Le cause sono strutturali, non congiunturali: crescita della domanda globale, forte concentrazione geografica dell’offerta, tensioni geopolitiche, difficoltà di sostituzione dei materiali. I requisiti ambientali non sono percepiti come il principale fattore di aggravamento, ma contribuiscono a rendere più complesso il quadro regolatorio. Gli impatti saranno particolarmente intensi nei settori ad alta tecnologia e valore strategico: aerospazio e difesa (titanio e alluminio), elettrificazione ed elettronica (rame), magneti e tecnologie avanzate (terre rare). Le criticità si propagheranno lungo tutta la catena del valore, dalle fasi estrattive ai prodotti finiti, con effetti amplificati sulle filiere integrate.
Il Critical Raw Materials Act del 2024 “rappresenta un passo in avanti nella strategia europea di riduzione delle dipendenze”, spiega Confindustria, ma secondo Cascade “presenta limiti rilevanti”: obiettivi aggregati e non differenziati per singola materia prima, risorse finanziarie non coerenti con la natura capital intensive degli investimenti in estrazione e trasformazione, scadenza al 2030 troppo ravvicinata e potenzialmente distorsiva nella selezione dei progetti. La risposta più efficace è il coordinamento delle policy a livello europeo. Il rischio sulle materie prime critiche è strutturale e richiede un approccio multilivello che integri politica industriale, politica commerciale e cooperazione internazionale.
(Segue)