“Più l’Europa si addentra nella politica industriale e nelle tecnologie strategiche, più diventa difficile ignorare il fatto esterno centrale della nostra epoca: il nostro rapporto con gli Stati Uniti è cambiato”. Lo dice l’ex presidente della Bce, Mario Draghi, ad Aquisgrana per ricevere il premio internazionale ‘Carlo Magno’. “L’Europa non può riportare in casa da sola tutte le tecnologie critiche, il costo sarebbe proibitivo – aggiunge -. Avremo bisogno di accordi preferenziali con partner fidati: garanzie di acquisto, standard comuni, investimenti condivisi e catene di approvvigionamento sicure. Gli Stati Uniti rimarranno centrali in questo sforzo. Il memorandum d’intesa Ue-Usa sui minerali critici ne è un primo esempio. Eppure il partner su cui facciamo ancora affidamento è diventato più ostile e imprevedibile. L’Europa ha cercato il negoziato e il compromesso: per lo più non ha funzionato – sottolinea l’ex premier -. Ogni volta che assorbiamo uno shock senza reagire, abbassiamo il costo di quello successivo. Un atteggiamento inteso a ridurre la tensione sta invece invitando a un’ulteriore escalation. L’Europa ha bisogno della capacità di rispondere in modo più assertivo per riportare il partenariato su un piano di maggiore parità. Ciò che ci frena è la sicurezza. Un’alleanza in cui l’Europa dipende dagli Stati Uniti per la propria difesa è un’alleanza in cui la dipendenza in materia di sicurezza può riversarsi in ogni altro negoziato: commercio, tecnologia, energia”.