“Non siamo di fronte a un incidente. Siamo di fronte al fallimento di una scelta politica precisa: anteporre gli equilibri industriali e societari alla tutela della salute. Non si può continuare a produrre e a generare margini in un quadro di permanente incertezza ambientale, scaricando sui cittadini e sui lavoratori il costo sanitario e sociale di decisioni sbagliate. Ora il Governo deve assumersi la piena responsabilità politica delle scelte compiute e cambiare radicalmente rotta. Non basta annunciare ricorsi o contestare le decisioni della magistratura. La tutela della salute è un obbligo costituzionale, non una variabile subordinata alla continuità produttiva. Serve una soluzione seria anche per i lavoratori e per l’intera città di Taranto. Il futuro dell’acciaio non è il ciclo integrale a carbone. Germania, Francia, Svezia e altri Paesi europei stanno presentando a Bruxelles progetti industriali per l’acciaio verde, con investimenti su idrogeno, tecnologie pulite e tutela occupazionale. Il Governo italiano, invece di andare in Europa a firmare cambiali in bianco su piani di riarmo e sull’aumento delle spese militari, dovrebbe presentare un grande progetto europeo per la riconversione dell’ex Ilva, per l’acciaio green e per la rinascita industriale di Taranto. Taranto non può più essere governata con decreti emergenziali e deroghe permanenti. O si sceglie la salute, la legalità e la riconversione industriale, oppure si continua a condannare un territorio a pagare il prezzo dell’inerzia politica”, conclude Turco.
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