Bce, stretta anti-inflazione. Lagarde alza tassi e avverte mercati: “Nessuna alternativa”

Per la presidente della Banca centrale europea si tratta di una decisione di politica monetaria “pienamente giustificata dai dati”

La Bce alza i tassi di 25 punti base e manda un messaggio chiaro ai mercati: la battaglia contro l’inflazione non è finita e non ci saranno scorciatoie. Christine Lagarde, nella conferenza stampa successiva alla decisione, ha insistito su un punto centrale: non si tratta di una mossa preventiva, né di una scelta dettata da esigenze di comunicazione o credibilità, ma di una decisione di politica monetaria “pienamente giustificata dai dati”. “La decisione presa oggi è stata presa all’unanimità, senza altre opzioni. Non abbiamo discusso di alternative”, ha spiegato.

Con il rialzo deciso oggi, il primo da settembre 2023, il Consiglio direttivo ha portato il tasso sui depositi al 2,25%, quello sulle operazioni di rifinanziamento principali al 2,40% e quello sui prestiti marginali al 2,65%, con effetto dal 17 giugno. La Bce diventa così la prima grande banca centrale a reagire con una stretta monetaria alle pressioni stagflazionistiche generate dalla guerra in Medio Oriente.

La stessa Banca centrale riconosce che il conflitto sta modificando il quadro macroeconomico. “Il conflitto in Medio Oriente sta generando effetti visibili e la decisione di aumentare i tassi è solida rispetto a una serie di scenari che delineano come lo shock potrebbe evolvere e incidere sulle prospettive di medio termine per l’area dell’euro”, si legge nel comunicato diffuso al termine della riunione.

Il quadro tracciato dall’Eurotower resta dominato da un’inflazione ancora troppo alta e destinata a rientrare verso il target del 2% solo con lentezza. Le nuove proiezioni indicano prezzi al consumo sopra l’obiettivo per tutto il 2026 e buona parte del 2027, con un ritorno stabile al 2% soltanto nella fase finale dell’orizzonte previsivo. In questo contesto, ha spiegato Lagarde, lasciare i tassi invariati avrebbe significato accettare un’inflazione persistentemente sopra target.

La dinamica inflazionistica, secondo la Bce, non è più confinata all’energia. Lo shock sta già producendo effetti di diffusione sull’intera economia, con ricadute sui beni e soprattutto sui servizi. È proprio nel comparto dei servizi che si osservano le tensioni più evidenti, con un’accelerazione dei prezzi che riflette costi più elevati e una progressiva trasmissione del caro carburanti. Gli effetti di secondo impatto legati ai salari non risultano ancora pienamente visibili, ma Francoforte non li considera esclusi e continua a monitorarli con attenzione.

Sul fronte delle aspettative, il messaggio è più sfumato. Quelle di breve periodo sono aumentate, spinte soprattutto dall’energia e dalla percezione dei consumatori. Quelle di lungo termine, però, restano ancorate attorno al 2%, elemento che la Bce considera essenziale per preservare la propria credibilità ed evitare una spirale inflazionistica.

Anche sul versante della crescita il Consiglio direttivo non vede motivi per modificare l’impostazione della politica monetaria. L’eurozona continua a espandersi, sostenuta dalla domanda interna e dalla spesa pubblica, mentre gli investimenti privati risentono dell’incertezza e del calo del potere d’acquisto. Il quadro complessivo, tuttavia, non è quello di una recessione imminente. “Le prospettive restano incerte, con rischi al rialzo per l’inflazione e rischi al ribasso per la crescita economica”, avverte la Bce. “Le implicazioni complessive della guerra per l’inflazione e la crescita a medio termine dipenderanno dall’intensità e dalla durata dello shock sui prezzi dell’energia, nonché dalla portata dei suoi effetti indiretti e di secondo impatto”.

Il messaggio più netto riguarda però la traiettoria futura dei tassi. Lagarde ha ribadito che non esiste alcun percorso predefinito e che le decisioni continueranno a essere prese riunione per riunione. “Il Consiglio direttivo resta in una posizione favorevole per affrontare l’incertezza causata dalla guerra” e continuerà a seguire un approccio pienamente ‘data dependent’. Un mantra, quasi, su cui Lagarde non cede di un millimetro. La presidente ha inoltre precisato che il tema del tasso neutrale non è stato affrontato dal board. “Non abbiamo discusso né del tasso neutrale né dell’intervallo entro cui si collocherebbe”.

Formalmente la Bce non si impegna su ulteriori rialzi. Ma il riferimento a un’inflazione che si sta allargando oltre la componente energetica, l’unanimità della decisione e la volontà dichiarata di non arrivare in ritardo nella risposta allo shock mediorientale suonano per i mercati come un messaggio preciso: la stretta monetaria potrebbe non essere finita. Luglio e settembre restano già le prossime date cerchiate sul calendario degli investitori.