Piemonte, Disabato (M5S): Cirio si faccia sentire su Stellantis. Nucleare? Prima pensare al decommissioning

La capogruppo del Movimento 5 Stelle in consiglio regionale del Piemonte, spiega alcune delle battaglie del Movimento in Aula, illustrando i punti deboli della Giunta.

L’attenzione alle rinnovabili, la difesa dell’utilità di misure come il Superbonus, la richiesta di un impegno maggiore a tutela delle imprese piemontesi, colpite dal caro-energia, ma anche da un sempre più evidente allontanamento di Stellantis dal territorio, con ricadute pesanti sull’indotto. Sarah Disabato, capogruppo del Movimento 5 Stelle in consiglio regionale del Piemonte, spiega in un’intervista a GEA alcune delle battaglie del Movimento in Aula, illustrando i punti deboli della Giunta Cirio.

 Partiamo dall’attualità, crisi energetica legata alla guerra in Medio Oriente. Secondo le stime dell’Ufficio studi della CGIA, nel 2026 famiglie e imprese piemontesi dovranno sostenere oltre 2,1 miliardi di euro di costi aggiuntivi per carburanti, energia elettrica e gas rispetto al 2025. Il presidente Cirio punta sul nucleare, rilanciando l’apertura ai reattori di nuova generazione. Che posizione avete?

Cirio propone delle soluzioni molto fantasiose a lungo periodo, quando in realtà la crisi energetica e il caro carburanti avvengono oggi. I cittadini oggi pagano il prezzo di questi aumenti, di questa crisi, per cui non è sicuramente una soluzione guardare a 10-15 anni come si prospetta per il nucleare sostenibile, soprattutto per quelle famiglie più fragili che già hanno vissuto un periodo difficile, continuano a viverlo senza aiuti, senza sostegni, e continuano a non ricevere una risposta né da parte del governo Meloni, né da parte della giunta Cirio. Per cui si propone fondamentalmente una misura di fantasia. Sul nucleare Cirio continua a dire di essere pronto, lo continua a ripetere in modo roboante. Quello di cui non si rende conto è che sul nucleare in realtà il Piemonte è molto in ritardo. Ad esempio, se guardiamo al decommissioning, che sarebbe la messa in sicurezza dei rifiuti nucleari presenti nei siti piemontesi, noi abbiamo presentato diverse interrogazioni negli anni, proprio per chiedere come mai, per esempio, non avanzasse il cantiere del Cemex di Saluggia, che serve per mettere in sicurezza le scorie liquide radioattive, molto pericolose tra l’altro. E ci sono state diverse gare, ci sono state anche diverse revoche; ad oggi quel quell’impianto è praticamente fermo. Evidentemente si fa fatica a trovare aziende in grado di portare a casa il decommissioning, figuriamoci il nucleare di quarta generazione.

 In Piemonte è anche molto sentito il tema delle aree idonee per le scorie radioattive.

Molti comuni si sono opposti, perché comunque è stato dimostrato che certe aree, certi territori non sono idonei ad ospitare quel tipo di intervento. Ma io ripeto che ad oggi comunque sul territorio piemontese ci sono delle scorie che non sono in sicurezza, e su cui c’è bisogno di un intervento rapido, perché altrimenti sarà anche impossibile spostarle. Pensando al Cemex, è evidente che se tu quelle scorie liquide non le rendi prima inerti, non potrai effettivamente poi stiparle o spostarle verso siti idonei, che siano in Piemonte o che siano altrove. Quindi è pura utopia. Si continua a rimandare e non a affrontare il problema, a non vedere quello che è il problema, insomma, reale che abbiamo sotto i piedi in Piemonte.

Sul tema delle rinnovabili voi avete presentato un testo unico sulle comunità energetiche. Come sta andando?

Sulle rinnovabili ci sono pochissimi investimenti, non soltanto da parte del governo che taglia le risorse sulle comunità energetiche, ma anche pochi stanziamenti regionali. E mi riferisco proprio alla progettazioni delle CER, delle comunità energetiche rinnovabili, su cui tra l’altro il Movimento 5 Stelle ha partecipato alla stesura di un testo unico, un lavoro poi sinergico che ha visto la sintesi di tre proposte. Di fatto bisognerebbe aggiungere delle risorse, perché 1 milione e 200 mila euro, stanziati dalla giunta Cirio per la progettazione delle Cer, sono pochi per mettere in piedi tutte le misure previste. E dopodiché, ovviamente, fatto il testo di legge bisogna attuarlo, e spesso e volentieri in Piemonte siamo in ritardo con le attuazioni. Quindi bisogna effettivamente dare gambe alla norma con tutte le parti attuative della proposta. E ce ne sono tante che, oltre al finanziamento, prevedono l’istituzione di comitati scientifici e gruppi di lavoro atti a operare per avviare tutte le buone pratiche per le comunità energetiche rinnovabili, specie quelle che hanno una rilevanza sociale, che possono effettivamente abbattere i costi dei cittadini piemontesi più fragili. Fermo restando che ad oggi c’è un’altra misura che ha permesso di abbattere i costi ed è il Superbonus…

Secondo il governo Meloni è la causa di tutti i mali…

Il tanto vituperato Superbonus, talmente osteggiato anche in regione che Cirio si è fatto immortalare spesso e volentieri di fronte ai cantieri delle case popolari a tagliare i nastri. Una misura osteggiata da tutti, ma sfruttata da tutti. Perché, dati alla mano, il centrodestra non si è mai sottratto a spingere il Superbonus come misura. Perché quando si crede nella transizione ecologica o comunque nell’andare in una direzione, come ha sempre fatto il Movimento 5 Stelle anche in Piemonte, o lo fai mettendo delle importanti risorse o non lo fai, perché la transizione ecologica ha un costo e per essere sostenibile deve avere anche degli alti investimenti da parte dello Stato. Quindi non c’è transizione ecologica se lo Stato non crede in questo in questo progetto. E vale a dire che bisogna sostenere le imprese sia, ovviamente, per ammodernare il proprio parco tecnologico, sia per fare delle misure espansive. Cioè, dal punto di vista energetico, dell’efficientamento, degli stabili, il Superbonus ha funzionato e stava funzionando. Bisognava continuarlo a tenere a regime, magari con delle piccole migliorie, sicuramente non con degli stravolgimenti.

Stellantis ha presentato il piano industriale, dal quale sembra mancare il rilancio di Mirafiori.

Sicuramente è poco presente in generale tutto il territorio piemontese. E purtroppo non ho visto grandi dichiarazioni o comunque richiami da parte di Cirio alla responsabilità di Stellantis, non soltanto per quanto riguarda gli investimenti su Mirafiori, ma anche sull’indotto. Perché poi di fatto le crisi continuano a battere forte su tutto territorio. E’ inaccettabile che nel piano industriale lanciato da Stellantis non si parli a chiare righe di Mirafiori, su cui, anche nel recente passato, sono stati fatti annunci roboanti. Io credo che, quando si prende consapevolezza del fatto che questo piano industriale sia del tutto insoddisfacente per la nostra regione, forse il presidente di Regione dovrebbe essere in prima linea o comunque almeno presentarsi qualche volta di fronte a quei cancelli dove la crisi si fa insistente. Perché non è soltanto un una battaglia di minoranza quella dello sviluppo economico e delle crisi, del salvataggio delle industrie.

Quale è la vostra proposta per la crescita economica della regione?

Di certo, serve un piano chiaro di investimenti per l’industria. Per questo il Movimento 5 Stelle ha proposto un tavolo di lavoro, un’indagine conoscitiva sul tema dello sviluppo industriale con particolare attenzione alle crisi presenti sul territorio. Vogliamo capire quante sono le risorse che vengono introdotte, settore per settore, da parte della nostra giunta, con particolare attenzione anche alle opportunità che arrivano, ad esempio, dalle risorse europee, per cercare di spingere quei settori che storicamente hanno fatto la storia del nostro territorio, e che ora sono in forte crisi. Pensiamo all’automotive, ma in generale anche al comparto orafo, al tessile. Poi, in secondo luogo, serve un piano di investimenti per l’ammodernamento del parco tecnologico, per cercare di intercettare anche nuovi insediamenti.

Sul tema delle infrastrutture, i grandi progetti del prolungamento della metro 1 e la nuova metro 2 sembrano di nuovo bloccati.

Purtroppo non c’è attenzione verso le grandi opere strategiche e importanti, a partire sicuramente dal tema della metropolitana dove i finanziamenti arrivano sempre in ritardo. Quindi, oltre ai problemi di appalti e di termine dei lavori, ci sono anche problemi degli stanziamenti che sono sempre secondari rispetto a quelli di opere inutili come il TAV. Però teniamo anche conto che, guardando all’ultima manovra di bilancio, e guardando anche alla sostenibilità, sono stati fatti tagli sul trasporto pubblico locale e anche sulla tutela dell’ambiente, per andare a tappare i buchi di bilancio del servizio sanitario, vale a dire il disavanzo delle aziende sanitarie. Non certo per migliorare la sanità piemontese. E noi la paghiamo abbassando la guardia su due temi che appunto per la sostenibilità del Piemonte sono fondamentali.

 Rumors di palazzo vedrebbero una candidatura di Cirio alle politiche del 2027, a metà della legislatura regionale. Se così fosse, avete già serrato i ranghi? Si sta ragionando sul campo largo anche in Regione e Comune di Torino in cui si andrebbe al voto proprio nel 2027?

Intanto il Movimento 5 Stelle ha lanciato la propria assemblea costituente che si è tenuta con Nova pochi giorni fa, che ha visto una grandissima partecipazione non soltanto dalla comunità del Movimento 5 Stelle, ma anche della società civile, delle associazioni, dei comitati, per la stesura del programma che andrà a comporre poi il programma progressista a livello nazionale. Quindi sicuramente si guarda a quella opportunità, ma si guarda non tanto per battere qualcuno, ma per realizzare un programma che sia all’altezza delle aspettative del paese e dei cittadini, perché i temi sono tutto e senza le risposte ai principali problemi non andiamo da nessuna parte. Dopodiché, per le comunali chiaramente, anche per le regionali, si guarda caso per caso. Ma certo, se Cirio sta guardando ovviamente a un panorama più nazionale, sta commettendo un grandissimo errore, perché chi si candida a fare il presidente di regione ha una responsabilità maggiore e dovrebbe, a nostro avviso, per lo meno per coerenza, concludere il mandato per cui si è candidato. Crediamo sia inaccettabile lasciare una regione in balia di elezioni anticipate per una propria ambizione personale, quando in ballo ci sono gli interessi e problemi che sono belli grossi e che andrebbero affrontati, a partire dall’emergenza energetica, passando per la sanità, il trasporto e le imprese.