Si compatta e si rafforza il fronte degli Stati membri dell’Unione europea che vogliono la linea dura nei confronti della Cina. Lo riporta La Stampa, sottolineando che la Francia ha lanciato un’iniziativa per chiedere alla Commissione di adottare delle misure nell’immediato – come un aumento delle indagini per affrontare le distorsioni di mercato -, ma anche di introdurre strumenti normativi nel medio e nel lungo periodo che potrebbero persino portare all’introduzione di dazi contro singole aziende e non solo contro i Paesi di origine. I governi di Italia, Spagna, Paesi Bassi e Lituania si sono uniti e hanno sottoscritto il documento che venerdì finirà sul tavolo dei commissari per una sessione straordinaria dedicata proprio a un ‘dibattito strategico’ sulla Cina.
Si legge ancora sul quotidiano torinese che secondo le indiscrezioni fatte circolare dalla Commissione sul Financial Times in vista della riunione di venerdì, il collegio dei commissari dovrebbe discutere una proposta piuttosto controversa che non è stata accolta nel migliore dei modi dall’industria. Bruxelles vorrebbe imporre alle imprese di determinati settori – soprattutto quello della chimica e dei macchinari industriali – di acquistare le componenti critiche da almeno tre fornitori di più Paesi, ognuno dei quali non dovrebbe superare più del 30-40% del totale. Piuttosto che imporre limiti all’industria, i governi che hanno sottoscritto il documento suggeriscono alla Commissione una strategia basata su un approccio diverso: lasciare libertà di scelta all’industria, ma monitorare con più attenzione il mercato, usare meglio gli strumenti di difesa commerciale che sono già a disposizione e introdurne di nuovi se necessario, con azioni nel breve, nel medio e nel lungo periodo, anche di concerto con i Paesi “affini”.