“Chiariamo subito un punto: non siamo vicini a un accordo tra Stati Uniti e Iran. Casomai, a un memorandum d’intenti, che è cosa ben diversa”. Così Raz Zimmt, direttore del dossier sull’Iran e l’Asse sciita dell’Istituto israeliano per gli Studi sulla Sicurezza Nazionale (Inss) in un colloquio con La Stampa. “Né Washington né Teheran – continua – sembrano oggi ben disposte o abbastanza pazienti per impegnarsi in una mediazione così delicata e complessa. Il processo resta fragile, reversibile, ancora aperto a ogni esito. Compreso il ritorno alle ostilità”. La metafora degli scacchi lo convince. Del resto, il nome del gioco ha origine nella parola persiana shah (re) e la mossa dello scacco matto deriva da shah mat: il re è indifeso, finito. “Purtroppo – sottolinea – sappiamo tutti chi sono i veri maestri degli scacchi matti: di solito, gli iraniani”.