Nucleare, Pichetto: “Entro Natale decreti legislativi. Referendum? Scontato nel 2028 o 2029”

“Entro Natale vorrei presentare tutti i decreti legislativi” sul ddl nucleare, anche se “è un impegno molto forte perché chiaramente riguarda tutta una procedura in termini di sviluppo di agenzie, delle modalità” di smaltimento “dei rifiuti, le distanze. Sono tanti gli elementi da tenere in considerazione, insomma, ma vogliamo farcela”. Dal palco delle Ogr di Torino – in occasione dell’evento ‘Da Fermi al futuro: dialoghi sull’energia nucleare sostenibile”, promosso dal Mase e da Unioncamere organizzato da La Stampa – il ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, fa il punto sull’iter legislativo del provvedimento e sulle prospettive future. Dopo il via libera dell’aula della Camera all’inizio di giugno, il ddl sul nucleare ha iniziato il suo percorso in Senato, attraverso l’assegnazione all’ottava Commissione Permanente (Ambiente, transizione ecologica, energia) e il Governo punta all’approvazione definitiva del disegno di legge prima della pausa estiva dei lavori parlamentari. Poi, comincerà l’iter dei decreti legislativi e del confronto con la Conferenza delle regioni e gli enti locali.

In mezzo, chiarisce Pichetto, servono progetti per rafforzare la comunicazione sul nucleare di nuova generazione “anche con iniziative come quella di oggi” con l’intervento “di una serie di personalità che hanno una conoscenza ed esperienza rilevante di ordine scientifico e tecnico. La divulgazione ha tanti rivoli di percorso, ma l’importante è far che tutti abbiano coscienza di cosa si parla”. E proprio una presa di coscienza nuova, assicura il titolare del Mase, sembra essere emersa negli ultimi anni, “in particolare tra i giovani”, sulla necessità di decarbonizzare il più possibile, “perché le emissioni carboniche hanno un peso notevole anche sul clima” e serve “aggiungere una produzione di energia, da fonte pulita”. E anche se il governo – ribadisce Pichetto in un videomessaggio all’Anev – “è impegnato nel potenziamento degli strumenti di sostegno alle fonti energetiche rinnovabili e nella definizione di un quadro normativo chiaro e uniforme”, il nucleare basato sugli small modular reactor (Smr) è “fondamentale”, perché le fonti green sono per loro natura intermittenti.

Poi, come l’opinione pubblica reagirà alle novità, non è affatto certo. Un nuovo referendum sul nucleare, chiarisce il ministro, “lo do per scontato nel 2028 o nel 2029, è un diritto della nostra costituzione poter partecipare alle decisioni”. Le opposizioni o i comitati civici potranno quindi raccogliere le 500.000 firme necessarie per chiedere un nuovo referendum abrogativo contro le nuove leggi. Nel 1987, a poco più di un anno dal disastro di Chernobyl, la maggior parte degli italiani, si schierò contro l’energia dell’atomo, portando alla chiusura delle centrali attive e bloccando, di fatto, ogni ulteriore iniziativa. Il secondo referendum del giugno 2011 avvenne pochi mesi dopo l’incidente alla centrale giapponese di Fukushima, causato da un violento tsunami. L’obiettivo era quello di bloccare il “programma di rilancio del nucleare” che il governo Berlusconi aveva approvato tra il 2008 e il 2009, il quale prevedeva la costruzione di nuove centrali di terza generazione. Anche in questo caso gli italiani si opposero al progetto. Ma il nucleare di oggi, assicura Pichetto, è diverso da quello di allora. “E’ cambiata la tecnologia”, perché non si tratta più di grandi centrali, ma di piccoli reattori modulari di quarta generazione che occupano poco spazio, hanno standard di sicurezza più elevati e sono ‘puliti’.

“Non bisogna dividersi in tifoserie che dicono sì al nucleare e no al nucleare. La tifoseria, in questo caso, credo che sia l’approccio sbagliato”, gli fa eco eco il sindaco di Torino, Stefano Lo Russo, nel corso dell’evento. “Invece – aggiunge – serve una discussione che si basi sui dati, sui tempi, sui costi, sulla sicurezza sia nazionale che internazionale. E io credo che noi, come amministratori pubblici, abbiamo il dovere di imporci in questa in questa prospettiva”. Il nucleare, ricorda dallo stesso palco il governatore piemontese, Alberto Cirio, “è una strada che non preclude la possibilità di coltivarne altre”. Negli anni, ricorda, il Paese “è stato fermo, non ha avuto il coraggio di decidere”, invece oggi “finalmente”, ha aggiunto, si può “parlare” di nucleare “senza pregiudizi ideologici, senza situazioni preconcette di un tema così importante come quello energetico”.

Tajani-Crosetto: “Scenario internazionale degradato. Torna attuale minaccia atomica”

In uno scenario internazionale “estremamente degradato” e “interconnesso”, la politica internazionale italiana guarda alla pace, ma anche agli interessi e alla crescita del Paese. I ministri degli Esteri e della Difesa, Antonio Tajani e Guido Crosetto, tornano davanti alle commissioni di Camera e Senato per comunicare sulla partecipazione italiana alle missioni internazionali.

Riferiscono insieme in Parlamento, dato il quadro complesso dello scacchiere geopolitico. Iran, Libano, Ucraina, Africa: lo sguardo è sul mondo. Quello che emerge è che lo scenario è in continua evoluzione, caratterizzato da “instabilità diffuse” e con focolai di tensione “profondamente collegati tra di loro”, spiega Crosetto.

L’inquilino della Farnesina parla di una strategia volta alla stabilità, soprattutto quella nell’area del Mediterraneo e a una politica estera “finalizzata a far sì che l’Italia possa essere protagonista all’interno dell’Unione Europea e del G7”, ma anche “finalizzata a far crescere l’export, che rappresenta quasi il 40% del Pil”. Crosetto ricorda che la pace “non è più un dato acquisito”, ma va “costruita, protetta e consolidata” e che la Difesa lavora sui diversi teatri con “presenza, aiuto, capacità operativa, protezione, sicurezza, addestramento e stabilizzazione in prospettiva sviluppo”.

Situazione complessa in Ucraina. Il vicepremier riferisce degli “sconsiderati bombardamenti russi negli ultimi giorni”, che hanno provocato nuove stragi di civili, colpendo aree residenziali a Kiev e infrastrutture critiche con gravi rischi di escalation “anche al di fuori del territorio ucraino”. Pochi giorni fa un drone ha violato lo spazio aereo della Romania colpendo un edificio residenziale e ferendo due civili, tra cui un minore sul territorio di un Paese membro delle Nato e dell’Unione Europea: “E’ un atto inaccettabile che abbiamo condannato con la massima fermezza”, deplora Tajani, ribadendo che la posizione dell’Italia non è mai cambiata, il sostegno a Kiev “resta una priorità del Governo”, che sostiene gli sforzi negoziali in stretto coordinamento con i partner del G7 e dell’Ue. “La Russia – segnala il ministro – deve però dimostrare di volersi sedere in buona fede al tavolo dei negoziati. Purtroppo i segnali che continuano a venire da Mosca non vanno assolutamente nella direzione del dialogo”.

Con la delibera di missione verranno stanziati altri 40 milioni di euro destinati in particolare alle infrastrutture energetiche, bersaglio sistematico degli attacchi russi, e allo sminamento dei territori liberati. Poche settimane fa il Comitato Congiunto dell’Operazione dello Sviluppo ha voluto stanziare 50 milioni per un progetto a sostegno delle famiglie le cui abitazioni sono state distrutte dai bombardamenti russi.

E’ qui che “torna attuale la minaccia atomica che pensavamo di aver consegnato i libri di storia”, ammette il ministro della Difesa, ricordando che quando il conflitto sarà superato comunque l’Europa dovrà confrontarsi per molti anni con gli effetti economici, sociali e di sicurezza e quelli derivati dalla presenza di un numero elevatissimo di ex combattenti da reintegrare e dalla necessità di sostenere i processi di ricostruzione dell’Ucraina “ma anche della stessa Russia, se vogliamo che si stabilizzi anche il quadro dall’altra parte”.

I tempi non sembrano stretti. Sul piano strettamente militare, segnala Crosetto, il conflitto è “in stallo”. Secondo gli analisti, mantenendo gli attuali ritmi operativi, sarebbero necessari 10 anni affinché la Federazione Russia possa completare la conquista del Donbass e di diversi decenni per conseguire la conquista dell’intero territorio ucraino. “Questo al prezzo di almeno 2 milioni e mezzo di caduti russi, soltanto per il solo Donbass”, denuncia il ministro. Anche Tajani parla di “accordo lontanissimo” e chiama in causa l’Unione europea: “È fondamentale il ruolo che l’Europa può avere”, sottolinea, respingendo l’idea che la premier Giorgia Meloni sia stata esclusa dal vertice di Londra tra Regno Unito, Francia e Germania. “Non è l’Italia che decide i format”, ricorda.

Anche l’area del Medio Oriente è “monitorata minuto per minuto”, soprattutto dopo il fine settimana appena trascorso, quando c’è stata una escalation di attacchi tra Iran e Israele. Ieri Tajani ha riunito all’unità di crisi del Ministero gli ambasciatori nella Regione per un aggiornamento. Una riunione per aggiornare sul quadro di sicurezza nei diversi Paesi dell’area, in particolare sulla situazione degli italiani presenti e sull’attività di assistenza consolare. L’Iran è, per Crosetto, lontano da una scarsità di armamenti: “Teheran è tuttora in grado di condurre attacchi missilistici di ampia portata verso Israele e non solo, evidenziando come le proprie capacità militari e i propri arsenali non siano esauriti”, afferma.

Il Libano è un fronte “sempre più critico”. Le operazioni militari israeliane nel sud del Paese aumentano i rischi di escalation e allontanano la prospettiva della stabilità: “Lavoriamo senza sosta per aiutare la popolazione, siamo mettendo a terra le iniziative finanziate con l’ultimo pacchetto di aiuti di 15 milioni di euro che ha disposto a sostegno dei villaggi cristiani del sud del Libano”, spiega Tajani. Forti le parole del vicepremier su Israele. Il ministro sottolinea che le violenze dei coloni israeliani, soprattutto in Cisgiordania, sono “inaccettabili” e precisa: “Non ho parole per commentare ciò che ha detto il ministro israeliano Ben Gvir, nei confronti dell’Italia ieri dopo aver saputo che era indagato dalla procura della Repubblica. Sono parole che rispediamo al mittente, non sono degne di un ministro”.

Il nucleare per uscire dalla crisi anche se spacca la politica italiana

La Camera ha dato il via libera al disegno di legge delega sul nucleare. A stretto giro, lo stesso iter toccherà al Senato in maniera che – sono i piani del Governo – i decreti attuativi possano essere emanati entro la fine dell’anno. ovvero a pochi mesi dalla fine della legislatura e dalle elezioni politiche.

Fino a qui nulla di nuovo sotto il sole, perché si tratta di passaggi ampiamente previsti. Il Mase ha determinato il perimetro per il ritorno alla produzione di energia atomica in Italia, ovvero il quadro giuridico e l’insieme delle regole indispensabili per mettere ordine dove adesso non c’è nulla. I problemi, ampiamente prevedibili pure questi, sorgeranno quando dalla teoria di una legge bisognerà passare alla pratica, cioè a mettere a terra il nucleare ‘sostenibile’. Che, chiariamolo subito, non è più quello obsoleto e pericoloso di venti anni fa, con centrali enormi ed enormi rischi, ma quello moderno e poco ingombrante degli Small Modular Reactor, quasi ‘tascabili’ e già usati per alimentare le navi rompighiaccio. Eppure, nonostante questa evoluzione tecnologica e tutte le rassicurazioni degli esperti, la parola nucleare suscita ancora l’incubo di uomini prigionieri dentro una tuta ermetica nel disastro di Chernobyl e, per estensione del concetto, fa storcere il naso agli italiani. Ci sta.

Non a caso, due referendum hanno stoppato il nucleare in tempi che furono e una parte della politica italiana, quella più a sinistra del Parlamento, non smette di portarsi appresso dubbi, perplessità e tremori, al punto da bocciarne l’utilizzo. Basta leggere con quanti voti favorevoli (155) e quanti contrari (86) la legge è passata alla Camera. Con il capolavoro di 8 astenuti (?). Seguirà dibattito, insomma. E attrezziamoci a sentire campane diverse suonare a festa o a morto. E prepariamoci a vagonate di pareri di vagonate di esperti, ciascuno con la propria teoria. E predisponiamoci a ragionare con la propria testa.

Resta un fatto, abbastanza evidente. Il nucleare da solo non può risolvere tutti i problemi energetici dell’Italia, che non è ‘sorella’ del Paesi Arabi, ovvero non ha né petrolio né gas. Però gli Smr possono aiutare a comporre un mix in grado di rendere meno grave la sudditanza dalle fonti fossili. Come un piccolo alchimista, immaginiamo il ministro Gilberto Pichetto Fratin mescolare un po’ di nucleare, con un po’ di greggio, un po’ di gas con una bella spruzzata di rinnovabili. In sintesi: diversificazione delle fonti per evitare che crisi grandi o piccole mettano in ginocchio famiglie e imprese.

Dicevamo, seguirà dibattito. Dalle scorie (poche e riciclabili sembra) ai siti di allocazione, dai costi (non proprio economici) ai tempi (non proprio brevi, si parla di dieci anni almeno): ci sarà da discutere, certo, l’importante è che tutto non sia schiacciato sotto il peso dell’ideologia che – il green deal lo testimonia – spesso fa più guasti di una tempesta.

Ddl Nucleare entro l’estate. Tabarelli: “Pagheremo ritardi, politica divisa sui costi”

L’Italia abbandona la posizione di attesa sul nucleare, per il governo il ritorno all’atomo è ormai un imperativo strategico di fine legislatura. Il ministro dell’Ambiente, Gilberto Pichetto Fratin, traccia una tabella di marcia serrata che punta all’approvazione del disegno di legge delega entro la pausa estiva. Il lavoro nelle commissioni è nel vivo per definire i futuri decreti attuativi. Si tratta di un compito tecnico e parlamentare che, come sottolineato dal ministro, dovrebbe concludersi già la prossima settimana. Davide Tabarelli, presidente di Nomisma Energia, analizza la situazione con realismo. Definisce il Ddl un “atto dovuto” in linea con il programma elettorale ma non nasconde le sue preoccupazioni: “L’idea che mi sono fatto è che i tempi siano lunghi”, spiega parlando con GEA.

L’esperto segnala come la storia del nucleare in Italia sia segnata da croniche fatiche e sottolinea un paradosso tutto italiano: il Paese importa già oggi enormi quantità di energia atomica dalla Francia. “È una tragedia che il nucleare sia importato – afferma – considerando che questa dipendenza pesa enormi cifre sulle bollette. In Italia l’elettricità tocca infatti i 120 euro, mentre a Parigi ne bastano 35. La necessità è diversificare il mix energetico. “Il nucleare è indispensabile per sostenere le rinnovabili quando mancano sole e vento. Se non vogliamo affidarci al carbone – conclude Tabarelli – dobbiamo capire che nel mondo c’è bisogno di più elettricità e questa va prodotta con ogni tecnologia a disposizione”.

L’accelerazione improvvisa del parlamento non è casuale ma risponde a una precisa richiesta della presidente Giorgia Meloni. La premier vuole il via libera alla legge delega entro l’estate per dare un segnale di concretezza sulla sovranità energetica. In parlamento la maggioranza è compatta ma le opposizioni sono sulle barricate.

Il relatore Luca Squeri (FI) parla di una maggioranza coerente e decisa. “Il provvedimento punta a creare il quadro normativo necessario per il nucleare sostenibile”, spiega mentre ipotizza il primo reattore operativo per l’inizio degli anni 30′. Il piano prevede un ruolo guida per Nuclitalia, la società partecipata da Enel, Ansaldo e Leonardo, mentre l’Enea manterrà il supporto scientifico. Le critiche delle minoranze sono però puntuali. Il Movimento 5 Stelle, con il vicepresidente della Camera Sergio Costa, accusa il governo di voler far pagare ai cittadini un’energia che costa tre volte le rinnovabili: “Il governo non propone una soluzione, ma chiede alle famiglie di finanziare l’opzione più cara”. Ancora più pesante l’affondo di Alleanza Verdi e Sinistra. Francesca Ghirra sostiene che il testo nasconda un’apertura al nucleare militare visto il rifiuto di emendamenti che chiedevano di limitare la ricerca ai soli scopi civili. “Dicono che la nostra opposizione è pregiudiziale, ma questo testo è una delega in bianco inaccettabile”, conclude Ghirra.

Nucleare, via libera al ddl Pichetto. Il ministro: “Guardiamo al futuro con realismo”

Il Consiglio dei Ministri ha approvato, in via definitiva, il Ddl Pichetto in materia di energia nucleare sostenibile. “Con questo provvedimento – spiega il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin – l’Italia si dota di uno strumento fondamentale per guardare al futuro con realismo e ambizione. Vogliamo essere protagonisti delle nuove tecnologie, dagli SMR e AMR fino alla fusione, nel quadro della neutralità tecnologica e della transizione energetica europea. Il nucleare sostenibile è una scelta di innovazione, sicurezza e responsabilità verso i cittadini, imprese e verso l’ambiente”.

Il provvedimento è stato già esaminato preliminarmente lo scorso 28 febbraio ed è stato acquisito il parere favorevole della Conferenza unificata. Le Regioni e le Province autonome hanno espresso parere favorevole a maggioranza, condizionato all’intesa sui decreti legislativi attuativi, mentre l’ANCI ha chiesto e ottenuto che i Comuni siano coinvolti nelle consultazioni qualora si proceda all’individuazione ex ante di aree aventi le caratteristiche per ospitare gli impianti, con la valutazione di adeguate misure di compensazione per i territori interessati.

Il testo ha l’obiettivo di intervenire in modo organico sulla produzione di energia da fonte nucleare sostenibile e da fusione, inserendola nel “mix energetico italiano” per raggiungere l’indipendenza energetica e gli obiettivi di decarbonizzazione. Il provvedimento supera le precedenti esperienze nucleari e si concentra sull’uso delle migliori tecnologie disponibili, incluse quelle modulari e avanzate.

Più in particolare, il disegno di legge conferisce al Governo una delega per disciplinare in modo organico l’introduzione del nucleare sostenibile, nel quadro delle politiche europee di decarbonizzazione al 2050 e degli obiettivi di sicurezza energetica. La delega prevede, tra l’altro, l’elaborazione di un Programma nazionale per il nucleare sostenibile, l’istituzione di una Autorità per la sicurezza nucleare indipendente, il potenziamento della ricerca scientifica e industriale, la formazione di nuove competenze e lo svolgimento di campagne di informazione e sensibilizzazione. I decreti legislativi attuativi dovranno essere adottati entro 12 mesi dall’entrata in vigore della legge.

Emissario Usa atteso a Mosca. Trump: “Sottomarini nucleari sono già nella regione”

L’inviato di Donald Trump, Steve Witkoff, è atteso in Russia a metà settimana, a pochi giorni dalla scadenza dell’ultimatum lanciato dal presidente americano al suo omologo russo Vladimir Putin affinché ponga fine alla guerra in Ucraina. La visita avrà luogo “credo la prossima settimana, mercoledì o giovedì”, ha confermato il presidente americano ai giornalisti. Per il Cremlino, la visita sarà “importante e utile”. “Siamo sempre lieti di vedere Witkoff a Mosca e sempre felici di essere in contatto con lui. Riteniamo che questi contatti siano importanti, costruttivi e utili”, ha dichiarato il portavoce della presidenza russa, Dmitri Peskov, durante un briefing, aggiungendo che un incontro con Putin “non è escluso”.

Trump ha ribadito che due sottomarini nucleari, il cui dispiegamento era stato ordinato a seguito di una disputa online con l’ex presidente russo Dmitri Medvedev, si trovano ora “nella regione”, senza fornire però ulteriori dettagli, nemmeno se siano sottomarini a propulsione nucleare o dotati di testate nucleari.  Il Cremlino ha replicando chiedendo di usare “grande cautela” nelle minacce nucleari. “Non vogliamo lasciarci trascinare in una polemica del genere”, ha detto Peskov.

Questa dimostrazione di forza arriva dopo che Donald Trump ha dato alla Russia dieci giorni, ovvero fino a venerdì prossimo, per porre fine alla guerra in Ucraina, pena nuove sanzioni non specificate. Il presidente russo ha già incontrato Steve Witkoff a più riprese a Mosca, ma gli sforzi di Trump per ristabilire il dialogo con il Cremlino non hanno dato frutti.

Il miliardario repubblicano, che aveva iniziato il suo secondo mandato vantandosi di poter fermare la guerra in Ucraina in pochi giorni, esprime ora sempre più apertamente la sua frustrazione nei confronti di Putin. Ai giornalisti che gli hanno chiesto quale sarà il messaggio di Witkoff a Mosca e se c’è qualcosa che la Russia può fare per evitare le sanzioni, Trump ha risposto: “Sì, concludere un accordo affinché la gente smetta di essere uccisa”. Trump ha minacciato di imporre “dazi secondari” ai paesi che continuano a commerciare con la Russia, come la Cina e l’India.

Putin, che ha sempre respinto gli appelli al cessate il fuoco, venerdì ha affermato di volere la pace, ma che le sue condizioni per porre fine all’invasione iniziata nel febbraio 2022 rimangono invariate. “Abbiamo bisogno di una pace duratura e stabile, fondata su basi solide, che soddisfi sia la Russia che l’Ucraina e garantisca la sicurezza di entrambi i paesi”, ha dichiarato il presidente russo ai giornalisti, aggiungendo che “le condizioni rimangono ovviamente le stesse” da parte russa. Mosca chiede che l’Ucraina ceda formalmente quattro regioni ucraine parzialmente controllate dall’esercito russo (Donetsk, Lugansk, Zaporizhia, Kherson) e la penisola Ucraina della Crimea annessa nel 2014. Oltre a queste annessioni, il Cremlino vuole che Kiev rinunci alle forniture di armi occidentali e a qualsiasi adesione alla Nato.

Condizioni inaccettabili per l’Ucraina, che vuole il ritiro delle truppe russe e garanzie di sicurezza occidentali, tra cui la prosecuzione delle forniture di armi e il dispiegamento di un contingente europeo. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky si è dichiarato più volte disposto a incontrare di persona Vladimir Putin per cercare di sbloccare i negoziati, una proposta per ora respinta dal Cremlino. Domenica l’Ucraina ha lanciato un attacco con droni che ha provocato un incendio in un deposito petrolifero a Sochi, città ospitante dei Giochi olimpici invernali del 2014 sul Mar Nero. Kiev ha annunciato l’intenzione di intensificare i suoi attacchi aerei contro la Russia in risposta all’aumento degli attacchi russi mortali sul suo territorio nelle ultime settimane. Zelensky ha anche dichiarato domenica che le due parti stanno preparando uno scambio di prigionieri che consentirebbe a 1.200 soldati ucraini di tornare a casa, a seguito dei colloqui con la Russia a Istanbul nel mese di luglio.

L’Iran annuncia la fine della guerra dei 12 giorni. Israele: “Ora ci concentriamo su Gaza”

La guerra è finita, andate in pace. Da un lato Donald Trump, per il quale “è stato un grande onore distruggere tutti i siti nucleari” iraniani “e poi fermare la guerra!”. Dall’altro, il presidente iraniano, Massoud Pezeshkian, che ha annunciato “la fine della guerra dei 12 giorni imposta a Teheran” da Israele e si è detto pronto a tornare “al tavolo dei negoziati”. Nel mezzo, una giornata difficile, fatta di tregue violate e poi confermate, di telefonate da un capo all’altro del mondo e di tensioni che si sono accese e spente a intermittenza.

Nel dodicesimo giorno di guerra tra Israele e Iran comincia a vedersi la luce in fondo al tunnel, anche se “la campagna contro” il programma nucleare iraniano “non è finita. Stiamo iniziando un nuovo capitolo basato sui progressi compiuti nella campagna attuale”, come ha dichiarato il capo di Stato maggiore dell’esercito israeliano, Eyal Zamir. Pezeshkian ha assicurato che il suo Paese non sta perseguendo armi nucleari, ma continuerà a difendere i propri “diritti legittimi”.

E l’annuncio della fine del conflitto apre uno spiraglio alla pace, ma non su tutti i fronti. Zamir, infatti, ha fatto sapere che ora l’esercito “torna a concentrarsi su Gaza, per riportare a casa gli ostaggi e smantellare il regime di Hamas”. Tel Aviv ha anche annunciato la revoca delle restrizioni imposte alla popolazione durante la guerra con l’Iran, mentre le autorità aeroportuali hanno comunicato il “ritorno alla normalità” del traffico aereo. Le scuole e i negozi potranno riaprire e viene annullato il divieto di assembramenti pubblici.

Il presidente Usa, che è volato all’Aia per il vertice Nato, getta acqua sul fuoco, pur continuando ad alimentare le fiamme. Nella notte italiana il repubblicano aveva annunciato la tregua, ma sono continuati gli attacchi iraniani e quelli israeliani, con accuse reciproche di violazione dello stop ai combattimenti. Israele in mattinata ha confermato di aver accettato l’offerta di Trump e che “tutti gli obiettivi” della guerra, scatenata con l’obiettivo dichiarato di neutralizzare il programma nucleare iraniano, erano stati raggiunti. Teheran ha invece gridato “vittoria”, vantandosi di aver costretto il nemico a “cessare unilateralmente” la guerra. Nel mezzo, Trump ha accusato i due Paesi di aver violato la tregua e il Qatar – finito nel mezzo dello scontro con il lancio di missili sulle basi Usa nel suo territorio – ha fatto sapere di aver “persuaso l’Iran” ad accettare il cessate il fuoco e ha esortato Washington e Teheran a riprendere i colloqui sul nucleare.

L’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea) ha giudicato impossibile, in questa fase, valutare i danni inflitti ai siti iraniani, ai quali ha chiesto di poter accedere. Gli esperti ritengono che l’Iran potrebbe aver evacuato il materiale nucleare dai siti colpiti e Teheran ha affermato di possedere ancora scorte di uranio arricchito. L’Aiea ha tuttavia dichiarato di non aver rilevato finora alcuna indicazione di un “programma sistematico” per la fabbricazione di una bomba atomica.

atomo

Studio Bankitalia mette in dubbio effetti positivi da ritorno nucleare in Italia

Nucleare sì, nucleare no? Un nuovo paper dal titolo ‘L’atomo fuggente: analisi di un possibile ritorno al nucleare in Italia‘, curato da Luciano Lavecchia e Alessandra Pasquini, pubblicato sul sito della Banca d’Italia esamina in dettaglio i potenziali vantaggi e le criticità di una possibile reintroduzione dell’energia atomica nel mix energetico nazionale, aggiornando le analisi condotte nel 2012. Il lavoro prende in considerazione anche le linee guida emerse di recente dal Governo, che ha inserito il nucleare tra le opzioni strategiche per raggiungere gli ambiziosi obiettivi di decarbonizzazione fissati per i prossimi decenni. Dall’analisi emerge che il nucleare potrebbe contribuire a stabilizzare il prezzo dell’elettricità, soprattutto grazie alla possibilità di stipulare contratti a lungo termine.

Tuttavia, il suo impatto sul contenimento dei prezzi finali pagati dagli utenti appare limitato. Questo è dovuto principalmente alla struttura del mercato elettrico italiano, che comprende componenti tariffarie e oneri fissi poco influenzati dalla fonte di generazione. Sul piano della sicurezza energetica, i possibili effetti sono ambivalenti. Se da un lato la produzione interna di energia nucleare ridurrebbe la dipendenza dalle importazioni di gas e di elettricità — quest’ultima proveniente in gran parte dalla Francia e prodotta con tecnologia nucleare — dall’altro il Paese sarebbe costretto a importare il combustibile e le tecnologie necessarie.

Le riserve mondiali di uranio sono considerate adeguate anche in scenari di espansione della capacità produttiva, ma le fasi più sensibili della filiera — come l’arricchimento e la produzione delle barre di combustibile — restano concentrate in pochi Paesi, tra cui la Russia, che presenta un elevato rischio geopolitico. Questo implica la necessità, già riconosciuta a livello internazionale, di rafforzare una filiera occidentale del combustibile nucleare. Un’altra criticità riguarda la dipendenza tecnologica. Negli ultimi venticinque anni, il primato nella costruzione di impianti nucleari si è progressivamente spostato dall’Occidente verso Russia e Cina. Per ridurre tale dipendenza, l’Italia dovrebbe investire nel proprio capitale umano e rafforzare il collegamento tra industria, università e sistema formativo, avviando collaborazioni con le poche aziende occidentali ancora attive nel settore. Dal punto di vista ambientale, il nucleare offre vantaggi rilevanti rispetto ad altre fonti low carbon. Non solo garantisce basse emissioni di gas serra lungo tutto il ciclo di vita, ma permette anche una produzione continua (carico di base) e un impatto relativamente contenuto in termini di occupazione del suolo. Tuttavia, resta aperta la questione dello smaltimento delle scorie radioattive.

A oggi, l’Italia non ha ancora avviato il processo per la costruzione di un deposito nazionale, necessario sia per le scorie accumulate in passato sia per quelle future, incluse quelle derivanti da usi medici e industriali. In questo contesto, la strategia delineata dal Governo guarda con interesse alle nuove tecnologie modulari basate sulla fissione, note come Smr (Small Modular Reactors), e alle prospettive a più lungo termine della fusione nucleare. Le prime, in particolare, potrebbero rappresentare un punto di svolta grazie alla maggiore flessibilità, ai tempi di costruzione più rapidi e alla possibilità di produzione in serie. Tuttavia, tali benefici restano per ora potenziali: i prototipi attivi o in costruzione sono pochi e localizzati in paesi come Russia e Cina, e il passaggio a una produzione industriale su scala non è ancora avviato. Inoltre, sarà necessario adattare queste tecnologie agli standard di sicurezza italiani, il che potrebbe comportare ulteriori ritardi. Lo scenario delineato nel Piano Nazionale Integrato Energia e Clima (il Pniec) prevede un’installazione di 8 gigawatt di capacità nucleare tra il 2030 e il 2050, con un possibile raddoppio a 16 gigawatt, per coprire circa l’11% del fabbisogno elettrico nazionale. Si tratta di un obiettivo ambizioso, che richiederà non solo scelte industriali e tecnologiche mirate, ma anche un significativo coinvolgimento pubblico. In un settore che comporta investimenti elevati e tempi lunghi, lo Stato potrebbe essere chiamato a giocare un ruolo attivo, sia come finanziatore diretto sia tramite partecipazioni in società operanti nel comparto.

Iran attacca base Usa in Qatar. Doha avvertita ma reagisce: Ci riserviamo di rispondere

L’Iran attacca la base americana di Al-Udeid in Qatar, la più grande del Medio Oriente, in risposta ai bombardamenti di domenica su tre siti nucleari iraniani. Doha assicura di aver intercettato con successo i missili, condanna l’attacco missilistico, definendolo una “flagrante violazione” della sua sovranità e si riserva il “diritto di rispondere”. Teheran, impegnata da 11 giorni in una guerra con Israele, mette così in atto le sue minacce di ritorsione contro i raid americani che hanno colpito il sito sotterraneo di arricchimento dell’uranio a Fordo e gli impianti nucleari di Isfahan e Natanz. “In risposta all’azione aggressiva e insolente degli Stati Uniti”, le forze armate iraniane “hanno colpito poche ore fa la base aerea americana di Al-Udeid, in Qatar”, avvisa il Consiglio di sicurezza nazionale iraniano in un comunicato, affermando che il numero di missili utilizzati “era lo stesso del numero di bombe” utilizzate nei raid americani.

“Questa azione non rappresenta alcuna minaccia per il nostro Paese amico e fratello, il Qatar”, aggiunge il Consiglio, senza riferire di attacchi contro obiettivi americani in Iraq, citati in precedenza dall’agenzia di stampa ufficiale Irna. Il ministero della Difesa del Qatar fa sapere di aver “intercettato con successo un attacco missilistico contro la base aerea di Al-Udeid”, affermando che non ci sono state vittime. “Lo Stato del Qatar si riserva il diritto di rispondere direttamente in modo proporzionato” a questa “flagrante aggressione”, reagisce il ministero degli Esteri del Qatar, aggiungendo che la base era stata precedentemente evacuata. Immediata la condanna di Dubai: “Condannano con la massima fermezza l’attacco dei Guardiani della Rivoluzione iraniani alla base aerea di Al Udeid, nel Paese fratello del Qatar, considerato una flagrante violazione della sovranità e dello spazio aereo del Qatar”, ha affermato il ministero degli Esteri degli Emirati in un comunicato. Il Kuwait e il Bahrein annunciano la chiusura del loro spazio aereo dopo l’attacco al Qatar, il cui annuncio ha fatto crollare i prezzi del petrolio. All’indomani dell’intervento americano nella guerra tra Iran e Israele, che secondo il Pentagono ha “devastato il programma nucleare iraniano”, la Casa Bianca aveva precedentemente esortato il governo iraniano a riprendere i negoziati sul nucleare, se voleva mantenere il potere nel Paese. Domenica, Ali Akbar Velayati, consigliere della guida suprema Ali Khamenei, aveva minacciato azioni contro le basi militari americane nella regione.

Da parte sua, lunedì sera Israele ha invitato gli abitanti di Teheran ad allontanarsi dalle basi militari e di sicurezza, avvertendo che avrebbe continuato i raid, dopo intensi attacchi sulla capitale iraniana contro i centri di comando dei Guardiani della Rivoluzione e la prigione di Evin, in risposta ai lanci di missili iraniani. La giustizia iraniana ha riferito di danni in alcune parti della prigione di Evin, dove sono detenuti occidentali, prigionieri politici e oppositori. Israele ha anche dichiarato di aver condotto attacchi per “bloccare le vie di accesso” al sito di Fordo, nascosto sotto una montagna a sud di Teheran. In Iran, la guerra ha causato più di 400 morti e 3.056 feriti, per lo più civili, secondo un bilancio ufficiale. I lanci iraniani su Israele hanno causato 24 morti, secondo le autorità. Affermando che l’Iran era sul punto di dotarsi della bomba atomica, Israele lo ha attaccato il 13 giugno, bombardando centinaia di siti militari e nucleari e uccidendo i più alti ufficiali del Paese e alcuni scienziati nucleari. L’Iran, che ha risposto con lanci di missili e droni verso Israele, nega di voler fabbricare armi atomiche, ma difende il proprio diritto a un programma nucleare civile. Prima dell’attacco alla loro base, gli Stati Uniti hanno dichiarato di monitorare “attivamente la situazione nello Stretto di Hormuz”, che “il regime iraniano sarebbe stupido” ad attaccare. Domenica Washington aveva invitato Pechino a dissuadere Teheran dal rispondere all’attacco americano chiudendo questa zona di transito marittimo che rappresenta un quinto del petrolio mondiale. La televisione di Stato iraniana ha inoltre annunciato l’arresto di un “cittadino europeo” sospettato di essere una ‘spia’ al servizio di Israele, senza fornire ulteriori dettagli. Invocando la “situazione di sicurezza” nella regione, le compagnie petrolifere straniere nel sud dell’Iraq hanno “evacuato” parte del loro personale straniero.

Il presidente americano Donald Trump ha parlato domenica di “danni monumentali” inflitti ai siti nucleari iraniani. L’Agenzia internazionale per l’energia atomica (AIEA) ha giudicato impossibile in questa fase valutare l’entità dei danni e ha chiesto l’accesso ai siti nucleari iraniani. Gli esperti ritengono che l’Iran possa aver evacuato il materiale nucleare dai siti colpiti, e un alto funzionario iraniano, Ali Shamkhani, ha affermato che il Paese possiede ancora scorte di uranio arricchito. Secondo l’AIEA, l’Iran ha arricchito l’uranio al 60%, vicino alla soglia del 90% necessaria per fabbricare una bomba atomica. Tuttavia, l’agenzia afferma di non aver rilevato finora alcuna prova di un “programma sistematico” iraniano in tal senso. Donald Trump, che aveva rilanciato i negoziati con Teheran per regolamentare il suo programma nucleare – avviati ad aprile con la mediazione dell’Oman – è “ancora interessato” a una soluzione diplomatica, ha affermato lunedì la portavoce della Casa Bianca. Ma “se il regime iraniano rifiuta di impegnarsi in una soluzione diplomatica perché il popolo iraniano non toglie il potere a questo regime incredibilmente violento che lo reprime?”, ha detto. “Se l’attuale regime iraniano è incapace di restituire all’Iran la sua grandezza, perché non dovrebbe esserci un cambio di regime?”, aveva scritto il giorno prima Trump sul suo social network Truth.

Iran, Khamenei: “Se Usa entrano in guerra danni irreparabili”. Da Trump ultimatum finale

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Khamenei parla in tv agli iraniani e sfida Trump. “Non ci arrenderemo mai”, dice la Guida Suprema, che definisce “inaccettabile” l’ultimatum del presidente americano, minacciando le basi Usa nella regione. E aggiunge: “Non avremo pietà per i leader di Israele”. Al tempo stesso l’ayatollah teme per la sua vita e prepara anche il figlio Mojtaba per la successione.

Dal canto suo, Donald Trump resta indeciso: di certo, fa sapere, non lo dirà pubblicamente se deciderà di attaccare. Al momento, tutte le opzioni sono sul tavolo della Casa Bianca che valuta i dubbi sul cambio di regime a Teheran e il rischio di uno scenario libico. Per cui, lancia un ultimatum definitivo: “Hanno chiesto di venire a negoziare, ma è tardi: ho perso la pazienza con l’Iran, deve arrendersi senza condizioni”. La risposta è altrettanto chiara: la nazione iraniana “non si arrenderà mai” sotto pressione, dichiara Khamenei in televisione. Per Teheran il tycoon è un “guerrafondaio” e l’ayatollah avverte: “Le conseguenze di un attacco americano saranno irreparabili”.

Parole a cui il mondo risponde correndo ai ripari: il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha convocato il gabinetto di sicurezza e anche il britannico Keir Starmer e il francese Emmanuel Macron  convocano riunioni di emergenza. Il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, esorta alla de-escalation, ricordando che “ogni intervento militare aggiuntivo avrebbe conseguenze enormi per l’intera regione”. Ma Trump non sembra intenzionato a cedere, e valuta possibili attacchi: “Forse lo farò, forse no”, dice da Washington, aggiungendo che Teheran aveva contattato gli Stati Uniti per negoziare, ma che la sua pazienza stava “già esaurendosi”. Gli Stati Uniti possiedono una potente bomba anti-bunker in grado di distruggere i siti nucleari iraniani profondamente interrati.

Sul fronte di guerra, il Ministro della Difesa israeliano Israel Katz ha annunciato che l’Aeronautica Militare ha distrutto il “Quartier Generale della Sicurezza Interna” a Teheran, che ha descritto come “il principale organo repressivo del dittatore iraniano”. L’esercito israeliano aveva già annunciato attacchi contro “obiettivi militari” a Teheran. Potenti esplosioni sono state udite più volte dai giornalisti sul posto e diverse colonne di fumo erano visibili in diversi quartieri della capitale. Anche la Mezzaluna Rossa iraniana ha annunciato un attacco israeliano nei pressi del suo edificio. Secondo l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA), Israele ha distrutto due impianti di produzione di centrifughe vicino a Teheran. In risposta, le Guardie Rivoluzionarie della Repubblica Islamica hanno dichiarato di aver lanciato missili balistici ipersonici a raggio intermedio Fattah-1. In serata, l’Iran ha annunciato un inasprimento delle restrizioni a internet, sostenendo che Israele aveva dirottato la rete per scopi militari, nel sesto giorno di guerra tra i due Paesi.

Al momento, i bombardamenti israeliani hanno causato almeno 224 morti e oltre mille feriti in Iran, secondo l’ultimo rapporto ufficiale iraniano pubblicato domenica. I colpi di missili e droni iraniani, che hanno colpito i centri urbani, hanno causato almeno 24 morti e 592 feriti, secondo le autorità israeliane. Intanto, gli Stati Uniti stanno preparando l’evacuazione volontaria dei propri cittadini da Israele, secondo l’ambasciatore statunitense a Gerusalemme Mike Huckabee. Diversi paesi europei, tra cui Germania e Italia, hanno rimpatriato centinaia di loro connazionali. La Cina ha già evacuato quasi 800 suoi cittadini dall’Iran e altri mille sono in fase di evacuazione. Il Ministro degli Esteri, Wang Yi, ha espresso “profonda preoccupazione” per una guerra che “potrebbe sfuggire di mano”. L’ambasciata russa a Tel Aviv ha annunciato la partenza delle famiglie dei diplomatici da Israele. Al contrario, il primo aereo con a bordo israeliani bloccati all’estero a causa della chiusura dello spazio aereo del loro Paese è atterrato mercoledì vicino a Tel Aviv, proveniente da Cipro.