“Quella di Vladimir Putin non era una minaccia all’Europa, ma una richiesta: affrontiamo i nostri problemi, analizziamoli insieme”. Lo dice Aleksej Cepa, primo vicepresidente della Commissione Esteri della Duma, parlamentare dal 2008, ex viceministro. In un colloquio con il Corriere della Sera spiega il discorso di Putin: “Sono le stesse cose che disse a Monaco nel 2007, e da allora le ha ripetute ogni anno, compreso nel 2021 quando è stata sollevata la questione della sicurezza della Russia. Siamo tutti seduti su un’enorme polveriera, noi, l’Ucraina e l’Europa, e invece ci guardiamo soltanto i piedi. C’è una generale mancanza di percezione. Voi non desiderate ascoltare le nostre ragioni, non lo avete fatto neppure prima del conflitto, e noi reagiamo con rabbia crescente”. E ancora sulla possibile pace che ci sarà “quando i dirigenti di alcuni Paesi europei capiranno che una continuazione della guerra non serve. Perché si propongono condizioni in partenza inattuabili, che non possono essere rispettate? Lo fate esclusivamente per poi accusare Mosca di rifiutare le proposte avanzate dai Paesi europei”. E ancora: “La pace dev’essere stabile e di lunga durata. Le cause fondamentali che hanno condotto a questo conflitto, se non vengono considerate, renderanno precario qualunque accordo. Questo per noi è l’essenziale”. E infine: “L’amministrazione Trump non è al servizio degli interessi russi, né di quelli ucraini, ma solo dei suoi. Fa i propri affari, puramente economici, anche nell’area europea, tramite questo conflitto”.