“E’ assurda la teoria di Giorgia Meloni per cui l’escalation si ferma praticamente non facendo nulla”. Così Nicola Zingaretti, capogruppo del Pd nella delegazione dei socialisti europei. “Un controsenso per provare a nascondere la verità”, spiega a Repubblica. “L’Europa è stata aggredita e l’Italia ha scelto di non schierarsi dalla sua parte, ma di fatto a fianco di Trump. Nonostante si sia detta in disaccordo, chiamando il presidente americano ha agito da sola e ha rotto il fronte comune dell’Unione. Un danno enorme”, sottolinea Zingaretti. “Solo l’unità, la compattezza dei Paesi europei, la loro capacità di negoziare e rispondere senza distinguo né defezioni arresterà l’escalation. Meloni e la destra preferiscono anteporre gli interessi politici ed economici della Casa Bianca agli interessi degli italiani. Ma la buona notizia è che l’Europa sta iniziando a reagire, malgrado il nostro governo. La decisione del Parlamento di non votare il rapporto Ue/Usa è un bel segnale, suona come un altolà: non siamo disposti a far finta di niente”. E ancora sulla premier: “Non c’è nessuna ‘pontiera’, è un’altra invenzione. Ricordo che poche ore dopo l’incontro a Roma tra Vance e Ursula von der Leyen, presentato dalla destra come un grande risultato a difesa dell’Europa, il presidente Usa ha imposto dazi al 25% su tutte le merci prodotte nel vecchio continente. Lui e i suoi hanno idee molto chiare. Non condividono l’ordine fondato su principi, valori e diritti che con i suoi limiti e le sue imperfezioni è stato costruito dopo la Seconda guerra mondiale. Vogliono la legge del più forte: passare dalla casa della pace, della democrazia e della giustizia — come finora è stato inteso l’Occidente — alla giungla. Meloni non media, si adegua ai diktat che arrivano di là dell’Atlantico, pensando di staccare un dividendo politico in seno a quell’Internazionale nera che si sta coagulando intorno a Trump”.