Tajani-Crosetto: “Scenario internazionale degradato. Torna attuale minaccia atomica”

In uno scenario internazionale “estremamente degradato” e “interconnesso”, la politica internazionale italiana guarda alla pace, ma anche agli interessi e alla crescita del Paese. I ministri degli Esteri e della Difesa, Antonio Tajani e Guido Crosetto, tornano davanti alle commissioni di Camera e Senato per comunicare sulla partecipazione italiana alle missioni internazionali.

Riferiscono insieme in Parlamento, dato il quadro complesso dello scacchiere geopolitico. Iran, Libano, Ucraina, Africa: lo sguardo è sul mondo. Quello che emerge è che lo scenario è in continua evoluzione, caratterizzato da “instabilità diffuse” e con focolai di tensione “profondamente collegati tra di loro”, spiega Crosetto.

L’inquilino della Farnesina parla di una strategia volta alla stabilità, soprattutto quella nell’area del Mediterraneo e a una politica estera “finalizzata a far sì che l’Italia possa essere protagonista all’interno dell’Unione Europea e del G7”, ma anche “finalizzata a far crescere l’export, che rappresenta quasi il 40% del Pil”. Crosetto ricorda che la pace “non è più un dato acquisito”, ma va “costruita, protetta e consolidata” e che la Difesa lavora sui diversi teatri con “presenza, aiuto, capacità operativa, protezione, sicurezza, addestramento e stabilizzazione in prospettiva sviluppo”.

Situazione complessa in Ucraina. Il vicepremier riferisce degli “sconsiderati bombardamenti russi negli ultimi giorni”, che hanno provocato nuove stragi di civili, colpendo aree residenziali a Kiev e infrastrutture critiche con gravi rischi di escalation “anche al di fuori del territorio ucraino”. Pochi giorni fa un drone ha violato lo spazio aereo della Romania colpendo un edificio residenziale e ferendo due civili, tra cui un minore sul territorio di un Paese membro delle Nato e dell’Unione Europea: “E’ un atto inaccettabile che abbiamo condannato con la massima fermezza”, deplora Tajani, ribadendo che la posizione dell’Italia non è mai cambiata, il sostegno a Kiev “resta una priorità del Governo”, che sostiene gli sforzi negoziali in stretto coordinamento con i partner del G7 e dell’Ue. “La Russia – segnala il ministro – deve però dimostrare di volersi sedere in buona fede al tavolo dei negoziati. Purtroppo i segnali che continuano a venire da Mosca non vanno assolutamente nella direzione del dialogo”.

Con la delibera di missione verranno stanziati altri 40 milioni di euro destinati in particolare alle infrastrutture energetiche, bersaglio sistematico degli attacchi russi, e allo sminamento dei territori liberati. Poche settimane fa il Comitato Congiunto dell’Operazione dello Sviluppo ha voluto stanziare 50 milioni per un progetto a sostegno delle famiglie le cui abitazioni sono state distrutte dai bombardamenti russi.

E’ qui che “torna attuale la minaccia atomica che pensavamo di aver consegnato i libri di storia”, ammette il ministro della Difesa, ricordando che quando il conflitto sarà superato comunque l’Europa dovrà confrontarsi per molti anni con gli effetti economici, sociali e di sicurezza e quelli derivati dalla presenza di un numero elevatissimo di ex combattenti da reintegrare e dalla necessità di sostenere i processi di ricostruzione dell’Ucraina “ma anche della stessa Russia, se vogliamo che si stabilizzi anche il quadro dall’altra parte”.

I tempi non sembrano stretti. Sul piano strettamente militare, segnala Crosetto, il conflitto è “in stallo”. Secondo gli analisti, mantenendo gli attuali ritmi operativi, sarebbero necessari 10 anni affinché la Federazione Russia possa completare la conquista del Donbass e di diversi decenni per conseguire la conquista dell’intero territorio ucraino. “Questo al prezzo di almeno 2 milioni e mezzo di caduti russi, soltanto per il solo Donbass”, denuncia il ministro. Anche Tajani parla di “accordo lontanissimo” e chiama in causa l’Unione europea: “È fondamentale il ruolo che l’Europa può avere”, sottolinea, respingendo l’idea che la premier Giorgia Meloni sia stata esclusa dal vertice di Londra tra Regno Unito, Francia e Germania. “Non è l’Italia che decide i format”, ricorda.

Anche l’area del Medio Oriente è “monitorata minuto per minuto”, soprattutto dopo il fine settimana appena trascorso, quando c’è stata una escalation di attacchi tra Iran e Israele. Ieri Tajani ha riunito all’unità di crisi del Ministero gli ambasciatori nella Regione per un aggiornamento. Una riunione per aggiornare sul quadro di sicurezza nei diversi Paesi dell’area, in particolare sulla situazione degli italiani presenti e sull’attività di assistenza consolare. L’Iran è, per Crosetto, lontano da una scarsità di armamenti: “Teheran è tuttora in grado di condurre attacchi missilistici di ampia portata verso Israele e non solo, evidenziando come le proprie capacità militari e i propri arsenali non siano esauriti”, afferma.

Il Libano è un fronte “sempre più critico”. Le operazioni militari israeliane nel sud del Paese aumentano i rischi di escalation e allontanano la prospettiva della stabilità: “Lavoriamo senza sosta per aiutare la popolazione, siamo mettendo a terra le iniziative finanziate con l’ultimo pacchetto di aiuti di 15 milioni di euro che ha disposto a sostegno dei villaggi cristiani del sud del Libano”, spiega Tajani. Forti le parole del vicepremier su Israele. Il ministro sottolinea che le violenze dei coloni israeliani, soprattutto in Cisgiordania, sono “inaccettabili” e precisa: “Non ho parole per commentare ciò che ha detto il ministro israeliano Ben Gvir, nei confronti dell’Italia ieri dopo aver saputo che era indagato dalla procura della Repubblica. Sono parole che rispediamo al mittente, non sono degne di un ministro”.

mariaelena.ribezzo

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