Iran, Trump: Teheran vuole veramente un accordo. Netanyahu ordina raid a Beirut

Ghalibaf: “Stati Uniti e Stato ebraico violano la tregua”.

Donald Trump Usa

Secondo il New York Times, l’ultimo testo proposto dal presidente Trump all’Iran sarebbe molto più restrittivo e servirebbe a far pressione sul regime per una decisione in tempi brevi. Da Teheran: “Nessuna fiducia nelle promesse del nemico. Per noi contano solo i risultati concreti”. Secondo il presidente americano l’Iran “vuole davvero raggiungere un accordo, e sarà un buon accordo per gli Stati Uniti e per chi è con noi”, ha scritto su X. Per Trump , contrariamente a quanto scritto dalla Cnn, “nell’ accordo si parla approfonditamente di nucleare”. Il negoziato “prosegue poi, in modo molto dettagliato e approfondito, discutendo vari altri aspetti del nucleare. In effetti, è proprio questo il tema principale dell’accordo”. Da Teheran però arriva il gelo: al momento non sono in corso colloqui con gli Stati Uniti sul programma nucleare di Teheran. “Sappiamo quando è necessario agire in materia nucleare. Non si sono svolte trattative sui dettagli del dossier nucleare. In questa fase, la nostra priorità è porre fine alla guerra”, ha dichiarato il portavoce del ministero degli Esteri Esmaeil Baqaei durante una conferenza stampa

Intanto, non intende fermare l’offensiva in Libano il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu che, ‘a seguito delle ripetute violazioni del cessate il fuoco’ di Hezbollah e ‘degli attacchi contro le nostre città e i nostri cittadini’, fa sapere con il ministro della Difesa Katz di aver ordinato all’esercito ‘di attaccare obiettivi terroristici nel quartiere di Dahiya a Beirut’. L’IRAN chiede intanto il cessate il fuoco in Libano come condizione per l’accordo con gli Stati Uniti, dice il portavoce del ministero degli Esteri di Teheran, secondo cui non è solo Israele a violare gli accordi, ma anche gli Usa ‘in modo diffuso nella nostra regione’. ‘Non stiamo negoziando sul nucleare. In questa fase il nostro obiettivo è porre fine alla guerra’, aggiunge, lamentando ‘i frequenti cambiamenti di posizione degli Stati Uniti.