif, la cui mediazione era cruciale.

“I piani per i prossimi colloqui tecnici non sono ancora stati definiti e la delegazione americana si è preparata a partire alla prima occasione utile. Ma la logistica di questi negoziati non è mai stata semplice né prevedibile. Per il momento, il vicepresidente non partirà stasera“, ha annunciato la Casa Bianca nella notte tra giovedì e venerdì. Secondo Axios il rinvio del viaggio sarebbe legato alle richieste iraniane riguardanti il ​​Libano. L’intesa, infatti, prevede la cessazione immediata delle ostilità anche in quel Paese, ma le violazioni del cessate il fuoco sono continue. L’Idf ha annunciato che quattro soldati israeliani sono stati uccisi da Hezbollah, scatenando l’ira del ministro della Sicurezza nazionale Itamar Ben-Gvir. “Per ogni lacrima versata da una madre israeliana, mille madri libanesi devono piangere. Tutto il Libano deve bruciare!”, ha scritto su X.

Usa-Iran firmano memorandum intesa a distanza. Trump: “Poco duro con Teheran? Stupido chi lo dice”

Dopo settimane di tira e molla, la firma del memorandum d’intesa fra Usa e Iran è arrivata. A distanza: il presidente Usa Donald Trump ha apposto la sigla durante la cena a Versailles, organizzata dal presidente francese, Emmanuel Macron, al termine del G7; del presidente iraniano Masoud Pezeshkian sono state diffuse foto mentre firmava il documento. Il memorandum di 800 parole e 14 punti mira a estendere il cessate il fuoco e a ripristinare il traffico attraverso lo Stretto di Hormuz. Potrebbe essere quindi cancellata la cerimonia ufficiale per la firma del memorandum, prevista domani in Svizzera, dove invece, secondo il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baghaei, potrebbero riunirsi le squadre negoziali per i colloqui di follow-up.

Trum rientra dal G7 a Evian, in Francia, con una vittoria, e su Truth attacca i suoi detrattori: “Questi idioti, che pensano che io non sia stato abbastanza duro con l’Iran, proprio mentre la Borsa ha appena raggiunto un massimo storico e i prezzi del petrolio stanno ‘crollando’, sono o invidiosi, o persone cattive, o stupidi”. E festeggia il vicepresidente degli Usa, JD Vance, che durante un briefing alla Casa Bianca annuncia che i 60 giorni utili a finalizzare tutti i punti dell’accordo partono ufficialmente oggi, ma “penso che il piano di pace del Presidente in Iran stia già dando frutti concreti per il popolo americano. Ieri sera, 12,5 milioni di barili di petrolio hanno attraversato lo Stretto di Hormuz. Si tratta del livello più alto dall’inizio del conflitto. I prezzi del petrolio sono scesi quasi al livello precedente allo scoppio del conflitto. Oggi il prezzo della benzina è sceso sotto i 4 dollari al gallone per la prima volta dall’inizio del conflitto e, cosa importante, continuerà a scendere ulteriormente, visto quanto siano bassi i prezzi del petrolio”. Intanto, al netto dell’intesa, secondo Vance il programma nucleare iraniano è già stato “completamente distrutto. La loro capacità di arricchimento, gli impianti che utilizzavano per sviluppare l’arricchimento e potenziali armi nucleari, sono ancora distrutti. Le loro forze armate convenzionali sono ancora distrutte. La loro capacità di minacciare i Paesi vicini è ancora in gran parte inesistente. E ora vedremo se sono disposti a rispettare la fase successiva del piano di pace del Presidente”. In caso contrario, la minaccia è sempre alla porta: “Dobbiamo verificare che ogni punto” dell’accordo “venga rispettato dall’Iran” e “naturalmente, come ha detto il Presidente, siamo sempre pronti a devastare tutto come abbiamo già fatto, avverte il segretario Usa alla Guerra, Pete Hegseth.

Intanto la situazione Usa-Iran sarà anche al centro del Consiglio Europeo che si svolge a Bruxelles fino a domani. Secondo l’alta rappresentante dell’Ue per gli Affari esteri Kaja Kallas la firma del protocollo “offre davvero una buona base per porre fine a questa guerra e riaprire lo Stretto di Hormuz, ma naturalmente ci sono anche questi 60 giorni per negoziare argomenti più complessi, come il nucleare, per esempio, ambito in cui abbiamo anche offerto la nostra esperienza, poiché abbiamo già condotto negoziati sul nucleare in passato”. Per quanto riguarda le sanzioni a Teheran, Kallas è decisa: “Abbiamo stabilito condizioni chiare. Abbiamo diverse sanzioni nei confronti dell’Iran. Intendo dire, quelle relative al programma nucleare; naturalmente, se le condizioni lo consentiranno, se ci sarà un accordo sul nucleare, allora penso che gli Stati membri ne discuteranno. Poi ci sono anche sanzioni relative alle violazioni dei diritti umani, e vediamo che la situazione dei diritti umani è in realtà più grave che mai. E poi abbiamo anche sanzioni relative alla libertà di navigazione o all’ostacolo alla libertà di navigazione, quindi, una volta che le condizioni lo consentiranno, ovviamente, anche gli Stati membri discuteranno se la revoca delle sanzioni sia opportuna, ma non siamo ancora a quel punto”.

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Verso firma accordo Usa-Iran domenica a Ginevra. Trump: “Falsa la bozza diffusa da Teheran”. Pakistan: “Pace mai così vicina”

Accordo sì, accordo no. La partita fra Usa e Iran è ancora aperta, anche se sembra avvicinarsi la firma del Memorandum di intesa. Che potrebbe essere addirittura già domenica a Ginevra. Una fonte ha riferito a Reuters che il testo è ancora in fase di definizione e che l’Iran rimane fermo sulla sua posizione, secondo cui l’accordo debba porre fine anche ai combattimenti in Libano, dove Israele si scontra con la milizia Hezbollah, sostenuta dall’Iran. L’obiettivo è definire la formulazione entro sabato, in modo che l’accordo possa essere firmato dal vicepresidente statunitense JD Vance e dal presidente del Parlamento iraniano Mohammed Baqer Qalibaf il giorno seguente. E’ il premier del Pakistan Shehbaz Sharifa confermare come la pace “non è mai stata così vicina come lo è ora“: “Nonostante gli intensi sforzi di mediazione in corso da parte del Pakistan, siamo pienamente consapevoli dell’incessante campagna di disinformazione condotta da coloro che vogliono sabotare l’accordo di pace. Al di là di tutto questo clamore, possiamo confermare che è stato raggiunto un testo definitivo e concordato dell’accordo di pace e che il Pakistan sta ora lavorando a stretto contatto con entrambe le parti per definire i prossimi passi“, scrive su X.

Nella bozza dell’accordo diffusa dall’agenzia iraniana Mehr si leggono 14 punti. I primi quattro prevedono la cessazione permanente e immediata della guerra su tutti i fronti, Libano compreso; l’impegno degli Stati Uniti a non interferire negli affari interni dell’Iran e a rispettare la sovranità della Repubblica islamica dell’Iran; la revoca completa del blocco navale entro 30 giorni; l’impegno degli Stati Uniti a ritirare le proprie forze dalle aree circostanti l’Iran. Il testo prevede anche la riapertura dello Stretto di Hormuz entro 30 giorni con accordi con l’Iran, la sospensione delle sanzioni sulla vendita di petrolio, prodotti petrolchimici e derivati e pieno accesso dell’Iran alle sue risorse finanziarie. E ancora la necessità che gli Stati Uniti e i loro alleati presentino piani di ricostruzione per l’Iran del valore di almeno 300 miliardi di dollari , e poi da 8 a 60 giorni di negoziati per raggiungere un accordo finale basato sulle questioni nucleari e sulla revoca completa delle sanzioni primarie e secondarie statunitensi, ribadendo l’impegno dell’Iran, sancito dal Trattato di non proliferazione nucleare (TNP), a non produrre armi nucleari.

Una bozza che però Trump smentisce subito: “Le condizioni che l’Iran ha fatto trapelare ai media che diffondono fake news non hanno NULLA a che vedere con quelle concordate per iscritto. Quello che hanno detto, compresa la loro debole e patetica dichiarazione sul raggiungimento di un accordo, non ha alcun rapporto con la verità”, scrive su Truth, attaccando: “Sono persone con cui è davvero disonorevole avere a che fare. Con loro non esiste alcuna trattativa in buona fede. INCREDIBILE! Inoltre, il loro attacco con droni di ieri sera contro le navi indiane in uscita dallo Stretto di Hormuz, che è stato totalmente respinto, è ASSOLUTAMENTE INACCETTABILE. Faranno meglio a darsi una regolata, e in FRETTA!“. A invitare alla calma è il ministro degli Esteri iraniano Seyed Araghchi, che su X afferma: “Il protocollo d’intesa di Islamabad non è mai stato così vicino alla conclusione. In attesa della sua finalizzazione, i media dovrebbero astenersi dal formulare ipotesi sul suo contenuto. In linea con il nostro approccio responsabile e trasparente, tutti i dettagli saranno resi noti al pubblico a tempo debito“. Post subito ripubblicato da Trump, ad avvalorare questa tesi.

 

 

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Tajani-Crosetto: “Scenario internazionale degradato. Torna attuale minaccia atomica”

In uno scenario internazionale “estremamente degradato” e “interconnesso”, la politica internazionale italiana guarda alla pace, ma anche agli interessi e alla crescita del Paese. I ministri degli Esteri e della Difesa, Antonio Tajani e Guido Crosetto, tornano davanti alle commissioni di Camera e Senato per comunicare sulla partecipazione italiana alle missioni internazionali.

Riferiscono insieme in Parlamento, dato il quadro complesso dello scacchiere geopolitico. Iran, Libano, Ucraina, Africa: lo sguardo è sul mondo. Quello che emerge è che lo scenario è in continua evoluzione, caratterizzato da “instabilità diffuse” e con focolai di tensione “profondamente collegati tra di loro”, spiega Crosetto.

L’inquilino della Farnesina parla di una strategia volta alla stabilità, soprattutto quella nell’area del Mediterraneo e a una politica estera “finalizzata a far sì che l’Italia possa essere protagonista all’interno dell’Unione Europea e del G7”, ma anche “finalizzata a far crescere l’export, che rappresenta quasi il 40% del Pil”. Crosetto ricorda che la pace “non è più un dato acquisito”, ma va “costruita, protetta e consolidata” e che la Difesa lavora sui diversi teatri con “presenza, aiuto, capacità operativa, protezione, sicurezza, addestramento e stabilizzazione in prospettiva sviluppo”.

Situazione complessa in Ucraina. Il vicepremier riferisce degli “sconsiderati bombardamenti russi negli ultimi giorni”, che hanno provocato nuove stragi di civili, colpendo aree residenziali a Kiev e infrastrutture critiche con gravi rischi di escalation “anche al di fuori del territorio ucraino”. Pochi giorni fa un drone ha violato lo spazio aereo della Romania colpendo un edificio residenziale e ferendo due civili, tra cui un minore sul territorio di un Paese membro delle Nato e dell’Unione Europea: “E’ un atto inaccettabile che abbiamo condannato con la massima fermezza”, deplora Tajani, ribadendo che la posizione dell’Italia non è mai cambiata, il sostegno a Kiev “resta una priorità del Governo”, che sostiene gli sforzi negoziali in stretto coordinamento con i partner del G7 e dell’Ue. “La Russia – segnala il ministro – deve però dimostrare di volersi sedere in buona fede al tavolo dei negoziati. Purtroppo i segnali che continuano a venire da Mosca non vanno assolutamente nella direzione del dialogo”.

Con la delibera di missione verranno stanziati altri 40 milioni di euro destinati in particolare alle infrastrutture energetiche, bersaglio sistematico degli attacchi russi, e allo sminamento dei territori liberati. Poche settimane fa il Comitato Congiunto dell’Operazione dello Sviluppo ha voluto stanziare 50 milioni per un progetto a sostegno delle famiglie le cui abitazioni sono state distrutte dai bombardamenti russi.

E’ qui che “torna attuale la minaccia atomica che pensavamo di aver consegnato i libri di storia”, ammette il ministro della Difesa, ricordando che quando il conflitto sarà superato comunque l’Europa dovrà confrontarsi per molti anni con gli effetti economici, sociali e di sicurezza e quelli derivati dalla presenza di un numero elevatissimo di ex combattenti da reintegrare e dalla necessità di sostenere i processi di ricostruzione dell’Ucraina “ma anche della stessa Russia, se vogliamo che si stabilizzi anche il quadro dall’altra parte”.

I tempi non sembrano stretti. Sul piano strettamente militare, segnala Crosetto, il conflitto è “in stallo”. Secondo gli analisti, mantenendo gli attuali ritmi operativi, sarebbero necessari 10 anni affinché la Federazione Russia possa completare la conquista del Donbass e di diversi decenni per conseguire la conquista dell’intero territorio ucraino. “Questo al prezzo di almeno 2 milioni e mezzo di caduti russi, soltanto per il solo Donbass”, denuncia il ministro. Anche Tajani parla di “accordo lontanissimo” e chiama in causa l’Unione europea: “È fondamentale il ruolo che l’Europa può avere”, sottolinea, respingendo l’idea che la premier Giorgia Meloni sia stata esclusa dal vertice di Londra tra Regno Unito, Francia e Germania. “Non è l’Italia che decide i format”, ricorda.

Anche l’area del Medio Oriente è “monitorata minuto per minuto”, soprattutto dopo il fine settimana appena trascorso, quando c’è stata una escalation di attacchi tra Iran e Israele. Ieri Tajani ha riunito all’unità di crisi del Ministero gli ambasciatori nella Regione per un aggiornamento. Una riunione per aggiornare sul quadro di sicurezza nei diversi Paesi dell’area, in particolare sulla situazione degli italiani presenti e sull’attività di assistenza consolare. L’Iran è, per Crosetto, lontano da una scarsità di armamenti: “Teheran è tuttora in grado di condurre attacchi missilistici di ampia portata verso Israele e non solo, evidenziando come le proprie capacità militari e i propri arsenali non siano esauriti”, afferma.

Il Libano è un fronte “sempre più critico”. Le operazioni militari israeliane nel sud del Paese aumentano i rischi di escalation e allontanano la prospettiva della stabilità: “Lavoriamo senza sosta per aiutare la popolazione, siamo mettendo a terra le iniziative finanziate con l’ultimo pacchetto di aiuti di 15 milioni di euro che ha disposto a sostegno dei villaggi cristiani del sud del Libano”, spiega Tajani. Forti le parole del vicepremier su Israele. Il ministro sottolinea che le violenze dei coloni israeliani, soprattutto in Cisgiordania, sono “inaccettabili” e precisa: “Non ho parole per commentare ciò che ha detto il ministro israeliano Ben Gvir, nei confronti dell’Italia ieri dopo aver saputo che era indagato dalla procura della Repubblica. Sono parole che rispediamo al mittente, non sono degne di un ministro”.

Intesa Israele-Libano per cessate il fuoco. Camera dei Rappresentanti Usa ‘ordina’ ritiro dalla guerra

Israele e Libano hanno concordato “l’attuazione di un cessate il fuoco”, subordinato alla “cessazione completa” degli attacchi di Hezbollah e all’allontanamento di tutti i suoi membri dal Libano meridionale. E’ quanto si legge in una dichiarazione congiunta rilasciata dopo l’ultimo ciclo di colloqui mediati dagli Stati Uniti. L’accordo giunge dopo che il governo israeliano ha minacciato di intensificare le sue azioni in Libano, una mossa che rischia di far deragliare i colloqui tra Stati Uniti e Iran. Il cessate il fuoco in corso è stato ripetutamente violato, con Israele e Hezbollah che hanno continuato a scambiarsi attacchi. I colloqui di mercoledì sono durati quasi nove ore e hanno fatto seguito a un’intera giornata di discussioni tenutasi martedì presso il Dipartimento di Stato americano.

Israele e Libano “hanno concordato di riprendere i colloqui politici e di sicurezza nella settimana del 22 giugno, al fine di raggiungere un accordo globale”, si legge nella dichiarazione congiunta, che sottolinea come gli Stati Uniti “abbiano accettato nel frattempo di continuare a facilitare la comunicazione tra le parti”.

Le due parti, che non intrattengono relazioni diplomatiche formali, hanno inoltre concordato di creare delle “zone pilota” in cui le forze armate libanesi “assumeranno il controllo esclusivo del territorio, escludendo qualsiasi attore non statale”. “Israele ha ribadito che la sua sicurezza e il rispetto della sua integrità territoriale possono essere raggiunti solo attraverso il disarmo di Hezbollah e lo smantellamento delle sue infrastrutture in tutto il Libano”, spiega il testo. Gli Stati Uniti hanno sottolineato la loro intenzione di sostenere le forze armate libanesi, “con l’obiettivo di migliorarne le capacità e consentire l’effettivo esercizio della sovranità su tutto il territorio libanese”.

Lato Usa, intanto, la Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti ha approvato una risoluzione per limitare i poteri di guerra di Donald Trump in Iran, che ora dovrà essere ratificato da entrambe le camere, ma non verrà inviato al presidente per la firma. La votazione si è conclusa con 215 voti a favore e 208 contrari, con i deputati repubblicani Thomas Massie, Brian Fitzpatrick, Tom Barrett e Warren Davidson che hanno votato a favore. La mozione che obbligherebbe Trump a chiedere l’approvazione del Congresso o a ritirare le forze statunitensi. “Dopo ripetuti tentativi di convincere i lacchè della Camera a maggioranza repubblicana ad unirsi a noi, i democratici della Camera hanno approvato oggi con successo la nostra risoluzione sui poteri di guerra per difendere il popolo americano e chiedere conto a Donald Trump” hanno dichiarato in una nota congiunta i tre principali esponenti democratici della Camera: Hakeem Jeffries di New York, Katherine Clark del Massachusetts e Pete Aguilar della California. “Ora è il momento che i repubblicani del Senato facciano la cosa giusta”. L’impatto del voto è in gran parte simbolico, poiché non è chiaro se la versione della Camera, che è una risoluzione congiunta e non necessita della firma del presidente, abbia forza di legge, anche se dovesse essere approvata dal Senato.

Donald Trump Usa

Gli Usa attaccano ancora l’Iran: “E’ autodifesa”. Trump: “Uranio sarà distrutto in loco”

Di fronte a un accordo non ancora siglato ufficialmente, ma la cui tenuta è già a rischio, gli Stati Uniti hanno nuovamente colpito l’Iran. L’esercito ha condotto quelli che ha definito “attacchi di autodifesa” contro siti di lancio missilistico e imbarcazioni iraniane intorno allo Stretto di Hormuz. Le forze statunitensi e iraniane si sono già scambiate colpi di arma da fuoco durante il cessate il fuoco ma ora non è chiaro come questi attacchi influenzeranno la tregua.

Gli attacchi sono avvenuti poche ore dopo l’incontro tra i negoziatori iraniani e i mediatori del Qatar a Doha, nell’ambito di colloqui coordinati con gli Stati Uniti. Gli Usa e l’Iran stanno lavorando a un “memorandum d’intesa”, ma le controversie sulla formulazione relativa al programma nucleare iraniano e alle sanzioni hanno bloccato l’accordo. Il segretario di Stato americano Marco Rubio ha dichiarato che i colloqui con l’Iran per raggiungere un accordo sono bloccati da controversie sulla formulazione dell’intesa. “Ci vorranno un paio di giorni per calmare le acque… ci sono disaccordi su una parola, una frase”, ha detto il segretario di Stato americano Marco Rubio ai giornalisti sul suo aereo durante un viaggio in India, secondo quanto riferisce la Cnn. “Dovremo lavorarci su”, ma un accordo è ancora “possibile”.

Trump ha dichiarato che il suo obiettivo principale è impedire all’Iran di sviluppare un’arma nucleare con il suo uranio arricchito. Ora pare aver offerto una concessione a Teheran, annunciando in un post sui social media che l’uranio arricchito custodito in Iran potrebbe essere “distrutto” all’interno del paese, in un processo supervisionato da un’agenzia nucleare internazionale.

La riapertura dello stretto di Hormuz è diventata una questione urgente per l’ amministrazione Trump, che si trova a pochi mesi dalle elezioni di medio termine e deve affrontare la rabbia degli elettori per l’aumento dei costi. Per Rubio un accordo è ancora possibile e lo Stretto di Hormuz si aprirà “in un modo o nell’altro”.