“Partiamo dalla considerazione che la politica estera non è competenza dell’Unione europea, ma questa è una visione di breve periodo perché noi per poter contare dal punto di vista geopolitico ed economico, e per poter continuare ad avere una leadership che sia basata sui valori dell’Europa, ovvero sui valori della centralità della persona, della democrazia, dello Stato di diritto, noi dobbiamo avere un’Europa che parla con una voce sola”. Così Letizia Moratti, europarlamentare di Forza Italia, ex ministra ed ex sindaca di Milano. In un dialogo con il Corriere della Sera aggiunge: “Credo che sarebbe stato opportuno un dibattito con risoluzione in Parlamento, ma nessun partito l’ha chiesto. Questa purtroppo è l’immagine di un’Europa che sia a livello di Parlamento che a livello di Consiglio ma anche di Commissione stenta a prendere posizione”. E ancora: “Purtroppo il Parlamento si trova a essere diviso da posizioni che si richiamano agli Stati. Sulle questioni di politica estera evidentemente anche il Parlamento fa più fatica a esprimersi. Dobbiamo avere una politica estera che sia dell’Unione: dobbiamo superare il vincolo dell’unanimità, che peraltro in questo momento sta bloccando anche il prestito da 90 miliardi all’Ucraina”.
Moratti poi parla del problema energetico: “Il commissario all’Energia Jørgensen ha presentato martedì il pacchetto Energia. Condivido le proposte per stimolare gli investimenti nelle energie pulite, nelle infrastrutture critiche e per sviluppare i piccoli reattori modulari, mentre non sono d’accordo sulle misure per la tutela dei consumatori e per abbassare le bollette”. Perché “la Commissione ha proposto di intervenire su tre leve: la fiscalità, gli oneri di rete, l’efficienza energetica però sulla fiscalità ha rimandato agli Stati la decisione di ridurre la tassazione sull’elettricità fino ai minimi consentiti dalle norme europee. Serviva invece una posizione europea”. Del resto “siamo in una situazione di emergenza, la Commissione deve entrare in questo ordine di idee e sospendere il sistema di scambio delle quote di emissione Ets che pesa sulla bolletta dal 15% al 40%, sospendere temporaneamente il Patto di stabilità per dare ai Paesi spazio fiscale per gli aiuti di Stato, promuovere acquisti congiunti di gas, usare in modo coordinato le riserve strategiche”.