
Un quadro prolungato di instabilità, senza una direzione chiara e con la necessità di interventi strutturali profondi. È la fotografia dell’attuale situazione dell’economia europea, secondo le analisi contenute nell’ultimo bollettino della Bce, in cui si conferma un’eurozona alle prese con uno scenario dominato da shock geopolitici e pressioni inflazionistiche “persistenti”. Un’economia, segnalano gli esperti dell’Eurotower, che “mostrava un certo slancio quando hanno iniziato a manifestarsi le attuali turbolenze”. Il Pil in termini reali è rimasto sostanzialmente fermo nel primo trimestre (+0,1%). “La domanda interna resta la principale determinante della crescita, grazie alla buona tenuta del mercato del lavoro. Tuttavia – ribadisce il bollettino – le prospettive economiche sono molto incerte e dipenderanno dalla durata del conflitto in Medio Oriente e dall’intensità dei suoi effetti sui mercati dell’energia e delle altre materie prime, nonché sulle catene di approvvigionamento mondiali”. La guerra innescata da Stati Uniti e Israele e le tensioni legate allo Stretto di Hormuz hanno di fatto spezzato la fase di crescita moderata precedente al conflitto, mettendo in evidenza la vulnerabilità strutturale dell’Europa agli shock esterni.
L’aumento dei costi dell’energia si sta riflettendo direttamente sul potere d’acquisto di famiglie e imprese, erodendo i redditi reali e frenando sia i consumi sia gli investimenti. In parallelo, le banche stanno irrigidendo i criteri di concessione del credito, in risposta all’aumento del rischio e all’incertezza macroeconomica. In prospettiva, la Bce si attende che gli elevati costi dell’energia continuino a incidere, “accentuando la riluttanza di famiglie e imprese a consumare e a investire”. Il quadro resta dunque dominato da forte instabilità e richiede risposte rapide, soprattutto “sul fronte della transizione energetica” e “della riduzione della dipendenza europea dai combustibili fossili”. Tuttavia, tali interventi devono essere calibrati con attenzione, preservando la sostenibilità delle finanze pubbliche in un contesto già fragile.
Il nodo centrale resta quello delle aspettative di inflazione, sempre più legate all’evoluzione del conflitto. Mentre le aspettative a lungo termine restano ancorate all’obiettivo del 2% della Bce, quelle di breve periodo hanno registrato un’accelerazione significativa: più a lungo dureranno le tensioni geopolitiche, maggiore sarà la pressione sui prezzi. Una risposta plastica arriva dall’Istat con i dati finali dell’inflazione di aprile: +1,1% mensile e un balzo al 2,7% annuale (da 1,7% di marzo). A trainare la crescita dei prezzi sono appunto i beni energetici, in aumento del 9,2% annuo, con i prodotti non regolamentati che salgono del 9,6% e quelli regolamentati del 5,3%. L’energia continua così a trascinare al rialzo l’intera filiera dei costi, con ricadute anche sui prezzi degli alimentari non lavorati (da +4,7% a +9,6%). E il carrello della spesa accelera al 2,3% annuo. Depurata dalle componenti più volatili, l’inflazione di fondo si attesta infatti al +1,6%, in calo dal +1,9% di marzo.
Le associazioni di categoria sono in allarme da fine febbraio. Il Codacons stima una stangata da 23 miliardi di euro complessivi per le famiglie italiane, mentre l’Unione Nazionale Consumatori rileva che un balzo mensile così accentuato dell’indice dei prezzi non si vedeva dall’ottobre 2022. A maggio, spiega Confcommercio, la situazione è destinata a peggiorare, con un tasso annuo in risalita al 3,4%, ai massimi dall’estate 2023. In questo contesto, la Bce ribadisce la necessità di interventi strutturali “mirati” e “compatibili” con la tenuta dei conti pubblici. Un equilibrio particolarmente complesso per i Paesi ad alto debito, con l’Italia in prima linea: secondo la Banca d’Italia, il debito pubblico ha raggiunto a marzo circa 3.159 miliardi di euro, in aumento di 19,5 miliardi rispetto al mese precedente.