Dazi, energia, difesa: le (nuove) ‘forti convergenze’ Meloni-Macron alla prova dell’Ue

Non solo Ucraina. Le quattro ore di confronto tra Giorgia Meloni ed Emmanuel Macron sono servite a sgomberare il campo nel rapporto tra i leader di Italia e Francia che, nelle ultime settimane, non sono stati sempre sereni. Non c’entra la simpatia personale o meno, il presidente della Repubblica francese e il capo del governo italiano hanno messo sul tavolo temi su cui rischiare di arrivare divisi o, peggio ancora, su posizioni non sintoniche potrebbe creare seri problemi, sia ai singoli Paesi sia all’Europa.

Le parole scelte per vergare il comunicato congiunto Palazzo Chigi-Eliseo di martedì sera ne sono la testimonianza. Roma e Parigi ricordano di essere “fondatrici della costruzione europea”, ruolo al quale assicurano di voler restare “fedeli” rafforzando “il loro impegno comune per un’Europa più sovrana, forte e prospera, soprattutto orientata alla pace e capace di difendere i propri interessi e di proteggere i propri cittadini”. In poche righe c’è quasi tutto il presente (e il futuro prossimo) del Vecchio continente, chiamato a tener botta sui dazi Usa, rilanciando allo stesso tempo l’industria attraverso la difesa. Non è un dettaglio, dunque, che Meloni e Macron scelgano di mettere nero su bianco che “l’incontro ha evidenziato forti convergenze sull’agenda europea per la competitività e la prosperità, da attuare in modo ambizioso e accelerato”.

Questo è un passaggio cruciale, perché tocca temi e priorità fondamentali per affrontare le sfide del nostro tempo, come quella dei costi fuori scala dell’energia, che stanno mettendo in ginocchio famiglie e imprese in buona parte d’Europa, Italia compresa. O la sfida della neutralità tecnologica, che di fatto metterebbe un freno al Green deal ma darebbe ossigeno all’automotive. “Abbiamo riscontrato forti convergenze sull’Agenda europea, sulla competitività, sulla semplificazione normativa, sul tema degli investimenti pubblici e privati, della transizione energetica con piena neutralità tecnologica e sul sostegno a settori strategici come automotive, siderurgia, intelligenza artificiale, energie decarbonizzate rinnovabili così come nucleare e spazio”, scrive a consuntivo Meloni sui suoi canali social. Il faccia a faccia tra la premier e Macron “è un passo importante non solo per i rapporti Italia-Francia, ma anche per l’Europa”, è la convinzione pure di Guido Crosetto. Il ministro della Difesa, molto vicino alla premier, sottolinea che “per affrontare il tema della difesa e della deterrenza occorre mettere insieme le nazioni più grandi a livello militare che sono Germania, Francia, Italia”, dunque “un confronto preventivo tra Roma e Parigi può consentire di disinnescare molte problematiche alla vigilia del prossimo incontro Nato”.

Ora viene il bello, però. Perché alle parole dovranno corrispondere i fatti. Per verificare se questo ‘refresh’ tra Meloni e Macron avrà vita lunga ed effetti efficaci c’è solo un campo di gioco: l’Europa, dove si giocheranno partite cruciali da qui ai prossimi mesi. Partite in cui la forza delle alleanze è sempre determinante: una crepa di troppo, o fratture profonde, nel rapporto tra i principali partner può rivelarsi decisiva. Fatalmente decisiva.

Elena Fois

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