“Con l’amministrazione Trump non sei mai sicuro se gli obiettivi che cercano di raggiungere verranno mantenuti o se ci sia il rischio che vadano a rotoli, che si tratti di Gaza, dell’Ucraina, dei terroristi, del Venezuela. Da una parte non c’è dubbio che (quella in Venezuela, ndr) sia stata un’operazione ben pianificata ed efficace: merito del mio vecchio dipartimento (la Difesa, ndr), della Cia e delle Forze speciali. Quello che non è stato ben pianificato è il giorno dopo”. Così Leon Panetta, ex segretario alla Difesa di Obama e in precedenza capo della Cia. “Al momento non riesco a vedere un cammino chiaro verso la stabilità in Venezuela e credo che sia questo il pericolo”, aggiunge in un colloquio con il Corriere della Sera. Panetta spiega poi che “quando ero direttore della Cia abbiamo condotto una simile operazione contro Bin Laden, di grande successo. E ce ne sono state altre. Ma il problema che vedo in quest’amministrazione è che puntano a obiettivi immediati, non passano molto tempo a pianificare ciò che accadrà quando alcuni di questi obiettivi vengono raggiunti. Quindi la situazione diventa caotica. In Venezuela non siamo sicuri di ciò che significherà, anche se è chiaro che ora gli Stati Uniti sono responsabili. Ci sarà un’altra versione di Maduro, cercando di usare la vicepresidente? Chi avrà il controllo, l’esercito o l’industria petrolifera? Ci sarà uno sforzo per cercare di stabilire un governo democratico e le elezioni?”.
Panetta insiste ancora: “L’approccio più responsabile sarebbe stato avere un piano complessivo e coordinato per quello che dovrebbe accadere in Venezuela, in coordinamento con i nostri alleati in America Centrale e Latina. Per l’amor del cielo… abbiamo sviluppato un piano di pace in 20 punti per Gaza, avremmo dovuto averne uno per stabilire un governo in Venezuela e cercare di stabilizzare il Paese. Che Machado possa non avere il controllo dell’esercito lo sappiamo, ma questo ci lascia in una situazione in cui i militari determinano chi controlla il Venezuela e non è un buon risultato. È qualcosa a cui si sarebbe dovuto pensare prima. Bisogna essere onesti: gli Stati Uniti non sono bravi nel nation building, è piuttosto chiaro storicamente, che si tratti dell’Iraq, dell’Afghanistan, della Siria. L’unico modo per arrivare alla stabilità non è lasciare che gli Stati Uniti gestiscano lo show, ma lavorare con altri Paesi nella regione. Abbiamo fatto lo stesso errore in Medio Oriente”.