“Sta nascendo un asse franco-anseatico che partendo da Parigi arriva a Varsavia passando per Berlino e dialogando con Londra. Un asse che nel post Ucraina potrebbe diventare il perno di una nuova Europa. Un asse dal quale noi rischiamo di rimanere tagliati fuori, a causa dell’equilibrismo e delle ambiguità della destra di Meloni, che ha il portafoglio a Bruxelles ma il cuore nell’agenda Maga”. Lo dice il senatore di Italia Viva Enrico Borghi, vicepresidente del partito e componente del Copasir, in una intervista a Linkiesta.it.
“La guerra in Ucraina – prosegue – si inserisce in un quadro geopolitico ben più ampio, secondo quella che il premier canadese Mark Carney al Forum di Davos ha definito la rottura, e non la mera trasformazione, dell’ordine mondiale”. Lungo questo crinale corrono delle faglie di Sant’Andrea su cui si scatenano metaforici terremoti, aggiunge Borghi: La prima faglia è l’Ucraina, poi la Striscia di Gaza e la terza, potenzialmente, può essere l’Iran. Non valutare lo scenario complessivo e circoscrivere il focus a un singolo stato di tensione impedisce di comprendere cosa realmente accada nel mondo”.