Il peso dell’Italia sulla produzione mondiale di olio d’oliva è passato dal 12,7% del 2023-24 al 6,3% del 2024-25. Lo riporta Il Sole 24 Ore citando il report ‘L’olio d’oliva italiano: tra volatilità dei prezzi, eccellenze locali e mercati stranieri’ pubblicato dall’Area Studi di Mediobanca. Un dato che sintetizza il ridimensionamento, sul piano produttivo, dell’olio d’oliva italiano. Un trend che ha radici lontane e che è il prodotto del calo delle superfici coltivate (si sono ridotte del 7,1% tra il 2014 e il 2024) e delle difficili condizioni meteo degli ultimi anni. Nonostante il ridimensionamento a monte della filiera, l’industria italiana dell’olio d’oliva continua a registrare performance importanti con un ruolo di primo piano sui mercati internazionali: l’export (crescita cumulata 2015-2024 +9%) trascina il giro d’affari (+7%) ma vale ancora poco (un terzo delle vendite totali). La redditività del settore soffre (Ebit margin medio 2015-24 a +2,6% contro il +4,8% dell’alimentare e +5,6% della manifattura), mentre risultano significativi gli investimenti materiali (crescita cumulata 2015-2024 +10,1% contro il +7% dell’industria alimentare e il +5,2% manifattura).