Iran, Trump sospende attacco: “In corso seri negoziati”. Il passo indietro dopo la richiesta dei Paesi arabi

Ieri Teheran ha proposto un piano per una tregua lunga e apertura su nucleare e Hormuz. Ma il presidente: No a concessioni

Lunedì Donald Trump ha annunciato di aver annullato l’attacco previsto contro l’Iran per oggi, in risposta a una richiesta dei leader del Golfo, e ha affermato che sono in corso “negoziati seri”.
In un messaggio sulla sua piattaforma Truth Social, il presidente statunitense ha comunque ribadito che gli Stati Uniti sono pronti a lanciare un “attacco su vasta scala contro l’Iran in qualsiasi momento, se non si raggiungerà un accordo accettabile” con Teheran. E ha specificato che la richiesta di sospendere l’operazione militare, che non aveva menzionato in precedenza, proveniva dai leader di Qatar, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, i quali – a suo dire – ritengono possibile un accordo.

L’accordo in questione deve garantire che l’Iran non acquisisca armi nucleari, ha scritto Trump, senza fornire ulteriori dettagli.

Ancor prima del messaggio del presidente Usa, l’Iran si era dichiarato “pienamente preparato a qualsiasi eventualità”, il giorno dopo le nuove minacce del presidente statunitense. “Per l’Iran il tempo sta per scadere e (gli iraniani) farebbero meglio ad agire in fretta, altrimenti non rimarrà più nulla di loro”, aveva minacciato domenica il tycoon, sempre su Truth.

Il Ministero degli Esteri iraniano ha dichiarato di aver fornito una risposta alla nuova proposta statunitense, senza però specificarne i dettagli. “Le nostre preoccupazioni sono state comunicate alla parte americana”, ha affermato il portavoce del ministero, Esmail Baghai, durante una conferenza stampa, aggiungendo che i colloqui con Washington proseguono “attraverso il mediatore pakistano”.

Dall’entrata in vigore del cessate il fuoco l’8 aprile, dopo quasi 40 giorni di raid aerei, sono in corso negoziati per cercare di raggiungere un accordo, ma le posizioni delle due parti rimangono distanti, soprattutto sulla questione nucleare. Finora, si è tenuto un solo ciclo di colloqui tra rappresentanti statunitensi e iraniani, l’11 aprile a Islamabad, conclusosi con un fallimento.

Lunedì Teheran ha ribadito le sue richieste, chiedendo in particolare lo sblocco dei beni iraniani congelati all’estero e la revoca delle sanzioni internazionali che stanno paralizzando la sua economia “Il dialogo non significa resa”, ha sottolineato il presidente iraniano Massoud Pezeshkian in un messaggio pubblicato su X. “La Repubblica Islamica dell’Iran si impegna nel dialogo con dignità, autorità e rispetto per i diritti della nazione, e in nessuna circostanza rinuncerà ai legittimi diritti del popolo e del Paese”. Esmail Baghai ha inoltre insistito sul pagamento di riparazioni per la guerra, da lui definita “illegale e infondata”. Secondo l’agenzia di stampa iraniana Fars, Washington chiede che l’Iran mantenga attivo un solo sito nucleare e trasferisca le sue scorte di uranio altamente arricchito agli Stati Uniti.

Secondo la stessa fonte, Washington si è anche rifiutata di sbloccare “anche solo il 25%” dei beni iraniani o di pagare un risarcimento per i danni subiti dall’Iran durante la guerra.

Lunedì, tuttavia, l’agenzia di stampa iraniana Tasnim, citando una fonte anonima vicina al team negoziale iraniano, ha riferito che “a differenza dei precedenti accordi, gli americani hanno accettato, in un nuovo testo, di sospendere temporaneamente le sanzioni petrolifere durante il periodo di negoziazione”.

Teheran continua a controllare lo Stretto di Hormuz, strategico per il commercio globale di idrocarburi, mentre l’esercito statunitense mantiene il blocco dei porti iraniani. La quasi paralisi dello stretto ha scosso l’economia globale, causando un’impennata dei prezzi del petrolio. Tuttavia, il traffico attraverso lo stretto è aumentato la scorsa settimana, tornando a livelli coerenti con la media registrata dall’inizio del conflitto. Secondo i dati della società di monitoraggio marittimo Kpler, aggiornati a lunedì mattina, tra l’11 e il 17 maggio un totale di 55 navi cariche di materie prime hanno attraversato questo stretto, un netto aumento rispetto alle sole 19 della settimana precedente. Lunedì l’Iran ha formalizzato la creazione di un nuovo organismo, l’Autorità dello Stretto del Golfo Persico, per la gestione dello stretto. Diversi Paesi occidentali, così come l’UE, si oppongono al controllo iraniano dello stretto, difendendo la libertà di navigazione.

Il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche (IRGC), l’esercito ideologico della Repubblica Islamica, ha inoltre minacciato lunedì di imporre tariffe per l’utilizzo dei cavi sottomarini che attraversano lo stretto, sottolineando che qualsiasi interruzione di questa infrastruttura costerebbe all’economia globale “centinaia di milioni di dollari al giorno”.