Iran, Nobel Shiller: Big Tech a forte rischio con poca energia

“Non trovo nella mia memoria un momento in cui i mercati sono stati così incerti sulla direzione da prendere. E neanche un momento in cui così poco si è creduto alle rassicurazioni del presidente”. Lo dice a Repubblica Robert Shiller, economista di Yale, PhD al Mit con la supervisione di Franco Modigliani, premio Nobel nel 2013. “È difficile formulare una previsione. Quello che possiamo dire è che la cruciale sesta settimana di guerra, quella in cui per tradizione se un mercato è in discesa conosce un vero e proprio tracollo irrecuperabile, è stata interrotta dalle buone notizie ‘dell’undicesima ora’. Ma è altrettanto difficile essere sicuri che l’accordo reggerà. Per colpa di tutti, da Israele allo stesso Iran fino ovviamente a ‘Mr. Taco’ Trump”, aggiunge. E poi spiega che in gioco c’è “la continuazione dello sviluppo economico che, malgrado le bizze di Trump, malgrado i dazi e gli insulti distribuiti a man bassa, stavamo conoscendo. A partire dagli investimenti nell’intelligenza artificiale. Se un serio ostacolo, come questo, diventa davvero invalicabile, vanno in fumo centinaia di miliardi impegnati dalle maggiori aziende tecnologiche con effetti a cascata. Tutti, ma in particolare le Big Tech, hanno un bisogno vitale di flussi di energia costanti e sicuri. Invece da questa situazione a un tracollo generale, il passo è breve”. Per Shiller, a oggi, la guerra l’ha vinta “sicuramente l’Iran. Un Paese arretrato e teocratico ma dalla storia millenaria e 90 milioni di abitanti, con un Pil di 500 miliardi di dollari, ha tenuto in scacco un gigante da 30 mila miliardi con una conclamata supremazia militare. Tutto ciò non ha impedito che venissero inferti sia alle infrastrutture che al sistema finanziario danni che serviranno anni per riparare”.