Claudio Martelli, uno degli artefici del nuovo corso socialista e del governo Craxi, a suo tempo negò la pretesa di trasformare la base di Sigonella in territorio americano: “Allora fu rivendicata la piena sovranità su una base americana che si trova su territorio italiano. Quella vicenda insegna il rispetto di sé stessi e della propria Nazione, per usare un termine caro a Giorgia Meloni. Dei propri diritti. Della propria sovranità”, racconta in un dialogo con La Stampa. “Quando in queste ore si accenna all’utilizzo delle basi, se noi italiani non siamo d’accordo, come sembra, sulla decisione americana di scatenare l’offensiva contro l’Iran, non possiamo parteciparvi neppure offrendo le nostre basi. Altrimenti si tratta di una cessione di sovranità ingiustificata. E d’altra parte questo teatrino, immaginare l’Italia come ponte tra Europa e Stati Uniti è, un’illusione, è polvere negli occhi”, dice ancora Martelli. Quanto alla prudenza del governo italiano aggiunge: “Occorrerebbe ancorarsi ad una linea più solida e chiara, perché l’attuale non lo è. Ma non è facile. Anzitutto perché di solido e chiaro nella iniziativa di Trump non c’è nulla. Non si capisce il fine: se vuole cambiare il regime, allora questo modo rapsodico di fare la guerra è del tutto inadeguato e, in assenza di una alternativa, è destinato a produrre inutili massacri. È chiara la posizione europea? Fino ad un certo punto. A lungo gli europei, italiani compresi, hanno giocato col fuoco, nella illusione di rabbonire gli ayatollah, di scongiurare che dall’arricchimento dell’uranio si passasse alla bomba vera e propria. Questo atteggiamento imbelle ha finito paradossalmente per giustificare questi ictus sovreccitati di Trump”.