Richard Haass, presidente emerito del Council on Foreign Relations, sostiene in un dialogo con Repubblica che “prima o poi torneremo a una sorta di accordo molto imperfetto sullo Stretto di Hormuz, le attività nucleari dell’Iran, l’allentamento delle sanzioni, la restituzione dei beni congelati. Ma non credo che sarà pace”. E aggiunge: “Siamo ora al quarto mese di questa guerra e gli Stati Uniti non hanno raggiunto i loro obiettivi dichiarati. È uno di quei conflitti in cui tutti hanno perso. L’economia e la società iraniana hanno pagato un prezzo enorme. Non c’è stato alcun cambio di regime, tranne nel senso che c’è un cast diverso di personaggi in giro, se possibile più rigidi e meno inclini a compromessi. Gli stati del Golfo e gran parte del loro modello di business sono stati messi a rischio. Non serve che descriva gli effetti economici globali, data la chiusura di Hormuz. Gli Usa sono stati indeboliti. Stiamo facendo ancora una volta un enorme investimento in Medio Oriente, che divide il paese, stimola l’inflazione, mette in luce la nostra incapacità di difendere i partner nella regione e ha sollevato serie domande sulla competenza dell’America. È stata negativa anche per Israele. Sì, controlla più territorio a Gaza, Libano e Siria, ma è piuttosto diviso e il rapporto con gli Usa è peggiorato a causa delle realtà dopo il 7 ottobre a Gaza, e ora di questa guerra”.