Matthew Kroenig si occupa di Iran e del programma nucleare da 20 anni, è stato analista della Cia e al Pentagono ha contribuito a plasmare la policy Usa. Ora dirige lo Scowcroft Center dell’Atlantic Council. Per lui l’accordo con l’Iran è una vittoria americana: “Sì, se la guardiano dall’ottica degli interessi nazionali statunitensi oggi questi sono meglio rappresentati e difesi che prima dell’inizio della guerra”, dice nell’intervista a La Stampa. “L’indebolimento della più grande minaccia per gli interessi nazionali a fronte di una temporanea interruzione del flusso di energia globale, sottolinea. E ancora: “L’Iran per decenni ha rappresentato la più grande minaccia per gli Stati Uniti e aggiungerei pure per il mondo libero. È il più grande sponsor statale del terrorismo, ha inseguito un programma illegale nucleare ed è stato molto vicino ad arrivare al compimento prima dell’Operazione Midnight Hammer dello scorso giugno. Commette violazioni brutali dei diritti umani, assassina migliaia di persone e minaccia con i missili obiettivi in Medio Oriente. Era una minaccia che doveva essere affrontare e nessun altro presidente l’ha fatto prima di Trump”. I raid lo hanno “indebolito in maniera seria. Teheran è al punto più basso dal 1979. Il suo programma nucleare è svanito, la Marina sparita, così come l’Air Force, le difese aeree anche. Il programma di droni e missili balistici fortemente degradato e le scorte ridotte. La gran parte della sua leadership è stata uccisa. Quindi sì, rispetto a 100 giorni fa l’Iran è più debole”.