“Una componente è sicuramente speculativa o comunque lo è stata speculativa. Il problema è adottare delle misure necessarie a contenere gli accadimenti dei prossimi giorni”. Lo dice a Gea il presidente della Federazione italiana gestori carburanti e affini (Fegica), Roberto Di Vincenzo, interpellato sull’aumento dei prezzi del petrolio dopo l’attacco di Usa e Israele all’Iran. “Ormai il petrolio ha sfondato i 100 dollari a barile, si viaggia sui 120 dollari e, se mai dovessero avversarsi le previsioni di degli analisti, che parlano di 150 o 200 dollari a barile, sarebbero guai per tutti”, aggiunge. “L’Unione europea sta lavorando per liberare le scorte strategiche che ogni Paese deve avere per 90 giorni. Il problema – spiega – sarà poi ricostituirle quelle scorte strategiche” che verrà pagato “con il prezzo che ci sarà al momento in cui si deciderà”. D’altra parte, continua Di Vincenzo, “la variazione delle scorte già adesso, soprattutto negli Stati Uniti, determina una fluttuazione significativa. Bisognerà vedere se, Hormuz o non Hormuz, cosa accadrà sugli oleodotti, perché il panorama è molto complesso da questo punto di vista. Se poi gli israeliani bombardano le raffinerie e i depositi in Iran facendo anche, come dire ‘seccare’ i loro partner, la cosa di certo non aiuta. Anche perché la risposta immediata è appunto il superamento dei 100 dollari al barile”.