“Il problema è la competitività del materiale riciclato. Continuiamo a raccogliere di più, ma fatichiamo a collocare sul mercato i materiali riciclati. Manca una domanda stabile e strutturata: se il materiale non trova sbocchi, la catena si interrompe. Il collo di bottiglia non è a monte, ma a valle della filiera”. Lo dice Simona Fontana, direttrice generale del Consorzio Nazionale Imballaggi (Conai), in una intervista a Il Corriere della Sera. “Oggi il materiale riciclato europeo fatica a trovare applicazione perché deve competere con prodotti importati che spesso costano meno. Sul finire del 2025, soprattutto per alcuni materiali come la plastica, sono stati registrati alcuni segnali di controtendenza: il materiale riciclato è arrivato a costare più di quello vergine e per questo viene importato dal Far East con prezzi intorno al 40% più bassi rispetto a quelli prodotti in Europa. Questo squilibrio rende più difficile chiudere il ciclo e spiega il rallentamento che osserviamo nei tassi di riciclo”, spiega. Per invertire questa tendenza “servono politiche industriali che promuovano l’uso di materiali riciclati di prossimità che incidono anche sul valore economico e occupazionale per il territorio. Nel 2024, il nostro sistema ha attivato oltre 3,8 miliardi di euro di giro d’affari, contribuito per 2 miliardi al Pil e sostenuto quasi 25.000 posti di lavoro. Ogni euro di Contributo Ambientale Conai ne ha generati 3,6 in valore nell’economia nazionale. Non possiamo più permetterci importazioni a basso costo nell’immediato e ambientalmente costose: minacciano il settore del riciclo, strategico per le manifatture europee”.
Per Fontana, quindi, “non servono misure una tantum, ma strumenti strutturali che rendano competitivo il riciclato. Questo significa anche sostenere un settore energivoro come il nostro, su cui pesano costi energetici elevati”. E a livello europeo “servono politiche coordinate a livello europeo, altrimenti si rischiano squilibri tra Paesi e una perdita di competitività complessiva”.