Iran, politologo Kaplan: Trump sta rischiando il fallimento politico

“Gli iraniani stanno tirando per le lunghe il negoziato e così mettono in difficoltà Donald Trump, che, invece, vorrebbe un accordo rapido”. Così Robert D. Kaplan, politologo americano tra i più quotati che ha collaborato come consulente esterno,sia con l’amministrazione repubblicana guidata da George W. Bush sia con quella democratica di Barack Obama. In una intervista a Il Corriere della Sera spiega perché Trump non riesce a sbloccare il negoziato con l’Iran: “Perché le due parti hanno un atteggiamento opposto e questa differenza sta diventando sempre più netta, man mano che passano i giorni. Il presidente americano ha fretta. Vuole arrivare al più presto a un accordo e tirarsi fuori dalla trappola in cui si è cacciato”. Gli iraniani, invece, “hanno capito che il tempo gioca a loro favore e si sono attrezzati per gestire una lunga partita. Si vede da come stanno conducendo la trattativa, indugiando su ogni minimo dettaglio e cercando di rimandare il confronto sulle questioni chiave, come il nucleare”. Kaplan dice di non sapere se il regime di Teheran si è indebolito con la guerra: “Certamente al suo vertice adesso la componente militare sembra più rilevante di quanto fosse prima che iniziasse la guerra, o meglio, prima che venisse assassinato l’ayatollah Khamenei. Tutto lascia pensare che l’Iran stia transitando da un regime clericale a uno di tipo militare. Ma sarei cauto, perché questa tendenza potrebbe cambiare se la linea dura dei pasdaran, questa dimostrazione di forza anche militare, si dovesse rivelare dannosa per la tenuta del regime”. E infine: “Non so se alla fine Trump riuscirà a ottenere l’accordo che sta cercando in modo frenetico. La realtà è che il presidente Usa non ha una strategia solida. Il problema è che se non otterrà alcuna concessione da Teheran, andrà incontro a un fallimento politico agli occhi degli americani. Trump deve riuscire a dimostrare in qualche modo di aver bloccato il percorso degli iraniani verso la bomba atomica. E naturalmente deve garantire la completa riapertura dello Stretto di Hormuz”.