“L’Europa oggi è più isolata rispetto a una quindicina di anni fa”. Così Gilles Finchelstein, segretario generale della Fondazione Jean-Jaurés di Parigi, recentemente uscito nelle librerie d’Oltralpe con La democrazia allo stato gassoso. Come spiega a La Stampa, oltre alla guerra con la Russia, “l’altro elemento geopolitico importante è la distanza, per usare un eufemismo, che si è creata con gli Stati Uniti”, e l’Europa “comincia a prendere consapevolezza di questa realtà, che deve obbligarla a costruire quella sovranità che ha in parte perduto”. Tutto è successo quando “non è stata capace di assicurare da sola la sua sicurezza. Quella di oggi è una sovranità atrofizzata. Certo, non ne ha mai avuto bisogno, non perché non ci fosse un potenziale avversario ma perché c’era un fedele alleato”. Poi su Donald Trump: “Trump ha sempre avuto un’inclinazione verso Mosca. La sfida per l’Europa consiste nell’evitare di farlo cadere nella parte verso la quale pende. Su questo aspetto, Macron, Starmer e Merz sono stati efficaci, facendo da cordone per evitare di far precipitare il presidente americano in quel versante”. Zelensky propone un congelamento del fronte: “Gli ucraini vedono che la riconquista dei territori occupati è impossibile militarmente, quindi ad un certo punto diventerebbe plausibile una concessione come quella dell’area demilitarizzata. L’aspetto più interessante, però, è che sarebbe necessaria anche una concessione russa. Rimarrei molto sorpreso se Mosca accettasse, perché in tal caso dovrebbe ritirarsi da quelle zone”.