Iran, Trump ripristina blocco Hormuz: Prenderemo controllo. Si impenna prezzo gas e petrolio

Si intensifica lo scontro tra Stati Uniti e Iran, con una nuova ondata di attacchi reciproci che accresce la tensione nel Golfo e mette a rischio la sicurezza della navigazione nello Stretto di Hormuz. Nella notte le forze americane “hanno preso di mira i sistemi di difesa aerea iraniani, i radar costieri, le capacità missilistiche e dei droni, nonché piccole imbarcazioni”, come ha riferito il Comando statunitense per il Medio Oriente su X.  Una serie di esplosioni sono state segnalate a Jask, Qeshm, Bandar Abbas e Sirik: il bilancio sarebbe di un morto, secondo fonti locali. “Questi raid vanificano gli sforzi diplomatici”, dice Teheran che rivendica raid sulle basi Usa in Giordania, Bahrein e Kuwait.

Nell’escalation in cui è precipitato nuovamente il Medio Oriente gli occhi del mondo sono puntati sullo Stretto di Hormuz dove prima della guerra, transitava un quinto delle spedizioni mondiali di petrolio e di gas liquefatto. Teheran sostiene che sia chiuso “fino a nuovo ordine”, mentre DonaldTrump e il Comando combattente unificato delle forze armate degli Stati Uniti (Centcom) dicono l’opposto, ossia che “rotte di transito libero” sono accessibili e che Teheran “non controlla lo Stretto”. Anzi, rilancia il presidente americano, sono gli Stati Uniti che “stanno prendendo il controllo dello Stretto”. “Probabilmente saranno gli Stati Uniti a gestire lo Stretto. Se saremo noi a gestirlo, verremo rimborsati. Diventeremo i custodi dello Stretto e verremo pagati per sorvegliarlo”, spiega in un’intervista a Fox News. E in un post su Truth annuncia che lo Stretto è aperto e “rimarrà” aperto “con o senza l’Iran” e che gli Stati Uniti ripristineranno il blocco dei porti iraniani. Il presidente fa sapere anche che gli Stati Uniti inizieranno ad applicare tariffe alle navi che transitano attraverso lo stretto, sostenendo che verrà imposta una tariffa del 20% “per tutti i costi necessari” a garantire la sicurezza delle imbarcazioni.

La querelle ha fatto nuovamente impennare il prezzo dei prodotti dell’energia, con il gas che chiude in forte rialzo (+5%) a 51 euro/MWh e il petrolio in aumento con il Wti che guadagna il 4,51% a 74,63 dollari al barile e il Brent poco sotto i 78 dollari.

Secondo i dati del sito di monitoraggio marittimo Kpler, solo 14 navi – metà delle quali mercantili – hanno attraversato lo stretto domenica, il che suggerisce che la via navigabile non sia completamente chiusa come annunciato dall’Iran. Almeno tre navi mercantili hanno attraversato lo stretto lunedì, sempre secondo Kpler. Tuttavia, il traffico è significativamente ostacolato dai rischi per la sicurezza, dopo che l’Iran ha attaccato un’altra nave sabato e si è scambiato attacchi con gli Stati Uniti in prossimità dello stretto.

Sabato sera la Repubblica islamica ha annunciato di aver chiuso il corridoio marittimo dopo aver esploso un colpo di avvertimento che ha centrato un’imbarcazione in navigazione, battente bandiera cipriota. E ieri ha fermato con la forza una seconda nave, la portacontainer GFS Galaxy, al largo delle coste dell’Oman. Tutte azioni che hanno provocato il terzo e, ieri a partire dalle 23 ora italiana, il quarto round di attacchi degli Stati Uniti in una settimana: secondo i media statali iraniani, i bombardamenti Usa hanno colpito vaste aree dell’Iran occidentale e meridionale, tra cui l’isola di Qeshm e Bandar Abbas, vicino allo Stretto di Hormuz, nonché la provincia del Khuzestan, al confine con l’Iraq. Per la prima volta nell’operazione sono stati impiegati congiuntamente aerei da combattimento, navi da guerra, droni d’attacco aerei monouso e droni marini. Il Centcom ha ribadito che le forze americane resteranno schierate per garantire la libertà di navigazione commerciale, definendo “ingiustificate” le azioni e le minacce attribuite a Teheran.
La risposta iraniana non si è fatta attendere. Le forze armate della Repubblica islamica hanno dichiarato di aver lanciato attacchi con droni e missili contro basi statunitensi in Kuwait, Bahrein e Giordania, in risposta ai raid americani nel sud dell’Iran. Secondo una dichiarazione diffusa dall’esercito iraniano, in Kuwait sarebbero stati colpiti sistemi di difesa Patriot, depositi di munizioni e una postazione radar, mentre in Bahrein gli attacchi avrebbero interessato sistemi di comunicazione e radar statunitensi.

Parallelamente, il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC) ha rivendicato il lancio di missili balistici contro la base aerea statunitense Prince Hassan, in Giordania. L’IRGC sostiene che l’azione sia stata una risposta ai tentativi degli Stati Uniti di far transitare imbarcazioni attraverso quella che definisce una “rotta marittima illegale” nella parte meridionale dello Stretto di Hormuz, accusando Washington di aver successivamente colpito installazioni militari e infrastrutture di telecomunicazione lungo la costa meridionale iraniana Teheran ha inoltre avvertito che eventuali ulteriori attacchi statunitensi provocheranno una risposta ancora più dura, attribuendo agli Stati Uniti e a Israele la responsabilità dell’instabilità nella regione.

Meloni vola nel Golfo in missione per sicurezza energetica e commerciale

Alla vigilia di Pasqua, dopo il consiglio dei ministri che vara il nuovo Dl Carburanti e il giuramento al Colle del nuovo ministro del Turismo, Giorgia Meloni vola a sorpresa nel Golfo Persico.

Venerdì a Gedda, in Arabia Saudita, la premier incontra il principe ereditario Moḥammad bin Salmān Āl Saʿūd, sabato si sposta negli Emirati Arabi e in Qatar.

“Come gli altri paesi europei, aiutiamo le nazioni del Golfo a difendersi dagli attacchi iraniani, lo facciamo chiaramente perché sono paesi strategici per i nostri interessi, sono paesi amici, ma soprattutto lo facciamo a protezione delle decine di migliaia di italiani che sono presenti nella regione. La missione è un gesto di solidarietà verso nazioni che sono amiche, ma ha chiaramente come obiettivo anche quello di garantire all’Italia gli approvvigionamenti energetici che sono necessari”, spiega la premier al Tg1.

Dal punto di vista della sicurezza, il momento non è semplice. Solo oggi sono arrivati sugli Emirati 47 droni e 18 missili balistici. Inizialmente la missione avrebbe dovuto toccare anche il Kuwait, tappa che non è stato possibile affrontare. E infatti Meloni è il primo leader l’Unione Europea e della Nato a essere presente nell’area in queste settimane. Un gesto di prossimità che non esclude comunque tre nodi che finiranno sul tavolo degli incontri: l’energia, le rotte commerciali, le migrazioni.

La sicurezza energetica è un tema già affrontato nella missione in Algeria della scorsa settimana, quando la presidente del Consiglio ha ottenuto di mettere in sicurezza e possibilmente aumentare le forniture di gas a disposizione. Nel Golfo, area da cui proviene circa il 15% del petrolio e circa il 10% del gas, sarà fatto un discorso analogo, confermando allo stesso tempo l’intenzione da parte dei grandi gruppi, a partire da Eni, di continuare a investire in quest’area, nonostante la situazione del momento. Tra qualche settimana Meloni sarà in visita anche in Azerbaijan, per fare fronte al momento di difficoltà, che resta comunque meno grave e più gestibile rispetto a quello vissuto dal Paese all’indomani dell’aggressione russa in Ucraina. Nel frattempo, infatti, l’Italia ha diversificato molto le sue fonti.

Si parlerà poi delle rotte commerciali, per tutelare l’export che arriva verso quest’area del mondo. L’interscambio vale oltre 30 miliardi, 20 dei quali grazie solo al commercio estero. Al centro del problema c’è la chiusura dello Stretto di Hormuz. L’ambasciata iraniana a Roma domanda con un duro post sui social che l’Italia chieda lo stop alla guerra prima di parlare dello stretto: “Deve opporsi con fermezza alla palese violazione del Diritto Internazionale da parte degli aggressori americano-sionisti!”, si legge su X. Su Hormuz, Roma si è in realtà detta disponibile a una partecipazione per garantire la sicurezza di navigazione solo di fronte a una risoluzione del Consiglio di sicurezza dell’Onu e in un quadro di cessate il fuoco. Sul tema, Meloni propone un maggiore dialogo tra il GCC e il G7.

Terzo nodo è quello della sicurezza, che intreccia inevitabilmente l’emergenza migratoria. Gli sfollati in Libano sono già un milione e se la crisi dovesse continuare potrebbero moltiplicarsi. Il tema è stato sollevato dall’Italia anche a livello europeo.

Tra gli ambiti sui quali l’Italia offrirà supporto al Golfo c’è quello della Difesa. Le richieste e le necessità di questi paesi sono diverse in questa fase. Sono già in corso spedizioni e forniture di natura difensiva, ma potrebbero arrivare nuove richieste che saranno valutate.