Appello Papa ai leader: Guerre alimentate più delle persone, investite contro la fame

Leone XIV visita la sede romana del Programma Alimentare Mondiale

Photo credit: Vatican Media

 

Rimettere insieme i pezzi del multilateralismo in frantumi per combattere la fame nel mondo. E’ l’appello che Papa Leone XIV lancia nella sua prima visita alla sede romana del Programma Alimentare Mondiale (Pam), durante la riunione annuale del Consiglio esecutivo.

Prima di incontrare i vertici dell’organizzazione, il vescovo di Roma sosta davanti all’installazione che ricorda il Nobel per la Pace assegnato all’agenzia delle Nazioni Unite nel 2020. Un riconoscimento che richiama il lavoro quotidiano di migliaia di operatori impegnati nei contesti più difficili del pianeta. Ad accogliere il Pontefice sono i vertici del Programma: Cindy McCain, che ha concluso da poche settimane il suo mandato di direttrice esecutiva,monsignor Fernando Chica Arellano, osservatore permanente della Santa Sede presso la Fao, l’Ifad e il Pam, Carl Skau, direttore esecutivo ad interim e Carla Barroso Carneiro, presidente del Consiglio esecutivo.

Il successore di Pietro sottolinea la profonda sintonia tra la missione del Pam e quella della Chiesa: “Insieme condividiamo il compito urgente di affrontare la fame e la malnutrizione”, commenta, evidenziando l’urgenza di agire non solo sulle emergenze ma anche sulle cause strutturali che generano povertà e insicurezza alimentare. La riflessione sullo scenario internazionale è di ampio respiro. Il clima è “segnato da conflitti prolungati, instabilità economica e crescente vulnerabilità climatica”, rileva il Papa, ricordando che le crisi non rappresentano più eventi isolati ma condizioni permanenti che mettono in discussione l’efficacia dell’ordine globale. La domanda che propone il Pontefice è come sia possibile che il sistema mondiale continui a produrre le stesse fragilità che successivamente è chiamato a sanare. Il “multipolarismo disordinato e conflittuale” che ha preso il posto del multilateralismo nasce dalla sfiducia reciproca tra gli Stati. Una situazione che spinge i governi a privilegiare investimenti nella sicurezza nazionale e nella crescita economica interna, “relegando in secondo piano la cooperazione internazionale e le questioni umanitarie”.

Incisiva è la critica alla “burocratizzazione della solidarietà” e alla “mercificazione della vita umana”. Da una parte, osserva il Papa, procedure sempre più complesse rischiano di rallentare gli aiuti, dall’altra, l’accesso ai beni essenziali viene troppo spesso condizionato da interessi economici o strategici. “Chi non genera valore quantificabile rischia di diventare invisibile”, ammonisce Robert Prevost. Richiamando le parole di Papa Francesco nel discorso pronunciato al Pam nel 2016, Leone denuncia il paradosso di un mondo nel quale “i conflitti vengono alimentati più facilmente di quanto non si nutra la popolazione”. Una constatazione che, secondo il Pontefice, rivela uno squilibrio profondo nelle priorità politiche e morali della comunità internazionale. La fame, ribadisce, non rappresenta soltanto un’emergenza umanitaria ma un fattore che alimenta instabilità, migrazioni forzate e tensioni sociali, compromettendo la costruzione di società resilienti e di istituzioni solide. Per questo la sicurezza alimentare deve essere considerata parte integrante della sicurezza globale. Leone chiede ai governi e ai popoli del mondo di rafforzare gli investimenti destinati alla lotta contro la fame, rimuovendo gli ostacoli che impediscono agli aiuti di raggiungere chi ne ha bisogno: “Il cibo, l’acqua e l’assistenza sanitaria non possono essere subordinati a considerazioni di mercato o a interessi geopolitici”, afferma, ricordando che l’accesso a un’alimentazione adeguata è un diritto umano fondamentale radicato nella dignità di ogni persona.