ANTONIO TAJANI MINISTRO AFFARI ESTERI
Il vicepremier in quota Forza Italia, Antonio Tajani, frena l’idea della Lega di uscire unilateralmente dal patto di stabilità europeo per far fronte all’emergenza legata al caro energia. “Sono assolutamente contrario”, afferma a margine del Forum Italia-America Latina a Prato, pur aprendo a interventi “a tempo” per tener fuori dal patto di stabilità le spese legate alle conseguenze del blocco dello Stretto di Hormuz. In ogni caso, per il ministro degli Esteri in questo momento “serve più Europa” e, soprattutto, “più coraggio”.
Gli aiuti di Stato proposti dalla Commissione Europea non sarebbero equi, visto lo spazio fiscale limitato di un’Italia in procedura d’infrazione dopo aver sforato la soglia di deficit del 3% del Pil. “E’ una proposta che rischia di far aumentare la concorrenza sleale, rischia di far aumentare i dislivelli, quindi non mi pare una soluzione ottimale”, spiega il titolare della Farnesina. Tajani propone un altro Pnrr, sul modello di quello creato per il Covid, per permettere a tutta l’Europa di poter “superare questo momento complicato”. E torna sulla necessità di utilizzare i 400 miliardi del Mes: “Non vedo perché devono rimanere lì congelati – osserva – invece di aumentare il debito pubblico si potrebbero utilizzare quei soldi per il debito pubblico”.
Di sicuro, si dovrà intervenire. Perché, come mette in allerta il ministro delle Imprese Adolfo Urso, un protrarsi del blocco di Hormuz potrebbe avere “conseguenze gravi” sia sul Pil che sull’inflazione. Con zero crescita e inflazione alta, lo ha messo in chiaro anche Confindustria, l’Europa va incontro alla stagflazione. “Per questo abbiamo chiesto alla Commissione la sospensione del Patto di stabilità, per consentire agli Stati di reagire in tempi e modi adeguati, innanzitutto sul fronte energetico. Non servono pannicelli caldi, ma interventi radicali”, sottolinea Urso dalle colonne del Messaggero. L’inquilino di Palazzo Piacentini si dice consapevole che occorra agire in modo “sistemico e strutturale”, per rendere più competitiva l’Europa anche sul piano dell’autonomia strategica. Ma, esorta, “Dobbiamo agire insieme in direzione della crescita, con più risorse e meno ostacoli”. In sede nazionale per incentivare consumi e investimenti e in sede europea liberando le imprese dai “dazi interni” che pesano.
L’Europa, più che sugli interventi d’emergenza, insiste sulla necessità di ridurre la “forte dipendenza” dai combustibili fossili importati. Dall’inizio della crisi in Medio Oriente, l’Europa ha speso 27 miliardi di euro in più per le importazioni di gas e petrolio senza ricevere una sola molecola di energia aggiuntiva. “Dobbiamo ridurre questa dipendenza e, al contrario, espandere la nostra produzione energetica, più economica, qui in Europa”, scandisce Ursula von del Leyen, a Berlino per la giornata di conclave dell’Unione (Cdu-Csu). Questo, ricorda la presidente della Commissione, significa che ogni kilowattora di energia prodotto in Europa “contribuisce alla stabilità economica, all’accesso a un’energia a prezzi accessibili e, quindi, all’indipendenza dell’Unione”. La ricetta di Bruxelles è insistere su rinnovabili e nucleare, come stanno facendo la Finlandia e la Svezia, fonti che vengono prodotte nel Continente e hanno un impatto climatico molto inferiore: “I nuovi piccoli reattori modulari, in particolare, aprono nuove prospettive”.
Il settore aerospaziale italiano non si ferma e mette a segno numeri da record, con…
“Il settore aerospaziale italiano ha dimostrato di essere un motore di sviluppo e di eccellenza.…
Rosatom ritiene possibile avviare in futuro un dialogo con la Bulgaria sulle prospettive di nuovi…
Le autorità filippine hanno ordinato alle agenzie di reclutamento del Paese di smettere di inviare…
Secondo una proposta di legge, Ebrahim Azizi, presidente della commissione parlamentare per la sicurezza nazionale…
Il Centro Monitoraggio rischi naturali della Regione Lombardia ha diramato un'allerta gialla (ordinaria) per rischio…