Il 10 giugno la Commissione europea presenterà la proposta di revisione dell’Ets, il sistema che regola il mercato delle quote di emissione di CO2. Come riporta Il Sole 24 Ore, è dentro questa finestra politica che Confindustria Ceramica e sindacati scelgono di fare fronte comune. L’associazione delle imprese e Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec Uil hanno sottoscritto una posizione condivisa sui nuovi benchmark Ets per il periodo 2026-2030, giudicati distanti dalla realtà produttiva e dalle tecnologie oggi disponibili. La richiesta è chiara: mantenere i valori attuali, almeno fino alla revisione complessiva del sistema. Secondo le stime di Confindustria Ceramica e sindacati, per le aziende italiane produttrici di piastrelle i nuovi benchmark farebbero salire i costi diretti Ets da circa 70 a 120 milioni di euro l’anno. Un incremento che non produrrebbe benefici equivalenti in termini di riduzione delle emissioni, ma aggraverebbe una sotto-allocazione di quote che già oggi pesa sugli equilibri finanziari di molte imprese. Da qui la denuncia di un sistema che rischia di “punire chi produce e chi lavora in Europa”.