Pichetto: “Dl Energia a febbraio, tempi maturi”. Rinnovato accordo con Francia su scorie

Il ministro dell'Ambiente da Torino spiega che il lavoro sta andando avanti “articolo per articolo” ma “tutta la parte tecnica è praticamente conclusa”

Il nuovo decreto Energia potrebbe arrivare in Consiglio dei ministri entro febbraio. Lo dice il titolare del dossier, Gilberto Pichetto Fratin, che ritiene ormai i “tempi maturi”, dopo i continui slittamenti da novembre a oggi.

Il ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica, parlando dalla sua Torino a margine degli a margine degli Energy Days, spiega che il lavoro sta andando avanti “articolo per articolo” ma “tutta la parte tecnica è praticamente conclusa”. Nessuna anticipazione, però, altrimenti “si creerebbero dei nuovi dibattiti”, avverte il responsabile del Mase, sottolineando che il lavoro è collegiale con altri ministeri e dunque serve una condivisione prima di dare il ‘visto si stampi’ al provvedimento. Fase che, dice, non è lontana: “Ormai siamo alla parte finale”. Il testo sarebbe dovuto approdare in Cdm oltre due mesi fa, poi però due intoppi su tutti ne avevano rallentato la chiusura fino a farlo slittare all’anno nuovo.

In particolare, la misura che avrebbe dovuto spalmare gli oneri di sistema alle aziende energivore su più esercizi, che sarebbe in conflitto con le regole europee sugli aiuti di Stato, e la copertura per i bonus da 55 euro per i clienti domestici con Isee fino a 15mila euro. Se saranno stati superati gli ostacoli, dunque, lo scopriremo tra pochi giorni. Intanto, dai consumatori al mondo produttivo, si leva sempre più alta la richiesta di intervenire per ridurre i costi dell’energia. “Io sono il primo e il più convinto a dire che dobbiamo essere competitivi – dice ancora Pichetto -. La sfida di questo Paese sul Pil, sull’occupazione, per il benessere italiani, è una sfida energetica”. Ma il riferimento è la Germania e non la Francia, che “ha il nucleare ed è in grado di dare l’energia a metà prezzo” o “peggio ancora la Spagna, che ha il nucleare e tutta l’Andalusia fotovoltaica”. Dunque “l’azione deve essere quella di non distanziarsi dai tedeschi che però hanno messo in questo momento un quantitativo notevole di fondi dello Stato, un piano da 26 miliardi”.

Per abbassare i costi il governo ha scelto di virare verso un mix futuro che comprenda anche il nucleare con gli Smr, i piccoli reattori modulari di nuova generazione. Al di là dei possibili effetti benefici sulle bolette, la tecnologia ha però tutta una serie di temi collaterali da affrontare, come quella dello smaltimento delle scorie. “Ho firmato il rinnovo dell’accordo di Lucca con la Francia, che prevede il totale del riprocessamento al 2056”, mette in luce Pichetto Fratin. Spiegando che “si prevede entro il 2039 il trasferimento delle ultime scorie e l’inizio del ritorno del riprocessato”. Sul deposito unico nazionale, invece, il ministro invoca un approccio scientifico che coinvolga tutto il territorio, superando il vecchio modello a blocco unico: “Dobbiamo distinguere tra alta intensità, che riguarda quantitativi minimi di pochi metri cubi, e bassa o media intensità, come ferro e mattoni del decommissioning o rifiuti ospedalieri, che – conclude – hanno una natura radioattiva ma una gestione differente”.