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Fed, Powell punge Trump (citando JFK): Indipendenza a rischio, si mina credibilità

La scelta della sede non è passata inosservata. Jerome Powell ha parlato alla John F. Kennedy Presidential Library, richiamando esplicitamente la figura simbolo della tradizione democratica americana per difendere l’indipendenza della banca centrale americana. Powell, tradizionalmente vicino all’area repubblicana moderata, è tornato così a esporsi pubblicamente (contro Donald Trump) in occasione della cerimonia di consegna del ‘Profile in Courage Award’ a Boston, in uno dei suoi primi interventi di rilievo dopo la fine del mandato. Ha aperto il suo discorso con un riferimento personale a JFK, ricordando come l’assassinio del presidente nel 1963, quando era ancora studente, abbia segnato profondamente la sua formazione civile e il suo successivo percorso nel servizio pubblico.

Nel suo intervento ha inserito la difesa delle istituzioni americane in una cornice storica più ampia, legata all’evoluzione del sistema politico ed economico degli Stati Uniti. Ha sottolineato come il Paese sia costruito su un impianto di libertà, democrazia e progresso istituzionale, definendo gli Stati Uniti “la guida dei popoli del mondo in cerca di libertà” e una “nazione indispensabile”. Il passaggio centrale è stato dedicato al ruolo delle istituzioni e alla loro resilienza nel tempo. “Come molte altre istituzioni, la Fed è stata sottoposta a una prova di resistenza”, ha affermato Powell. “Il Congresso ha saggiamente scelto di isolare le decisioni di politica monetaria dalle pressioni politiche”. Ha ricordato come le principali economie avanzate abbiano adottato strutture simili, fondate su mandati lunghi e tutele legali pensate per garantire l’indipendenza della politica monetaria.

Powell ha poi spiegato come l’assetto della Federal Reserve sia costruito per limitare l’influenza del ciclo politico: i governatori e i vertici delle banche regionali restano in carica con protezioni legali contro la rimozione, mentre le amministrazioni presidenziali intervengono solo nelle nomine per i posti vacanti, soggette a conferma del Senato. Le stesse amministrazioni, ha sottolineato, non hanno alcun ruolo nella selezione o supervisione dei 12 presidenti delle Fed regionali. Il messaggio si è poi spostato sulle implicazioni di lungo periodo. Powell ha avvertito che un’eventuale politicizzazione delle rimozioni aprirebbe un precedente pericoloso: “Se un’amministrazione trovasse il modo di rimuovere i funzionari della Fed per divergenze politiche, anche le amministrazioni future farebbero lo stesso”. In questo scenario, ha aggiunto, “il pubblico perderebbe fiducia nella capacità della banca centrale di prendere decisioni basate esclusivamente su ciò che è meglio per tutti gli americani”.

Secondo l’ex presidente, la conseguenza diretta sarebbe un indebolimento della credibilità della Fed, elemento che costituisce la base stessa della sua efficacia. “La credibilità della Fed andrebbe perduta”, ha osservato, sottolineando come proprio quella credibilità consenta alla banca centrale di sostenere stabilità economica e crescita. Un patrimonio istituzionale, ha concluso, “costruito e mantenuto nel corso di molti decenni” e che rappresenta un “bene inestimabile” da preservare per le generazioni future. Powell ha ricordato come queste tutele siano state rispettate nel tempo da amministrazioni di entrambi gli schieramenti, proprio perché considerate funzionali all’interesse pubblico e alla stabilità del sistema economico. A chiudere il discorso è stato un richiamo ai valori civici e alla tradizione democratica americana, con un riferimento esplicito alla celebre frase di Kennedy: “Non chiedete cosa il vostro Paese può fare per voi, ma cosa potete fare voi per il vostro Paese”.

mariaelena.ribezzo

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