“Il 26 luglio 2012 veniva sequestrata l’Ilva di Taranto perché produceva inquinamento, malattie e morte. Dopo 14 anni di governo del disastro Taranto nulla è cambiato. Il Tribunale di Milano oggi ha disposto la chiusura dell’area a caldo, a partire dal 24/8/2026, per il persistente inquinamento, disapplicando l’AIA 2025 che consente ancora l’uso del carbone e non rende immediatamente efficaci le prescrizioni a tutela della salute. Ora la propaganda del governo, sfrutterà questa occasione per attaccare magistrati per proseguire nella loro campagna referendaria. Per 14 lunghi anni non si è garantita né salute né lavoro. Hanno invece concentrato l’iniziativa legislativa su scudi penali e deroghe, consentendo che si continuasse a produrre inquinamento a scapito dei diritti dei cittadini di Taranto e non garantendo nemmeno l’occupazione. In questo lungo periodo sono stati spesi per Ilva oltre 3,6 miliardi di euro di risorse pubbliche senza risolvere il nodo ambientale e sanitario e senza dare stabilità occupazionale”. Così Angelo Bonelli, deputato di Alleanza Verdi e Sinistra e co-portavoce di Europa Verde.
“C’è già chi griderà allo scandalo e proverà ad attaccare la magistratura legandolo al referendum. Ma la verità è un’altra: quanto accaduto certifica il fallimento delle politiche industriali, occupazionali e ambientali messe in campo finora. La narrazione secondo cui Taranto non avrebbe alternative è falsa. Bilbao, la Ruhr e Pittsburgh, un tempo simboli di industrializzazione pesante e inquinamento, sono oggi esempi di riconversione, lavoro e sviluppo sostenibile. A Taranto, invece, si è perseverato negli stessi errori”, termina Bonelli.
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