Secondo uno studio dell’agenzia National Credit Ratings, nel 2025 la produzione di acciaio in Russia dovrebbe diminuire del 19% fino a raggiungere i 57 milioni di tonnellate, mentre il consumo calerà del 15% fino a raggiungere i 37,1 milioni di tonnellate, il livello più basso dal 2011.
“Il consumo visibile di acciaio in Russia, secondo le stime della Ncr, diminuirà del 15% nel 2025, attestandosi a 37,1 milioni di tonnellate, il dato più basso dal 2011. In confronto, il consumo ha raggiunto il livello record di 46,3 milioni di tonnellate nel 2023, il che significa che il calo rispetto al picco storico è pari a quasi il 20%”, si legge nel rapporto che rilancia l’agenzia di stampa Tass.
Gli esperti hanno aggiunto che le prospettive per il 2026 rimangono cautamente pessimistiche. In condizioni favorevoli, è possibile una leggera ripresa della produzione, con una crescita fino al 3% rispetto al 2025. I potenziali motori di crescita includono l’allentamento della politica monetaria e la riduzione dei tassi di interesse, l’attuazione di progetti infrastrutturali nazionali e l’aumento delle esportazioni verso i paesi in via di sviluppo.
Gli analisti attribuiscono la contrazione della produzione e della domanda a una combinazione di fattori interni ed esterni, tra cui i vincoli geopolitici, l’eccesso di offerta nel mercato globale dell’acciaio, gli alti tassi di interesse e il rafforzamento del rublo. Secondo le stime dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse), nel 2025 l’eccesso di capacità produttiva globale di acciaio è salito a circa 680 milioni di tonnellate, aggravando la pressione sui prezzi e sui volumi di produzione.
Secondo le stime degli analisti, il ritorno ai livelli di produzione del 2021 (circa 77,8 milioni di tonnellate) richiederà diversi anni, da cinque a sette, a condizione che si riducano i rischi legati alle sanzioni e all’instabilità dei mercati esterni.