“Una centrale elettrica è come un organismo vivente, c’è sempre attività, c’è sempre rumore. Sono rimasto scioccato visitando tre giorni fa uno dei nostri impianti, appena colpito dai missili russi. C’era solo silenzio, il silenzio della morte”. Lo dice Maxim Timchenko che dirige Dtek, la maggiore società energetica privata del Paese. “Abbiamo ricevuto pezzi di ricambio e generatori diesel da molti Paesi europei ed extraeuropei – continua Timchenko nel colloquio con la Stampa – ma le scorte si riducono progressivamente. Abbiamo bisogno di trasformatori, veicoli pesanti, compressori per il gas. Dagli Stati Uniti sono arrivati i primi cargo carichi di gas naturale liquefatto, ne aspettiamo altri, almeno una dozzina”. E ancora: “Oggi più della metà del nostro fabbisogno nazionale è coperto dal nucleare – ricorda Timchenko –. Nonostante la guerra, Dtek ha aperto il più vasto impianto eolico ucraino, con una potenza di 650 megawatt ed un investimento di oltre un miliardo di euro. Abbiamo costruito un impianto di stoccaggio di energia da 200 megawatt. Cerchiamo partner internazionali ed investitori per altri progetti”. Poi aggiunge sulla centrale nucleare di Zaporizhzhia al momento controllata dai Russi: “Noi possediamo la centrale a carbone adiacente. Il funzionamento dei due impianti è in parallelo, speriamo di poterne riprendere il controllo presto”.