“La dinamica del conflitto si è rovesciata: gli Usa ora vorrebbero chiuderlo, ma l’Iran intende andare avanti, perché il regime è sopravvissuto e pensa di poter infliggere gravi costi al presidente Trump”. Così Robert Gates, direttore della Cia con Bush padre e capo del Pentagono con Bush figlio e Obama. In un colloquio con Repubblica spiega: “Il messaggio sugli obiettivi è stato confuso, però non c’è dubbio che Usa e Israele abbiano raggiunto in larga parte lo scopo di distruggere le capacità militari dell’Iran. Il cambio di regime invece non è avvenuto e su questo Trump e Netanyahu sembrano avere posizioni parallele, con il primo meno interessato del secondo a raggiungerlo”. Sulla durata della guerra c’è però ancora incertezza: “Il presidente ha detto che ha ottenuto quanto voleva e quindi può dichiarare la fine quando decide, ma quello che vediamo nello stretto di Hormuz dimostra come la soluzione possa essere più problematica, perché non dipende più solo dagli Usa. Come gli ucraini sono riusciti a frenare i russi con armi rudimentali, così gli iraniani possono usare tattiche da guerriglia per tenere in ostaggio il prezzo del petrolio”. La Marina di Teheran è distrutta “ma hanno ancora centinaia di piccole imbarcazioni veloci in grado di depositare in mare tre mine ciascuna. Non si eliminano facilmente, sprecando munizioni molto costose, e noi abbiamo solo quattro dragamine della classe Avenger nella regione. Agli iraniani poi non servono grandi attacchi per terrorizzare le petroliere e bloccare il traffico, bastano pochi ordigni”. Il Pentagono potrebbe scortare le navi ma “non sarebbe facile, anche perché al momento tutti i cacciatorpedinieri che abbiamo nella regione sono impegnati a proteggere le navi più grandi coinvolte nei bombardamenti e non possono svolgere anche questo compito”.