“Il panico non serve, la migliore arma è mantenere il sangue freddo. Anche se certo, c’è grande incertezza e con l’incertezza non si lavora bene”. Lo dice al Corriere della Sera Giacomo Ponti, da presidente di Federvini e presidente del Gruppo Ponti. “La situazione è molto liquida e ingarbugliata – prosegue -. Ma, dal ministro Tajani agli altri ministri, tutti stanno lavorando per le aziende italiane e mi auguro si arrivi presto ad un chiarimento. Non va dimenticato che l’Italia non è solo un partner commerciale degli Stati Uniti, ma anche un alleato con cui condividiamo valori e un rapporto solido”. E ancora: “Bisogna capire se saranno tariffe omnicomprensive o si aggiungono al 15% di oggi, siamo in attesa, ma al netto dell’incertezza, io le leggo in continuità con il 15% in vigore dal 7 agosto, quindi non cambia nulla. Se si torna al 10% tanto meglio”. Poi sul 2025, un anno difficile per vini e aceti: “In realtà no, perché ci sono stati spostamenti di magazzini e nella fase di attesa importatori e distributori hanno usato quelle riserve. L’anno verità sarà il 2026, i primi 6 mesi ci daranno i numeri reali di un settore che, ricordo, vale 2 miliardi e mezzo di euro di vendite dall’Italia agli Usa e questo dimostra che c’è un interesse comune per i due Paesi, è importante mantenere valori e volumi frutto di rapporti secolari. Bisogna difendere un mercato che ama i nostri prodotti”.
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