“Il prezzo del petrolio è salito, fra venerdì e ieri, del 15%, quello del gas europeo è quasi raddoppiato. Mentre il petrolio fa affidamento su un eccesso di offerta raramente visto in passato, per il gas la situazione è opposta, con carenza di offerta causata dal taglio delle esportazioni della Russia verso l’Europa”. Lo scrive Davide Tabarelli, presidente di Nomisma Energia, in un suo intervento su Il Sole 24 Ore. “Il confronto con il petrolio aiuta a capire quanto sia importante per la sicurezza, ma anche per l’efficienza, avere flessibilità e abbondanza di strutture. Gli Usa, da sempre primi consumatori di petrolio, hanno raddoppiato la loro produzione e sono diventati esportatori, nel mondo vi sono nuovi produttori al di fuori dell’Opec, le scorte sono abbondanti e i mercati a termine, futures, sono più maturi”, si legge ancora. Poi Tabarelli sottolinea: “Il mercato spot del Brent, da cui sono cresciuti poi i futures, parte negli anni ’70, mentre quello del gas europeo cresce nei primi anni 2000 quando, sotto la pressione della Commissione Europea, si è voluto abbandonare i contratti a lungo termine, con formule di prezzo legate al petrolio, per affidarsi alle virtù dei mercati a breve. Erano gli anni del delirio per il mercato, con l’elogio dello smantellamento, oltre dei contratti a lungo termine, anche delle strutture verticali dell’industria. Da noi la Snam, che aveva fatto i contratti e le strutture del gas, fu separata dall’Eni nel 2012. Grande efficienza e grande finanza sono state generate dalla deverticalizzazione e indietro non si torna”.