“Sull’idroelettrico vi sono delle interlocuzioni per le quali la saggezza suggerisce di non fare previsioni. Nel senso che è un tema che, tra l’altro, ci accomuna anche ad altri Paesi. Anche coloro i quali pensavano di aver già definito una posizione, tipo la Francia nei mesi scorsi, oggi si trovano a dover fare i conti con un’impostazione che sta leggermente mutando. E quindi dobbiamo esattamente capire e far capire che noi non vogliamo stravolgere le regole, ma ci pare opportuno fare questa riflessione: se si deve andare a gara sull’idroelettrico, questo non può essere una limitazione che riguarda soltanto l’Italia, ma per un principio di pari trattamento e di par condicio deve riguardare tutta l’Europa”. Così il ministro per gli affari europei, le politiche di coesione e il Pnrr, Tommaso Foti, a margine della presentazione dei risultati del Progetto SIM (Sistema Avanzato Integrato di Monitoraggio e Previsione).
“Visto che attualmente saremmo l’unico Paese che deve andare a gara per l’assegnazione delle concessioni idroelettriche, – sottolinea – la saggezza vorrebbe che o si definisse in un senso per tutti, o si consentisse a noi — attenzione, non di decidere per non fare le gare — ma di aggiungere una possibilità alle tre misure alternative che già ci sono, e cioè quella di poter consentire a coloro i quali oggi hanno la concessione in atto di averne un’altra — quindi non una proroga, ma un’altra — che riguardi il piano di investimenti e che sia in relazione al piano degli investimenti. Perché questa è l’unica strada che si può percorrere per mantenere anzitutto un monte di investimenti che si dice oggi per l’Italia valga 14-15 miliardi di euro e che in questo momento è praticamente bloccato”, conclude.