Mattarella: Decidere tra primazia diritto internazionale o alimentare giacimenti di odio

Il Capo dello Stato pronuncia il discorso che precede il concerto in onore del Corpo diplomatico accreditato in Italia per le celebrazioni del 2 giugno

Il mondo ha due strade: “Possiamo decidere di continuare a promuovere la primazia del diritto internazionale” o “alimentare giacimenti di rancore e di odio”, che spingono soltanto “sulla strada della guerra e dei conflitti perpetui”. Le parole scelte da Sergio Mattarella per il tradizionale discorso che precede il concerto in onore del Corpo diplomatico accreditato in Italia per le celebrazioni del 2 giugno, Festa della Repubblica, sono dure, dirette e realistiche.

Nel 2026 cade un anniversario speciale, perché sono trascorsi 80 anni da quando l’Italia scelse di abbandonare la monarchia mentre usciva da una guerra e dal regime nazifascista, che hanno richiesto anni per rimettere in piedi un Paese che, all’epoca, gli osservatori internazionali vedevano “fortemente provato, in un clima di intensa polarizzazione”, come lo stesso presidente della Repubblica ricorda. Oggi, 16 lustri più tardi, la realtà internazionale è “frammentata e complessa” e “il ruolo della diplomazia è ancora più essenziale”. Perché principi cardine come la “ricerca di soluzioni di pace e della indipendenza dei popoli”, la “difesa della dignità e dei diritti della persona” e la “cooperazione internazionale” sono “gravemente aggrediti”. Mattarella individua anche “l’acceleratore” della “tendenza regressiva dell’ordine internazionale: l’ingiustificabile invasione dell’Ucraina da parte della Federazione Russa”. Tant’è che ribadisce: “Avvertiamo come nostra la causa della indipendenza e della libertà di Kiev”. Non solo, purtroppo, visto che “il caos è tristemente evidente anche in Medio Oriente” a “conferma che le cattive pratiche raccolgono velocemente adepti”. Il capo dello Stato cita come esempi eloquenti “la irrisolta crisi indotta dal conflitto tuttora in atto a Gaza e la perdurante minaccia di una guerra su vasta scala che dall’Iran potrebbe irradiarsi a tutta la regione (e che già colpisce così brutalmente e in modo indebito la popolazione civile del Libano)”.

Un quadro che “non deve indurre alla rassegnazione, in nome di un malinteso realismo che, oltre che moralmente deprecabile, rappresenterebbe un grave errore di valutazione”. Le lancette del tempo scorrono in avanti, ma gli insegnamenti della storia inducono a tenere sempre ben presente il proprio passato. Perciò Mattarella ricorda come nel 1948, con la Costituzione, l’Italia scelse il ripudio della guerra come soluzione delle controversie, oltre alla condivisione di sovranità, il multilateralismo, l’Onu e le Corti internazionali: “presidio indispensabile di una civiltà fondata sul presupposto che, anche nelle relazioni fra Stati, a prevalere debba essere la forza della legge e non la prepotenza della forza delle armi”. Anche nel messaggio ai prefetti italiani il capo dello Stato sottolinea che “la Repubblica nacque da un corale e sincero esercizio di democrazia”, esortandoli a “consolidare l’architettura della fiducia tra istituzioni e cittadini”.

Un esercizio molto importante in questa fase in cui “nella vita dei cittadini e delle comunità si riverberano sempre più le conseguenze delle tensioni internazionali, generando preoccupazioni e insicurezze”. Mattarella ha scelto di celebrare l’80esimo dal referendum in una maniera diversa, aprendo idealmente le porte del Quirinale per andare in piazza, con un evento-spettacolo intitolato ‘I volti della Repubblica’, che è anche una campagna social. Domani sera, in diretta su Rai 1 dalle ore 21, sul palco allestito difronte alla porta principale della ‘casa degli italiani’ si alterneranno musicisti, attori, cantanti, autori, sportivi per raccontare i cambiamenti, i successi, le sfide che il nostro Paese ha vinto in questi 8 decenni. Quasi 100 Comuni saranno collegati a Roma con maxischermi nei luoghi più suggestivi: da Matera a Milano, da Napoli a Torino, Genova, i sindaci dell’Anci hanno deciso di tendere un filo con la Capitale e con l’intero Paese. Questa mattina, invece, le porte dei Giardini del Quirinale sono state aperte a circa 1.500 cittadine e cittadini delle fasce deboli, che hanno assistito all’esibizione della Banda Interforze, del Coro dell’Associazione Nazionale Alpini e della Jazz Campus Orchestra della Casa del Jazz di Roma. Ma soprattutto hanno avuto l’occasione di stringere la mano, scattare una foto o semplicemente scambiare un pensiero con il presidente Mattarella. Anche questo è essere quel ‘filo’ che attraversa e tiene insieme tutto il Paese.