La scarsità idrica nel Distretto dell’Appennino Centrale rappresenta ormai una tendenza strutturale, non più una sequenza di eventi eccezionali. È questo il quadro che emerge dal Rapporto “Dati climatici e risorse idriche 2025”, elaborato dall’Autorità di Bacino Distrettuale dell’Appennino Centrale (Aubac) e presentato oggi presso la Sala Polifunzionale della Presidenza del Consiglio dei Ministri a Roma.
Il documento analizza un’area di oltre 42.000 km² che comprende sette regioni e nove milioni di abitanti. I dati del 2025 evidenziano una situazione critica diffusa: le precipitazioni medie distrettuali si sono attestate al −12,5% rispetto alla norma storica, con deficit marcati in Abruzzo e Marche (−15%) e nel Lazio (−13%). Tuttavia la quantità di pioggia racconta solo una parte della storia. Nel corso dell’anno si sono registrati 843 eventi di pioggia intensa con il 51% concentrati nel solo Lazio. Piogge rare, poi violente: esattamente il regime che non permette la ricarica delle falde sotterranee.
Il dato più allarmante riguarda però la neve, il principale serbatoio stagionale che alimenta falde e corsi d’acqua estivi. Nel 2025 le precipitazioni nevose sono risultate inferiori alla media dell’81%, segnando il secondo anno consecutivo di deficit gravissimo dopo il −83% del 2024. In alcune aree montane dell’Abruzzo il deficit ha toccato il −99%. L’impatto sui corpi idrici è stato immediato e misurabile: si è stimato che la quota di precipitazione che ha effettivamente raggiunto le falde nel 2025 ha subito un calo del 30% rispetto alla media storica. I laghi naturali ne risentono fortemente: il Lago Trasimeno ha toccato a novembre il minimo storico delle misurazioni (−1,70 m rispetto alla media) e il Lago di Nemi ha raggiunto il minimo assoluto dell’ultimo decennio. Sul piano operativo, la crisi ha richiesto 1.312 interventi emergenziali in centinaia di comuni, di cui il 60% concentrati nella sola regione Abruzzo.
(Segue)