
Nicosia non val bene una messa. Stavolta la “determinazione” di Giorgia Meloni si scontra con il pragmatismo di Friedrich Merz. A nulla (per ora) è valsa nemmeno la inaspettata sponda di Pedro Sanchez: al vertice informale di Cipro la Commissione Ue tiene le proprie posizioni (che coincidono molto con quelle di Germania e Olanda), quindi niente sospensione dei vincoli sul Patto di stabilità, neanche per fronteggiare l’aumento dei prezzi di energia e carburanti.
La premier, però, non ha nessuna intenzione di mollare la presa. “E’ sensato che si parli di allentamento delle regole sugli aiuti di Stato, ma ho posto due questioni: quali settori vengono coinvolti? Perché su questo abbiamo degli interessi che vanno considerati”, come le istanze degli autotrasportatori che soffrono il caro gasolio e che potrebbero fermarsi a breve. Questo “per noi significherebbe un aumento dell’inflazione, un aumento del prezzo di tutti i generi di prima necessità”, avverte Meloni. Che mette sul tavolo anche il tema della capacità fiscale, “che non è uguale nei diversi Stati membri. Se non si parte dall’allentamento dei vincoli almeno per questi settori, è una misura buona per alcuni Stati e non buona per altri. Ma noi di tutto abbiamo bisogno fuorché creare in questo momento ulteriori disparità”.
Stavolta, tra l’altro, “non sono la sola che chiede queste misure” in Consiglio. Sanchez la affianca, chiedendo anche un nuovo Recovery plan sulla falsa riga del periodo Covid, con nuovo debito comune. Ad alzare il muro sono soprattutto Merz e il collega olandese, Rob Jetten. Con il cancelliere tedesco Meloni si vede nella tarda serata di giovedì e non giudica negativamente l’incontro: “Anche i tedeschi si rendono conto di quanto sia difficile la situazione che stiamo affrontando. C’è sicuramente la volontà di venirsi incontro, di trovare delle soluzioni che possano andare bene per tutti. Sicuramente non trovo una chiusura”, riferisce la presidente del Consiglio. Che sulle spese per la difesa, poi, ci tiene a far passare un messaggio: “Non ho detto che non è più una priorità, ma che oggi abbiamo priorità molto importanti. Se abbiamo il problema dell’energia, per esempio, c’è una priorità che purtroppo viene prima”.
Ursula von der Leyen replica a stretto giro di posta dicendo che i soldi per il caro bollette ci sono: “Considerando il NextGenerationEu, i fondi di Coesione e il fondo per la modernizzazione, erano disponibili circa 300 miliardi di euro per investimenti energetici. Di questi, 95 miliardi non sono ancora stati utilizzati”. Il Patto non si tocca, perché non siamo nelle condizioni di grave recessione economica, conditio per far scattare le clausole di salvaguardia. La presidente della Commissione europea rimanda all’Ecofin di fine maggio e anticipa che “entro l’estate presenteremo il piano d’azione per l’elettrificazione”, ma allo stesso tempo fa presente che dall’inizio della guerra portata da Usa e Israele in Iran “la spesa per i combustibili fossili importati è aumentata di oltre 25 miliardi di euro”.
Nel frattempo lo Stretto di Hormuz resta praticamente inutilizzabile, i mercati soffrono e i prezzi aumentano. “L’Ue è pronta a contribuire a tutti gli sforzi in corso” per i negoziati diplomatici, assicura Antonio Costa. Il presidente del Consiglio europeo ci mette dentro “il dossier nucleare e l’aiuto nel ripristino delle infrastrutture energetiche del Golfo al fine di stabilizzare i mercati energetici globali”. Nel bouquet di azioni da mettere a terra c’è anche quella di “accelerare la nostra interconnettività al fine di porre effettivamente fine alla nostra dipendenza energetica”, sottolinea il presidente della Repubblica di Cipro, Nikos Christodoulides, che è anche presidente di turno del Consiglio Ue. Insomma, qualcosa si muove anche se non è ancora ben chiaro cosa e, soprattutto, quando.