Dazi, Somin (G. Mason Univ.): Così Trump sfida diritto, Ue ne tragga vantaggio

Ilya Somin, docente alla George Mason University, ha guidato la causa che ha spinto la Corte Suprema ad annullare i dazi globali. “Un presidente non ha poteri di tassazione illimitati, l’Ue ne tragga vantaggio”, dice nell’intervista con La Stampa. L’Ue, secondo Somin deve “essere più proattiva sul mercato libero” nei confronti di Washington. Intanto Trump minaccia l’Ue: più dazi in assenza una ratifica immediata dell’accordo di Turnberry. “Fissare una linea netta risulta complesso – spiega -. La reale autorità a disposizione dell’esecutivo per implementare questa misura appare fumosa. Il presidente non può invocare l’International emergency economic powers act (Ieepa): la Corte Suprema ha stabilito che tale legge non autorizza l’imposizione di tariffe doganali. Per aggirare l’ostacolo, l’amministrazione ha sostituito i dazi dell’Ieepa con nuove imposte basate sulla Sezione 122, ma anche questa mossa è al centro di aspre dispute in tribunale. Tale norma impone un tetto massimo del 15%, incompatibile con le minacce del 25%. Restano le Sezioni 232 e 301, ma la loro eventuale applicazione contro l’Ue innescherebbe cause immediate. La giurisprudenza attuale rende impervio il percorso per l’esecutivo, e un ricorso a tali norme per tariffe globali su vasta scala andrebbe oltre ogni limite consentito”. Se anche la Sezione 122 venisse bocciata? “Quella norma costituisce il primo tentativo di aggirare la sentenza della Corte Suprema – sottolinea -. Pochi giorni fa la Corte del Commercio Internazionale si è pronunciata contro Trump, ma il governo presenterà ricorso e la parola fine spetterà ai gradi superiori. In caso di rigetto, il governo ripiegherà sulle Sezioni 232 e 301, normative dai confini assai ristretti. L’amministrazione sostiene che i partner esteri producano beni in eccesso rispetto al fabbisogno interno per inondare il mercato americano: tesi surreali, poiché questa è la base del commercio internazionale. Uno dei nostri clienti importa vino da molti Paesi, inclusa l’Italia. I viticoltori italiani producono volumi superiori alla domanda locale per venderli all’estero. Definire questo meccanismo una pratica sleale sovverte le fondamenta dell’economia di mercato”.

Per Somin la Ue deve stare all’erta: “Il primo passo consiste nel promuovere liberi mercati e libero scambio all’interno dei propri confini e con il resto del mondo. Accordi siglati esclusivamente con la presidenza americana hanno valore nullo se non ratificati dal Congresso: un’intesa con un esecutivo abituato a stracciare i patti offre garanzie inesistenti