“C’è un passo dell’Apocalisse nel quale Gesù dice: io sto alla porta e busso. Attende che gli aprano, perché le porte vanno sempre aperte e non chiuse, mai”. Lo dice il cardinale Fernando Filoni, il solo ambasciatore a rimanere a Bagdad, nel 2003, sotto i bombardamenti americani: “Anche al tempo della guerra in Iraq, Giovanni Paolo II tentò di arrestare il conflitto e rimase fermo nella sua posizione. I fatti e la storia gli hanno dato ampiamente ragione”, ricorda nel dialogo con il Corriere della Sera. Adesso la situazione è altrettanto complicata: “La Santa Sede non segue la logica della contingenza che spesso è prerogativa del mondo politico. Non dimentica mai che dietro ogni crisi, dall’Iran a Cuba, ci sono anzitutto i popoli. Non stiamo parlando di idee astratte ma del dolore di milioni di persone. A loro è rivolta la prima attenzione della Chiesa. Le politiche vengono dopo. La linea è sempre stata molto chiara, anche se non sempre è chiaro ai leader. Ma i leader cambiano e la Sede apostolica mantiene la sua linea”. Quanto all’incontro tra Leone XIV e il segretario di Stato americano, Marco Rubio non c’è mai stato rischio di annullamento dopo le frasi di Donald Trump: “Ma no, l’incontro con Rubio era già stato preparato e il dialogo, i rapporti messi in atto non vengono meno per una situazione contingente. Il Papa ha chiarito ciò che si doveva chiarire. Ma la Santa Sede non entra in un dibattito che non ha cominciato, non ci sono ripicche di sorta. Non si chiude mai la porta, appunto: questo è il principio fondamentale. Anche in situazioni non meno complicate di questa, nella storia, ha agito così: si mantiene sempre aperta al dialogo”.