Una congiuntura mondiale “chiaramente migliore” di quella che ci si aspettava l’anno scorso, senza recessioni o rallentamenti. Di certo, restano “molte incertezze su come agiranno i dazi” mentre le questioni geopolitiche impediscono di poter fare previsioni a lungo tempo, dal punto di vista economico. E’ questa l’analisi offerta dal governatore della Banca d’Italia, Fabio Panetta, intervenuto al comitato esecutivo dell’Abi. Per Panetta quindi la congiuntura mondiale ha tenuto, rispetto alle previsioni di aprile scorso, “quando emerse l’evidenza che avremmo vissuto per un po’ in mondo più antagonistico, le previsioni divennero meno rosee”. Ma, di fatto, ha commentato “non abbiamo visto rallentamenti o recessioni in giro per il mondo”. Anche le previsioni per gli Stati Uniti, che erano intorno a un 1,5% di crescita l’anno scorso, “si chiuderanno quest’anno almeno dal 2,2 al 2,5% di crescita, quindi gli Stati Uniti hanno fatto molto meglio”. Tuttavia, ha avvertito, “è difficile fare valutazioni di carattere economico, difficile avere il quadro della situazione” perché oggi “le variabili fondamentali dell’economia, su investimenti, commercio internazionale, andamento dei tassi di interesse dipendono da variabili che sono sempre meno le variabili tradizionali, ma da variabili geopolitiche, oggi direi sempre più politiche senza il prefisso ‘geo’”. Per Panetta “assistiamo a movimenti dei tassi che talora hanno legami con i fondamentali, ma nella maggior parte dei casi dipendono da altri fattori”. In particolare, ha proseguito, “gli annunci di questi giorni sulla scena internazionale hanno determinato riposizionamenti sui mercati, gli annunci politici determinano scelte di investimento repentine e che cambiamo continuamente”. Di conseguenza “è difficile da prevedere ex ante, ma anche ex post difficile capire che cosa sta succedendo”. Per il numero uno di Bankitalia, anche se restano molte incertezze su come agiranno i dazi, “su come il commercio internazionale sarà influenzato”, il mondo “è più furbo dei vincoli e il commercio internazionale si è riallocato”. E ha spiegato: “Le esportazioni cinesi non sono crollate, sono scese molto le importazioni degli Stati Uniti dalla Cina, ma non quelle di altri paesi asiatici che poi sono tappe intermedie verso gli Usa”. Inoltre, e questa non è una buona notizia per l’Europa, ha concluso, “la Cina sta spingendo molto per espandersi su altri mercati”. Su questo, è arrivata la stoccata all’Europa, definita troppo “debole” perché senza integrazione. “La capital markets union e la banking union sono solo due esempi della mancata integrazione europea”, ha dichiarato. “Se noi fossimo integrati, non solo economicamente e finanziariamente ma anche politicamente, e avessimo una capacità di risposta, forse non saremmo così passivi oggi nei confronti delle tensioni che ci vengono da fuori”, ha aggiunto. Ma, nonostante le diverse posizioni, “è possibile che Trump sia il motivo per cui noi accelereremo l’integrazione”. Per Panetta “da questa fase di tensione possono scaturire molti sviluppi positivi e alcuni stiamo vedendo: il riavvicinamento fra Francia e Regno Unito è uno, ma io spero che ci sia poi una spinta maggiore nei confronti dell’integrazione europea”. “La constatazione è così evidente del fatto che noi siamo deboli, non riusciamo a rispondere – ha rimarcato – Quando ha risposto il Brasile, il Brasile nel confronto sui dazi ha avuto un comportamento diverso”. “Quindi – ha concluso – è possibile che ex malo bonus, che a un certo punto il mondo non vada tutto quanto a rotoli”.